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Manovra, Freni: “Abbiamo garantito il dialogo. Ai ministri nessun regalo di Natale”

Il sottosegretario al Mef Federico Freni

 (ansa)

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Sottosegretario Freni, siamo al giorno decisivo per la manovra. È la volta buona?

“Così sembra”.

Le opposizioni annunciano battaglia. Temete le barricate?

“La politica è, da sempre, dialogo e confronto. E, mi creda, nel percorso parlamentare di questa legge di bilancio dialogo e confronto non sono mai mancati”.

Intanto hanno chiesto di fermare i vostri emendamenti. “La struttura eterogenea compromette una scelta libera”, hanno scritto in una lettera al presidente della Camera.

“Nessuno vuole soffocare il confronto parlamentare. Come ha evidenziato il presidente Fontana ci sono strumenti regolamentari, per esempio il voto per parti separate, che garantiscono ampiamente il confronto”.

Nella lettera si parla anche dell’assenza della relazione tecnica.

“I relatori hanno trasmesso già da ieri una relazione tecnica. Evidentemente nella foga di attaccare il governo si è prestata poca attenzione a quello che stava avvenendo. Aggiungo anche sul regolamento parlamentare”.

Cioè?

“Il regolamento …

Sottosegretario Freni, siamo al giorno decisivo per la manovra. È la volta buona?

“Così sembra”.

Le opposizioni annunciano battaglia. Temete le barricate?

“La politica è, da sempre, dialogo e confronto. E, mi creda, nel percorso parlamentare di questa legge di bilancio dialogo e confronto non sono mai mancati”.

Intanto hanno chiesto di fermare i vostri emendamenti. “La struttura eterogenea compromette una scelta libera”, hanno scritto in una lettera al presidente della Camera.

“Nessuno vuole soffocare il confronto parlamentare. Come ha evidenziato il presidente Fontana ci sono strumenti regolamentari, per esempio il voto per parti separate, che garantiscono ampiamente il confronto”.

Nella lettera si parla anche dell’assenza della relazione tecnica.

“I relatori hanno trasmesso già da ieri una relazione tecnica. Evidentemente nella foga di attaccare il governo si è prestata poca attenzione a quello che stava avvenendo. Aggiungo anche sul regolamento parlamentare”.

Cioè?

“Il regolamento non prevede l’obbligo di allegare le relazioni tecniche agli emendamenti dei relatori. É stato fatto perché si è scelta giustamente la strada di una piena e totale trasparenza”.

Vi accusano di aver riscritto mezza manovra. Non le sembra che il dialogo sia compromesso?

“Guardi, noi crediamo nel dialogo vero, concreto, non nelle belle intenzioni. E un dialogo concreto significa mettersi seduti al tavolo, insieme, per capire quali soluzioni sono più utili a risolvere i problemi del Paese e quali no. Però non vorrei che si confondessero il dialogo con i ruoli di ciascuno: la maggioranza governa, l’opposizione fa l’opposizione. Si dialoga, certo, ma nel rispetto dei ruoli”.

Si arriva in ritardo al voto per un vostro errore: il maxi-emendamento, vietato dalle regole parlamentari. Perché avete provato a forzare la mano?

“Nessuna forzatura: le modifiche depositate dai relatori in commissione sono quelle concordate tra il governo e la maggioranza”.

Che bisogno c’era di mettere tutto insieme?

“Stiamo parlando di una questione squisitamente tecnica: non comprendo tutta questa passione per il contenitore. Cerchiamo di guardare ai contenuti. Mi preoccupa di più un’altra cosa”.

Cosa?

“Fare in fretta, dopo aver fatto bene, per dare al Paese una manovra che taglia le tasse, aiuta le famiglie e sostiene le imprese”.

Lo ammetta, il ministero dell’Economia si è incartato. Non proprio un esordio perfetto per la neo Ragioniera Daria Perrotta, no?

“No guardi, questo proprio non lo accetto. Se la finanziaria va verso l’approvazione è soprattutto merito del Mef e dei suoi tecnici, dal primo all’ultimo. E, visto che me le cita, di Daria Perrotta e della Ragioneria”.

Perché?

“Sfido chiunque a lavorare 30 ore di fila, a dormire da tre giorni sul divano in ufficio, a non tornare a casa da giorni. Pretendo rispetto per il Mef. Non per me, sia chiaro, ma per funzionari e dirigenti, senza i quali non ci sarebbe nessuna finanziaria”.

Avete alzato gli stipendi ai ministri non eletti. Era necessario?

“Sono i frutti avvelenati di anni di antipolitica. Ministri e sottosegretari non eletti lavorano tanto quanto quelli eletti. E poi parliamo di un’equiparazione, non di un regalo di Natale”.

Ci sono anche le “mancette”. Non doveva essere la manovra che non spreca un euro?

“Ma quali mancette. La vera politica è territorio, vicinanza alla gente, non slogan o annunci. Strade, asili, ponti. Chiamatele pure come volete, per me si chiama politica”.

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