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Fabriano, stop alla carta da ufficio dopo 50 anni: “Puntiamo su passaporti e linea premium”

La linea di produzione fermata a Fabriano (foto Lombezzi Contrasto) 

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Il gruppo Fedrigoni stacca la spina alla macchina F3, che dal 1976 produceva risme per stampanti e fotocopiatrici. Ma dopo il tavolo al Mimit, l’azienda ritira i 173 licenziamenti minacciati a ottobre
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ROMA – Le risme Fabriano Copy 2 resteranno un ricordo. L’ultima bobina di carta destinata a stampanti e fotocopiatrici ha lasciato gli impianti marchigiani da poco più di ventiquattr’ore, dopo quasi cinquant’anni di attività ininterrotta. Era il 1976 quando quella linea ha iniziato a sfornare carta da ufficio notte e giorno. La buona notizia, però, è che il gruppo Fedrigoni, al quale fa capo il brand, con la macchina F3 ha bloccato anche i 173 licenziamenti minacciati nell’ottobre scorso. E che la società – controllata dagli americani del fondo Bain Capital dal 2017 – non ha nessuna intenzione di lasciare Fabriano, che dal 1264 significa carta.

I dipendenti possono tirare un sospiro di sollievo. Almeno per i prossimi 12 mesi, il tempo della cassa integrazione straordinaria che servirà a ricol…

ROMA – Le risme Fabriano Copy 2 resteranno un ricordo. L’ultima bobina di carta destinata a stampanti e fotocopiatrici ha lasciato gli impianti marchigiani da poco più di ventiquattr’ore, dopo quasi cinquant’anni di attività ininterrotta. Era il 1976 quando quella linea ha iniziato a sfornare carta da ufficio notte e giorno. La buona notizia, però, è che il gruppo Fedrigoni, al quale fa capo il brand, con la macchina F3 ha bloccato anche i 173 licenziamenti minacciati nell’ottobre scorso. E che la società – controllata dagli americani del fondo Bain Capital dal 2017 – non ha nessuna intenzione di lasciare Fabriano, che dal 1264 significa carta.

I dipendenti possono tirare un sospiro di sollievo. Almeno per i prossimi 12 mesi, il tempo della cassa integrazione straordinaria che servirà a ricollocarli negli altri impianti di Fedrigoni. A cominciare da quelli marchigiani, ma non solo. L’azienda punta a spingere l’acceleratore sulla carta premium e su quella per i passaporti, che ha fatto registrare una crescita della domanda dopo la Brexit.

Lo sa bene Marco Nespolo, amministratore delegato del gruppo: “L’anno che abbiamo davanti ci darà il tempo di identificare nuove opportunità occupazionali anche grazie al potenziamento di segmenti del business Fabriano, come le carte speciali per il disegno artistico, le carte di sicurezza (leggi passaporti, appunto), i prodotti per la scuola e la cartoleria realizzati nelle Marche, su cui intendiamo investire”, rassicura l’ad. “Abbiamo un piano di investimenti per i prossimi quattro anni da oltre 300 milioni di euro a livello globale, di cui – ragiona l’industriale – una parte è destinata ai nostri cinque stabilimenti delle Marche, per sviluppare prodotti sempre più belli, performanti e sostenibili. Ma anche per rendere più efficienti, sicuri e a basso impatto ambientale i nostri siti produttivi”.

I tentativi falliti

La decisione di chiudere quella linea produttiva è arrivata dopo anni di scouting da parte dei vertici del gruppo. Anni passati alla ricerca di “partner che dessero le necessarie garanzie di sviluppo e di rilancio del business dell’ufficio”. Tutto inutile. “Anche perché – osserva una fonte vicina al dossier – se per anni abbiamo spinto la gente a non stampare, con i messaggi in calce alle mail, gli effetti sono questi”.

“Abbiamo sondato gli scenari possibili, fino a valutare la vendita dell'intero business Fabriano, nonostante sia per noi un asset strategico. Neanche in questo caso abbiamo purtroppo individuato potenziali partner, per cui – aveva ricordato Nespolo qualche settimana fa – siamo giunti alla difficile ma necessaria decisione di uscire dal business dell’ufficio, così da poter concentrare i nostri sforzi e investimenti sui prodotti distintivi dell’arte e disegno di Fabriano, simbolo d’eccellenza del Made in Italy nel mondo e asset strategico per Fedrigoni”.

Decisione difficile tanto che “i dipendenti erano in lacrime quando si è fermata la storica macchina F3, la più grande del gruppo. Proporremo che l'ultima bobina sia conservata all'interno del Museo della carta e della filigrana di Fabriano, perché chiunque possa ricordare”, racconta Valerio Monti, dipendente del gruppo e segretario Uilcom.

I ricollocamenti

Guardando al futuro, i suoi colleghi potrebbero essere ricollocati così: 31 di loro sarebbero riassorbiti nel reparto Servizi dei cinque stabilimenti di Fabriano; 48 nella sicurezza, sempre a Fabriano; 10 nella business unit Fabriano Colore e simili, nel sito di Rocchetta; 16 lavoratori ex Giano potrebbero invece coprire le caselle vacanti negli altri stabilimenti della regione, numero che per via dei prepensionamenti previsti nel 2025 potrebbe salire fino a una ventina.

A tutto ciò, si aggiungono 55 posizioni disponibili negli stabilimenti Fedrigoni del Nord Italia (Trentino, Friuli e Veneto), dove peraltro il gruppo ha difficoltà nell’ingaggiare manodopera qualificata. In questo caso gli eventuali trasferimenti sarebbero “su base volontaria”, rimarcano azienda e sindacati, “accompagnati da facilitazioni e benefit per due anni”. “Naturalmente chi cambierà mansione potrà fruire di adeguate attività di formazione e riqualificazione, realizzate anche grazie a finanziamenti messi a disposizione dalla Regione Marche”, ricorda il management, in linea con il testo dell’accordo firmato lunedì scorso al Mimit, davanti al ministro Adolfo Urso.

I sindacati

La scommessa passa dalla reindustrializzazione e dall’ampliamento di attività a più alto valore aggiunto, dunque. Dagli album da disegno e acquerello alle carte pregiate e speciali. “Così i posti di lavoro verranno salvati”, spiega Gianluca Carrega, che per la Slc Cgil ha seguito tutta la vicenda. “Per noi la reindustrializzazione è l’obiettivo più importante”, afferma il sindacalista. L’accordo al Mimit ha salvato i posti di lavoro, ma ora andrà trasferito nella pratica quotidiana giorno per giorno: “Dovremo controllare che tutto venga fatto nella maniera più adeguata. Staremo attenti a non perdere neanche un posto di lavoro”.

Pino Gesmundo, segretario confederale della Cgil, parla di un passo in avanti sulla vertenza, e promette di mantenere i riflettori accesi su Fabriano. “Abbiamo tolto dal tavolo i licenziamenti, che erano e restano inaccettabili. Ora monitoriamo come l’azienda riassorbirà la forza lavoro, in un territorio nel quale – spiega Gesmundo – c’è un rischio desertificazione altissimo, sia dal punto di vista industriale sia da quello sociale e demografico. Basti ricordare il caso Beko”.

Il business dell’ufficio

La carta da ufficio, in particolare quella per le fotocopie, è un mercato in declino da anni sull’onda della digitalizzazione globale. In questo segmento, Fedrigoni ha una posizione competitiva debole contro i grandi player internazionali: dalla finlandese Upm Raflatac alla finno-svedese Stora Enso, che nonostante le politiche aggressive sui prezzi e le sinergie legate all’economia di scala hanno tagliato la produzione di carta da ufficio e ridimensionato i loro stabilimenti.

Anche per Fedrigoni questo business è diventato sempre meno sostenibile da un punto di vista finanziario, con un calo costante delle vendite (-32,8% dei ricavi dal 2018 al 2023), margini in costante riduzione (fino a rasentare quota zero nel 2023) e flussi di cassa negativi. Da qui la decisione di staccare la spina alla F3, la macchina-anima della Giano srl, che non si è mai fermata per quasi mezzo secolo. Fino alle 8 di martedì scorso.

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