Economia

Stellantis-governo, prove di intesa: “Un nuovo inizio per l’auto italiana”

Da sinistra il capo del Personale di Stellantis Manca, il ministro Urso e il leader di Confindustria Orsini
Da sinistra il capo del Personale di Stellantis Manca, il ministro Urso e il leader di Confindustria Orsini (fotogramma)

Urso ad Atreju scommette sul dopo Tavares. Il ministro teme per le multe Ue: “Intervenire subito, altrimenti per il settore sarà una Caporetto”. Manca, capo del Personale dell’azienda: “Ci saranno novità, ma non voglio spoilerare”

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ROMA — «Un nuovo inizio per Stellantis in Italia». A delineare la partenza di una fase due nei rapporti tra il governo e il gruppo automobilistico è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Fase che coincide con il dopo Tavares e che porterà, già martedì, ad un’intesa tra l’esecutivo Meloni e la società nata nel 2021 dalle nozze tra Fca e Psa.

Ieri mattina alla festa di Atreju, accanto a Urso, c’era il capo delle Risorse umane di Stellantis in Italia, Giuseppe Manca. Tema? La via italiana al rilancio dell’auto. Un passaggio propedeutico all’arrivo al ministero, dopodomani, di Jean-Philippe Imparato, capo Europa del gruppo. Toccherà a lui mettere sul tavolo il nuovo piano, condividerlo con sindacati e Anfia, la sigla della componentistica, e chiudere l’accordo dopo un anno e mezzo fatto di alti e bassi e aspri confronti.

Le novità non mancheranno: nuovi modelli per diversi stabilimenti, tra cui Mirafiori, Pomigliano d’Arco e Cassino, la moltiplicazione delle versioni ibride per andare incontro al mercato e la conferma di Atessa come fabbrica leader a livello europeo nella produzione dei furgoni. Impegni che dovrebbero bastare a inaugurare una stagione di dialogo. «Non c’è più Tavares, l’ex ad non aveva capito la realtà», dice Urso dal palco del Circo Massimo. E aggiunge: «Ora si può manifestare con chiarezza un nuovo inizio per quanto riguarda gli stabilimenti di Stellantis nel nostro Paese con un rapporto collaborativo. L’obiettivo è di dimostrare a tutti di aver rimesso su strada l’auto italiana, che era deragliata e ormai sul ciglio del burrone».

Il ministro ricorda la risoluzione del caso Trasnova e i licenziamenti ritirati: «È la prima volta in cui Stellantis dimostra una responsabilità sociale nei confronti dell’indotto». Manca prima incassa le provocazioni di Marco Rizzo, il coordinatore di Democrazia Sovrana e Popolare che chiede al ministro la nazionalizzazione del gruppo automobilistico nato nel 2021, poi rilancia: «Speriamo che il 17 si possano dare buone notizie — sottolinea il capo del Personale — ci stiamo lavorando. In un anno e mezzo di lavoro con il Mimit abbiamo aggiustato il tiro», spiega Manca. E poi aggiunge: «Evito di spoilerare alcune novità che ci saranno, parto da quanto riferito recentemente dal ministro. Abbiamo dato missioni produttive a tutti gli stabilimenti. Cosa potremmo aggiungere? Lo diremo il 17. E speriamo di non dover togliere, perché dovremo sempre monitorare come va il mercato».

Urso insiste sulla battaglia a livello europeo sulle multe legate ai nuovi limiti intermedi di CO2. Sanzioni che scatteranno con il 2025 e che influenzeranno la produzione, abbassando quella delle auto con motore termico per privilegiare l’elettrico. «Bisogna intervenire subito. Noi abbiamo capito prima degli altri che si stava profilando la Caporetto dell’auto europea. Perché non abbiamo visione ideologica, ma pragmatica e responsabile su come affrontare la transizione ecologica», dice il ministro rivolto a Bruxelles. Punto su cui anche Stellantis, che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, è d’accordo visto il ritorno del gruppo dentro l’Acea, il club dei produttori di auto in Europa, che da mesi chiedono una revisione del sistema legato alle sanzioni per lo sforamento dei livelli di CO2. Ad Atreju a discutere del futuro dell’auto anche il leader di Confindustria, Emanuele Orsini: «Credo che l’uscita di Tavares possa, sia a Stellantis che ad Elkann, dare la possibilità di dimostrare che vogliono bene al Paese. Perché dobbiamo mantenere l’occupazione e ci è piaciuto il segnale dato su Trasnova».

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