Donnarumma: “Contro i ritardi cantieri mirati e meno viaggi. La privatizzazione? Non esiste”
di Aldo FontanarosaROMA - Stefano Donnarumma, ad del Gruppo FS. Presentando il Piano Strategico dell’azienda al 2029, ha preso ieri un impegno forte di fronte agli italiani.
«Sulla puntualità dei treni».
Lei promette di recuperare la puntualità di oltre 50 mila treni all’anno. Come farà, mi scusi?
«Dobbiamo intensificare intanto la manutenzione dell’infrastruttura. Lo faremo su tutti quei dispositivi meccanici o elettromeccanici o elettronici di maggiore vetustà».
Si sente parlare di “manutenzione predittiva” per intercettare i guasti prima ancora che si verifichino. Avete in casa la Lampada di Aladino?
«Queste tecniche sono nel nostro patrimonio di competenze grazie alla sensoristica, alle indagini, alle verifiche visive. Ovviamente noi facciamo i conti anche con un ricambio generazionale».
Cerchiamo forze nuove, i giovani che devono subentrare in ruoli tecnici delicati. Non è semplice. Per questo il mio Piano è incentrato sulle risorse umane
I ferrovieri anziani vanno via.
«E portano con sè un bagaglio…
ROMA - Stefano Donnarumma, ad del Gruppo FS. Presentando il Piano Strategico dell’azienda al 2029, ha preso ieri un impegno forte di fronte agli italiani.
«Sulla puntualità dei treni».
Lei promette di recuperare la puntualità di oltre 50 mila treni all’anno. Come farà, mi scusi?
«Dobbiamo intensificare intanto la manutenzione dell’infrastruttura. Lo faremo su tutti quei dispositivi meccanici o elettromeccanici o elettronici di maggiore vetustà».
Si sente parlare di “manutenzione predittiva” per intercettare i guasti prima ancora che si verifichino. Avete in casa la Lampada di Aladino?
«Queste tecniche sono nel nostro patrimonio di competenze grazie alla sensoristica, alle indagini, alle verifiche visive. Ovviamente noi facciamo i conti anche con un ricambio generazionale».
Cerchiamo forze nuove, i giovani che devono subentrare in ruoli tecnici delicati. Non è semplice. Per questo il mio Piano è incentrato sulle risorse umane
I ferrovieri anziani vanno via.
«E portano con sè un bagaglio di conoscenze grande così. Intanto cerchiamo forze nuove, i giovani che devono subentrare in ruoli tecnici delicati. Non è semplice. Per questo il mio Piano Strategico è incentrato sulle risorse umane».
La rete di binari è sotto stress: di qui, tanti ritardi. Farete viaggiare meno treni?
«Ci sono convogli che, in alcune fasce orarie, non si muovono certo pieni».
Che tasso di riempimento dei posti registrano?
«A volte anche del 65%. Dati eloquenti, che ci impongono di razionalizzare il numero dei viaggi. Tanti treni, poi, arrivano nelle nostre stazioni di testa, anche se sono dei regionali».
La scelta di portare il massimo dei treni nelle stazioni più comode ha un senso. Tutela i pendolari. Vogliamo chiedere, però, che alcuni treni approdino in stazioni meno centrali
Roma Termini, Milano Centrale, Napoli Centrale.
«La scelta di portare il massimo dei treni nelle stazioni più comode ha un senso. Tutela i pendolari, una categoria di utenti che sta a cuore anche a me. Vogliamo chiedere, però, che alcuni treni approdino in stazioni meno centrali, soprattutto se queste sono raggiunte da metro e bus efficienti».
Alla luce della sua strategia, si sente di promettere che l’estate prossima l’Alta Velocità funzionerà bene?
«Stiamo già pianificando al meglio i cantieri, nel tempo e nello spazio, perché il loro impatto sia molto minore rispetto all’anno scorso. Dobbiamo anche modificare i termini della nostra offerta».
Nel senso?
«Quando sappiamo che un viaggio richiede 3 ore e 50, perché c’è un cantiere non rinviabile, dobbiamo dirlo subito al cliente, in modo che possa organizzare al meglio il suo viaggio. Non dobbiamo dirgli che quel viaggio durerà 3 ore e 10».
Veniamo alla privatizzazione.
«Quale, mi scusi?».
Noi non abbiamo certo bisogno di privatizzare. Abbiamo bisogno che i nostri progetti siano finanziabili
La vostra, di Ferrovie.
«Uno scenario che non esiste. Noi non abbiamo certo bisogno di privatizzare. Noi abbiamo bisogno che i nostri progetti siano finanziabili».
Appunto: ci sono decine di investitori privati carichi di soldi.
«Noi guardiamo alla tante soluzioni alternative che passano, ad esempio, dalla emissione di bond. È anche possibile creare un fondo ad hoc per le infrastrutture del Paese».
Lei ha citato Cassa Depositi e prestiti e F2i.
«Non a caso: lo Stato ha già adottato strumenti più flessibili che rendono finanziabile un progetto senza che i suoi costi gravino sul debito pubblico».
La preoccupa l’indebitamento dello Stato?
«Vivo sul pianeta Terra, nel 2024. Mi rendo conto che il nostro Stato deve fronteggiare grandi spese per la difesa o sul fronte dell’energia. Non ho quindi la certezza assoluta che l’Italia potrà ancora spendere il 20% delle risorse della legge di Bilancio per il trasporto su binario».
Ogni anno, peraltro, dovete negoziare con il governo di turno le risorse di cui avete bisogno.
«Non è il massimo, soprattutto perché noi invece pianifichiamo in termini di medio e lungo periodo».
Lo sciopero è un diritto del lavoratore che, incrociando le braccia, rinuncia a una parte dello stipendio. È chiaro che ogni sciopero crea un disagio non da poco agli utenti
Le pensa che la legge sugli scioperi andrebbe riscritta?
«Lo sciopero è un diritto del lavoratore che, incrociando le braccia, peraltro, rinuncia a una parte dello stipendio. È chiaro che ogni sciopero crea un disagio non da poco agli utenti».
Dunque?
«Il tema esiste e se ne discuterà nelle sedi competenti. Ma non perché lo chiediamo noi del Gruppo FS. Sono tanti i settori che registrano scioperi e agitazioni. Noi semmai lavoriamo alla definizione del nostro nuovo contratto».
Al tavolo si litiga?
«Tutt’altro: è un tavolo che funziona, dove dialoghiamo e andiamo avanti. E da quando sono al vertice del Gruppo ho la percezione che le cose stiano accelerando. Con la firma del nuovo contratto, che mi auguro, la tensione è destinata a scemare».
Possiamo crescere in Germania, in Spagna. Ci interessa l’Egitto dove lavorano a tre linee ad alta velocità che possono diventare quattro
Lei punta ad aumentare i ricavi su mercati esteri. Farete acquisizioni?
«Non le escludo. Ma ci sono tanti modelli sensati, come le compartecipazioni con altri attori».
Sensati perché?
«Perché possiamo aumentare il fatturato di Gruppo muovendo poco denaro e facendo leva sulle risorse dei nostri partner».
In quali Paesi vi muoverete?
«Possiamo crescere in Germania, in Spagna. Anche in Francia ci sarebbe tanto spazio, peccato che i francesi non siano così contenti di darcelo. Ci interessa l’Egitto dove lavorano a tre linee ad alta velocità che possono diventare quattro».