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La stretta del governo sulle garanzie del Fondo per le pmi pesa sull’erogazione di credito

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Il “paracadute” pubblico sui prestiti di liquidità scende al 50% e si introducono penalità per le banche più attive in questo settore. Nicastro (Aidexa): “Impatti negativi soprattutto sulle microimprese”
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MILANO – La stretta del governo sul Fondo di garanzia pubblica per le piccole e medie imprese (pmi) rischia di avere ripercussioni negative sull'erogazione di credito in una fase già di per sé complicata. Con un emendamento del governo Meloni che ha aggiunto un articolo in più nella fase di approvazione parlamentare del disegno di Legge di bilancio 2025, da una parte, è stata decisa la proroga per l'anno prossimo del fondo che di fatto consente alle banche di finanziare le piccole e medie aziende ricorrendo per una parte a una garanzia pubblica. Uno schema esistente da più di venti anni ma ampiamente sfruttato per sostenere le aziende durante la fase difficile della pandemia e poi prorogato via via successivamente.

Dall'altro lato, però, l'emendamento governati…

MILANO – La stretta del governo sul Fondo di garanzia pubblica per le piccole e medie imprese (pmi) rischia di avere ripercussioni negative sull'erogazione di credito in una fase già di per sé complicata. Con un emendamento del governo Meloni che ha aggiunto un articolo in più nella fase di approvazione parlamentare del disegno di Legge di bilancio 2025, da una parte, è stata decisa la proroga per l'anno prossimo del fondo che di fatto consente alle banche di finanziare le piccole e medie aziende ricorrendo per una parte a una garanzia pubblica. Uno schema esistente da più di venti anni ma ampiamente sfruttato per sostenere le aziende durante la fase difficile della pandemia e poi prorogato via via successivamente.

Dall'altro lato, però, l'emendamento governativo introduce due importanti novità. In primo luogo, riduce dal 60-55% al 50% l'aliquota per la garanzia sui finanziamenti di liquidità, mantenendo invece all'80% quella per le operazioni finalizzate ai programmi di investimento e per le startup. Inoltre, si stabilisce un meccanismo che prevede, da parte delle banche che più ricorrono alle garanzie del fondo, il pagamento di un "premio" tra l'1 e il 2 per cento. Tali percentuali, tuttavia, potrebbero essere riviste, perché dovrebbe essere inserito un ulteriore subemendamento che rimanderà i dettagli a un successivo decreto attuativo.

Di recente, i finanziamenti assistiti da garanzia statale sono stati al centro delle cronache giudiziarie per il caso di Banca Progetto. Si tratta dell'istituto, tra i più attivi in assoluto nel settore, finito in amministrazione giudiziaria per alcuni prestiti da quasi 10 milioni erogati, proprio con il ricorso al fondo che apre un paracadute pubblico, a soggetti secondo il tribunale di Milano vicini alla 'ndrangheta.

La nuova penalità prevista a carico delle banche “si riverserà ovviamente sulle imprese” commenta su Linkedin, dove la notizia sta facendo parecchio rumore, Stefano Cocchieri, consulente ed esperto di finanziamenti alle pmi. In altri termini, finanziamenti più cari per le banche tendono a tradursi in finanziamenti più cari anche per le aziende clienti.

Le novità, tra l'altro, arrivano in un momento in cui i prestiti erogati degli istituti finanziari registrano un calo: secondo gli ultimi numeri dell'Abi (Associazione bancaria italiana), a ottobre si è registrata una flessione del 2% annuo dei volumi di credito a imprese e famiglie.

"Sarebbe utile che questi cambiamenti normativi - afferma su Linkedin Roberto Nicastro, ex Unicredit e oggi presidente della banca fintech Aidexa, molto attiva nei finanziamenti alle pmi - partissero da una previsione dell’impatto sul credito. Dal 2022 i dati di Bankitalia mostrano un calo degli stock creditizi alle microimprese del 5% all’anno. Questa revisione cosa porterà?" si domanda il banchiere.

Il fatto, aggiunge Nicastro, è che “i previsti tagli alle garanzie sui prestiti di liquidità e gli extra costi sulle garanzie per le banche specializzate introdotti con l’emendamento impatterebbero soprattutto sulle microimprese, che usano maggiormente i cosiddetti prestiti di liquidità e sulle piccole banche, che sono quelle più attive verso le pmi".

Il sottosegretario al ministero delle Imprese e del made in Italy, il leghista Massimo Bitonci, rivendica le modifiche al fondo di garanzia. "Il ministero dell'Economia - dice - ha dato parere positivo all'emendamento da noi predisposto sulla proroga del fondo di garanzia, con alcune importanti nostre modifiche".

Oltre a quelle già citate, Bitonci si sofferma sul "mantenimento del massimale di 5 milioni di euro per impresa e l'intervento per il Terzo settore. Novità - aggiunge - anche per il mondo dei confidi con l'ulteriore aumento delle operazioni di 'importo ridotto' da 80mila a 100mila euro per dare ancora più spazio ai consorzi per il credito alle microimprese. Risolta la problematica della definizione delle small mid cap" con la cancellazione della soglia minima di 250 dipendenti.

Da ricordare che il fondo di garanzia è gestito per conto del Mimit da sei banche: l'istituto pubblico Mediocredito centrale (Invitalia) più Bnp Paribas, Mps, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Bff. Soltanto nel periodo da gennaio a settembre del 2024, il fondo ha erogato finanziamenti per 29,8 miliardi. La porzione garantita è stata di 20,8 miliardi, con una diminuzione del 14,1% sul 2023 "in linea - spiega l'ultimo rapporto curato da Mediocredito centrale - con la normativa di riferimento che da gennaio 2024 ha rimodulato in riduzione le percentuali medie di copertura rispetto al 2023". E ora dal 2025, a meno di colpi di scena, partirà una nuova rimodulazione.

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