Caos in commissione, la manovra slitta ancora. Governo sotto accusa
di Giuseppe ColomboLa targa dellla Commissioni Bilancio
Roma - La manovra si incaglia in Parlamento. Alle tre del pomeriggio, i lavori della commissione Bilancio della Camera si fermano. Gli emendamenti del governo non si vedono. Il rinvio è inevitabile. Tutti a casa, appuntamento a lunedì mattina. Oggi pausa “obbligata”: c’è Giorgia Meloni sul palco di Atreju, mentre il Carroccio è alle prese con il congresso della Lega lombarda.
Quello che va in scena a Montecitorio non è uno slittamento come i tanti che hanno attraversato l’esame della legge di Bilancio negli ultimi cinque giorni. Impatta sulla tabella di marcia generale della Finanziaria, al punto da far slittare l’approdo in aula da lunedì a mercoledì prossimo. A cascata, il via libera definitivo del Senato rischia di arrivare tra Natale e fine anno, una prospettiva che la premier Giorgia Meloni aveva raccomandato alla maggioranza di evitare. E invece tutto da rifare.
Roma - La manovra si incaglia in Parlamento. Alle tre del pomeriggio, i lavori della commissione Bilancio della Camera si fermano. Gli emendamenti del governo non si vedono. Il rinvio è inevitabile. Tutti a casa, appuntamento a lunedì mattina. Oggi pausa “obbligata”: c’è Giorgia Meloni sul palco di Atreju, mentre il Carroccio è alle prese con il congresso della Lega lombarda.
Quello che va in scena a Montecitorio non è uno slittamento come i tanti che hanno attraversato l’esame della legge di Bilancio negli ultimi cinque giorni. Impatta sulla tabella di marcia generale della Finanziaria, al punto da far slittare l’approdo in aula da lunedì a mercoledì prossimo. A cascata, il via libera definitivo del Senato rischia di arrivare tra Natale e fine anno, una prospettiva che la premier Giorgia Meloni aveva raccomandato alla maggioranza di evitare. E invece tutto da rifare.
Il rinvio, dunque. Sul tavolo del governo ci sono più di settanta correzioni al testo approvato dal Consiglio dei ministri. Sono finite dentro quello che nei corridoi della Camera viene battezzato come il “mini-maxi” emendamento.
Il pasticcio nasce qui. È la presidenza della Camera ad avvisare l’esecutivo che quello che si appresta a depositare in commissione è un maxi-emendamento vero e proprio, strumento in voga negli scorsi anni, ma oggi vietato dalle regole parlamentari. Dietrofront. Smonta e rimonta, bisogna “spacchettare” le proposte. Ma serve tempo. Alla Ragioneria si lavora a ritmi incessanti per recuperare il ritardo accumulato, ma l’operazione implica passaggi delicati: le proposte devono essere accorpate in mini fascicoli omogenei per materia. E ogni proposta deve essere accompagnata dalla rispettiva copertura.
Il governo, nel frattempo, prova a prendere tempo in commissione. ma le opposizioni insorgono. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, deve districarsi tra le critiche di Pd e Avs. "Qui si rasenta la mancanza di rapporti istituzionali e se va avanti così qualunque parola dal governo da qui in avanti potremmo ritenerla infondata”, attacca la capogruppo dem, Chiara Braga. “Siamo fermi alle stesse ipocrisie con cui ci siamo lasciati ieri”, incalza il collega di Alleanza Verdi e sinistra, Marco Grimaldi. I due partiti fanno asse e chiedono che sia il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a venire in commissione per spiegare le ragioni dei ritardi.
Ma in via XX settembre si lavora ancora alla messa a punto dello “spacchettamento”. Serve una lunga riunione a Montecitorio tra il governo e la maggioranza per mettere in fila i documenti. Le proposte che inizialmente erano contenute nel “mini-maxi” finiscono in un pacchetto di sei emendamenti firmati dai relatori, insieme a un altro fascicolo che contiene le riformulazioni dei testi parlamentari. Sono le nove di sera. Venticinque ore dopo le rassicurazioni di Palazzo Chigi sul deposito imminente, il governo consegna le correzioni alla commissione Bilancio. Ma nel frattempo le bozze delle modifiche hanno generato scontento. Nel mondo bancario, per un nuovo prelievo. Prossima fermata: il voto. Il calvario della manovra non è finito.