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Bruxelles boccia la “via italiana” all’Intelligenza artificiale

La ex vice presidente della Commissione Ue Margrethe Vestager ha firmato la lettera con le osservazioni sulla legge italiana per l'Intelligenza artificiale

 

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La legge con cui il governo Meloni voleva anticipare l’AI Act comunitario smontata dalle obiezioni della Commissione: “C’è già la norma europea, gli Stati non possono aggiungere i loro paletti”
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ROMA – Il vanto del governo Meloni di essere il primo in Europa a regolare l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale (“La via italiana all’AI”, la definì la premier) sbatte contro le obiezioni di Bruxelles. A cominciare da un’obiezione di fondo, messa nero su bianco in una lettera della Commissione appena recapitata al governo, cioè che a regolare questo campo è già il nuovo AI Act europeo e quindi i singoli Stati non possono introdurre disposizioni e paletti ulteriori. Risultato? Il disegno di legge scritto dal sottosegretario per l’Innovazione Alessio Butti e approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso aprile andrà corretto in profondità prima di procedere nel suo già lento iter parlamentare. E ci si chiede cosa alla fine ne resterà, considerato che a parte una discussa (anche da Bruxelles) stretta su controlli e prevenzione era già povero di sostanza e privo di risorse.

ROMA – Il vanto del governo Meloni di essere il primo in Europa a regolare l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale (“La via italiana all’AI”, la definì la premier) sbatte contro le obiezioni di Bruxelles. A cominciare da un’obiezione di fondo, messa nero su bianco in una lettera della Commissione appena recapitata al governo, cioè che a regolare questo campo è già il nuovo AI Act europeo e quindi i singoli Stati non possono introdurre disposizioni e paletti ulteriori. Risultato? Il disegno di legge scritto dal sottosegretario per l’Innovazione Alessio Butti e approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso aprile andrà corretto in profondità prima di procedere nel suo già lento iter parlamentare. E ci si chiede cosa alla fine ne resterà, considerato che a parte una discussa (anche da Bruxelles) stretta su controlli e prevenzione era già povero di sostanza e privo di risorse.

La Commissione: “Gli Stati evitino normative nazionali”

Il parere della Commissione è stato inviato al governo lo scorso 4 novembre, uno degli ultimi atti ufficiali siglati dalla vicepresidente uscente Margrethe Vestager. E pur con i formali toni “bruxellesi” appare molto netto nelle sue obiezioni di principio. “I regolamenti” come l’AI Act europeo "sono direttamente applicabili negli Stati membri” scrive la Commissione, ricordando al nostro esecutivo le basi del diritto comunitario: “E’ pertanto essenziale che gli Stati evitino di adottare normative nazionali che potrebbero sovrapporsi alle disposizioni del Regolamento (europeo, ndr)” perché “qualsiasi sovrapposizione porterebbe alla frammentazione del mercato interno, esattamente ciò che si intende evitare”.

Sanità, tribunali, studi professionali: limitazioni illegittime

Il governo Meloni era consapevole di questo rischio, visto che ha fin da subito ha presentato il suo disegno di legge come coerente con l’AI Act europeo, che veniva approvato nelle stesse settimane. Ha prevalso però l’ambizione di arrivare (per una volta) primi, anche per avere una bandierina innovativa da sventolare durante la presidenza del G7. Il problema è che il testo – rileva la Commissione – si discosta in diversi punti dal regolamento europeo, a cominciare dalla stessa definizione di “modelli di AI”, in altri lo duplica, come quando impone di rendere riconoscibili tutti i contenuti generati dall’Intelligenza artificiale, e in altri ancora introduce paletti ulteriori e illegittimi. E’ il caso dell’articolo che cerca di favorire la localizzazione dei dati critici della Pa in Italia, o di quelli che limitano l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale in ambito sanitario, negli studi professionali o nei tribunali: l’AI Act europeo introduce una serie di regole per le applicazioni dell’IA definite ad alto rischio, i governi non possono aggiungere paletti per settori specifici.

"Le autorità siano indipendenti”

La Commissione interviene anche su due dei punti della legge italiana che fin dall’inizio avevano generato diffuse perplessità. Il primo è quello che affida la sorveglianza sul settore all’Agenzia per l’Italia digitale e a quella per la Cybersicurezza, due organi nell’orbita dell’esecutivo, anziché a un’autorità indipendente: al Commissione “accoglie con favore” la designazione, non la contesta, ma ricorda che le autorità “devono avere lo stesso livello di indipendenza che quelle preposte alla protezione dei dati posseggono in relazione alle forze dell’ordine, alla giustizia e all’immigrazione”. Il secondo è quello che delega il governo a inserire nel Codice penale specifici reati per chi sviluppa o utilizza applicazioni di IA senza attenersi alle misure di sicurezza: il regolamento europeo, ricorda Bruxelles, già impone agli Stati di stabilire sanzioni e altre misure di esecuzione, con un approccio meno punitivo.

Le obiezioni europee scatenano le opposizioni: “Serve un’autorità indipendente e il recepimento del quadro normativo europeo per tutelare i diritti umani e semplificare le regole, non nuovi adempimenti”, dicono Lorenzo Basso e Antonio Nicita, senatori del Partito democratico. “Il governo invece aggiunge norme e reati penali senza prevedere nuove risorse né garantire un coordinamento efficace”. Dagli uffici del sottosegretario Butti si ostenta tranquillità, facendo sapere di essere al lavoro per rispondere in modo risolutivo alle questioni poste dalla Commissione. Ma la lettera Bruxelles ricorda soprattutto all’Italia che c’è già una via all’Intelligenza artificiale da seguire, quella europea.

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