BERLINO – Non siamo più tra Scilla e Cariddi, tra un’inflazione alle stelle e una crescita insabbiata. La Bce pensa che la belva più feroce sia sconfitta: “il processo di disinflazione è ben avviato”. Il mostro che si mangia i risparmi è pressoché domato. E la presidente dei guardiani dell’euro Christine Lagarde è convinta che “nel medio termine” l’andamento dei prezzi al consumo si assesterà intorno all’obiettivo del 2%. Un livello che sarà raggiunto già all’inizio dell’anno prossimo, nelle previsioni degli economisti di Francoforte.
Il consiglio direttivo della Bce ha deciso dunque all’unanimità un taglio dei tassi sui depositi di un quarto di punto, al 3%. Ora che l’inflazione è crollata, è chiaro che si liberano spazi per sostenere l’economia alleggerendo il costo del denaro. Anzi, è un passo obbligato alla luce di una crescita che si sta di nuovo infiacchendo, come ha ammesso Lagarde. Tanto più che restano all’orizzonte alcuni scogli enormi da affrontare.
Sulla bestia più insidio…
BERLINO – Non siamo più tra Scilla e Cariddi, tra un’inflazione alle stelle e una crescita insabbiata. La Bce pensa che la belva più feroce sia sconfitta: “il processo di disinflazione è ben avviato”. Il mostro che si mangia i risparmi è pressoché domato. E la presidente dei guardiani dell’euro Christine Lagarde è convinta che “nel medio termine” l’andamento dei prezzi al consumo si assesterà intorno all’obiettivo del 2%. Un livello che sarà raggiunto già all’inizio dell’anno prossimo, nelle previsioni degli economisti di Francoforte.
Il consiglio direttivo della Bce ha deciso dunque all’unanimità un taglio dei tassi sui depositi di un quarto di punto, al 3%. Ora che l’inflazione è crollata, è chiaro che si liberano spazi per sostenere l’economia alleggerendo il costo del denaro. Anzi, è un passo obbligato alla luce di una crescita che si sta di nuovo infiacchendo, come ha ammesso Lagarde. Tanto più che restano all’orizzonte alcuni scogli enormi da affrontare.
Sulla bestia più insidiosa, l’inflazione, Lagarde ha chiarito che “non possiamo ancora cantare vittoria. Ma l’inflazione è su una strada virtuosa”. Una discussione c’è stata, ha ammesso, sull’opportunità di una sforbiciata di mezzo punto. Secondo fonti dell’eurosistema, la proposta sarebbe arrivata, tra gli altri, dal presidente della banca centrale francese, François Villeroy de Galhau. Del resto, la numero uno dei guardiani dell’euro ha ammesso che “la crescita sta perdendo slancio”. L’economia si riprenderà, “ma meno rapidamente di quanto pensato”.
Una delle incognite che si stagliano all’orizzonte si chiama Donald Trump e la sua minaccia dei dazi sui prodotti europei: una bufera protezionistica che potrebbe far schizzare di nuovo alle stelle i prezzi e colpire la fragile economia del continente. Lagarde ha ammesso che si è parlato delle “incertezze politiche” negli Stati Uniti e in Europa. Sugli eventuali dazi, Lagarde ha ribadito quanto spiegato di recente: le restrizioni sul commercio e il protezionismo “non portano crescita”. Soprattutto: non si sa che effetti possano avere sull’inflazione.
Certo non aiuta a tratteggiare a un futuro roseo l’infarto che ha colpito il cuore dell’Europa. Le crisi di governo in Germania e in Francia hanno già sortito effetti depressivi sui consumi e gli investimenti e hanno innervosito i mercati. Così, a chi le chiedeva, visto il ridimensionamento dei piani degli acquisti dei titoli di Stato come il Pepp, se si fosse discussa l’opportunità di attivare lo scudo antispread Tpi - molti analisti lo avevano evocato quando i rendimenti sui titoli francesi erano finiti sotto pressione - la numero uno della Bce ha rivelato che “non ne abbiamo parlato”. A microfoni spenti qualcuno parla di “qualche accenno” che sarebbe stato fatto allo scudo nelle scorse settimane e nei momenti di nervosismo sui bond francesi, ma ogni timore si sarebbe volatilizzato rapidamente.
Per alimentare l’economia europea, la presidente della Bce ha citato invece due fari: i rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta. “E’ fondamentale dare prontamente seguito, con politiche strutturali concrete e ambiziose, alle proposte di Mario Draghi per una maggiore competitività europea e a quelle di Enrico Letta per il rafforzamento del mercato unico”, ha scandito davanti ai cronisti. Intanto le nuove stime della Bce prevedono una crescita dello 0,7% nel 2024, dell’1,1% nel 2025, dell’1,4% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027. Quanto all’inflazione, si attesterà in media al 2,4% nel 2024, al 2,1% nel 2025, all’1,9% nel 2026 e al 2,1% nel 2027. Ma finché Trump non si insedierà alla Casa Bianca, molti numeri sembrano ancora scritti sull’acqua.