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Niente Naspi ai dimessi e poi licenziati. Nuova stretta del governo sui disoccupati

La ministra del Lavoro Marina Calderone 

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Dal 10 gennaio stop al sussidio se ti sei dimesso e nel giro di un anno trovi un altro lavoro da cui ti licenziano, a meno di aver lavorato 13 settimane tra i due contratti
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ROMA – Arriva un’altra stretta sui disoccupati. La Naspi, il sussidio di disoccupazione, dal 10 gennaio non spetterà a quei lavoratori che nel giro di un anno si sono prima dimessi volontariamente e poi vengono licenziati o terminano un rapporto di lavoro a tempo determinato. A meno che tra i due contratti, non ci siano state almeno 13 settimane di lavoro. Il governo Meloni, dopo la norma nel collegato lavoro, torna così a rendere più difficile la vita ai senza lavoro. Nel presunto tentativo di bloccare gli opportunismi: mi faccio licenziare per prendere il sussidio.

La norma, inserita nell’emendamento del governo alla legge di bilancio, va a modificare il Jobs Act del 2015, laddove si disciplina proprio la Naspi, riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involo…

ROMA – Arriva un’altra stretta sui disoccupati. La Naspi, il sussidio di disoccupazione, dal 10 gennaio non spetterà a quei lavoratori che nel giro di un anno si sono prima dimessi volontariamente e poi vengono licenziati o terminano un rapporto di lavoro a tempo determinato. A meno che tra i due contratti, non ci siano state almeno 13 settimane di lavoro. Il governo Meloni, dopo la norma nel collegato lavoro, torna così a rendere più difficile la vita ai senza lavoro. Nel presunto tentativo di bloccare gli opportunismi: mi faccio licenziare per prendere il sussidio.

La norma, inserita nell’emendamento del governo alla legge di bilancio, va a modificare il Jobs Act del 2015, laddove si disciplina proprio la Naspi, riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino, congiuntamente, due requisiti. Primo, lo stato di disoccupazione. Secondo, avere nei quattro anni precedenti l’inizio della disoccupazione almeno 13 settimane di contribuzione.

Il terzo requisito

Ora il governo Meloni inserisce un terzo requisito «con riferimento agli eventi di disoccupazione verificatasi dal 10 gennaio 2025». E questo requisito prevede che la Naspi spetta per «cessazione involontaria», quindi licenziamento, solo se si hanno 13 settimane di contribuzione «dall’ultimo evento di cessazione del rapporto a tempo indeterminato interrotto per dimissioni volontarie, anche a seguito di risoluzione consensuale». Un requisito che si applica «a condizione che l’evento di dimissioni sia avvenuto nei dodici mesi precedenti l’evento di cessazione involontaria».

Per dirla semplice: se ti sei dimesso e nel giro di un anno trovi un altro lavoro da cui ti licenziano (o finisce perché è a termine), la Naspi ti spetta solo se in quell’anno hai lavorato almeno 13 settimane.

L’altra stretta nel collegato lavoro

Una stretta che fa il paio con quanto appena varato nel collegato lavoro, insieme a molte altre norme che aumentano la precarietà: l’assenza ingiustificata, protratta per 15 giorni, non varrà più come causa per licenziamento disciplinare, ma come dimissione volontaria. In questo modo l’azienda risparmia di versare il ticket per il licenziamento. E il lavoratore non prende la Naspi. Sempre nel presupposto, di legge ormai, che il lavoratore sia solo e sempre un gran furbo.

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