Roma - Nella manovra spuntano le “mancette” della maggioranza. La distribuzione avverrà entro la fine di gennaio con un decreto del presidente del Consiglio, ma la strada è stata già tracciata. Il veicolo scelto da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia è un emendamento dei relatori alla legge di bilancio che istituisce tre fondi presso il ministero dell’Economia. Indicano gli ambiti in cui i parlamentari che sostengono il governo potranno spendere una dote che vale 114,6 milioni in tre anni: 45,3 nel 2025, 41,8 l’anno successivo, infine 27,5 nel 2027.
Si va dagli "investimenti in materia di infrastrutture” alle “associazioni e fondazioni operanti sul territorio” che si occupano di sport e cultura. L’elenco è lungo. Comprende anche “l’acquisto di arredi per gli istituti scolastici di ogni ordine e grado”. Mini finanziamenti a pioggia per la riparazione di una piccola strada o per rimettere a nuovo gli spogliatoi di una palestra. Interventi fondamentali per i parlamentari che devono tu…
Roma - Nella manovra spuntano le “mancette” della maggioranza. La distribuzione avverrà entro la fine di gennaio con un decreto del presidente del Consiglio, ma la strada è stata già tracciata. Il veicolo scelto da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia è un emendamento dei relatori alla legge di bilancio che istituisce tre fondi presso il ministero dell’Economia. Indicano gli ambiti in cui i parlamentari che sostengono il governo potranno spendere una dote che vale 114,6 milioni in tre anni: 45,3 nel 2025, 41,8 l’anno successivo, infine 27,5 nel 2027.
Si va dagli "investimenti in materia di infrastrutture” alle “associazioni e fondazioni operanti sul territorio” che si occupano di sport e cultura. L’elenco è lungo. Comprende anche “l’acquisto di arredi per gli istituti scolastici di ogni ordine e grado”. Mini finanziamenti a pioggia per la riparazione di una piccola strada o per rimettere a nuovo gli spogliatoi di una palestra. Interventi fondamentali per i parlamentari che devono tutelare il consenso raccolto nelle urne.
Ma le micro norme non possono entrare direttamente nella Finanziaria dato che la manovra non può contenere "interventi di natura localistica o microsettoriale”, come ha previsto la legge di contabilità del 2010. Ecco allora l’escamotage dell’emendamento: le “mancette” saranno agganciate agli ordini del giorno alla manovra che saranno votati dall’aula della Camera.
L’indizio è contenuto proprio nella proposta dei relatori di maggioranza: “Si provvede alla ripartizione delle risorse dei fondi con uno o più decreti del presidente del Consiglio da adottare, di concerto con il ministero dell’economia e delle finanze, sulla base delle destinazione previste con specifico atto di indirizzo delle Camere”. L’atto di indirizzo è proprio l’ordine del giorno, lo strumento che darà forma alle richieste dei deputati della maggioranza. Poi, spiega sempre l’emendamento, "entro un mese dall’approvazione” della manovra, le risorse saranno distribuite ai territori.
I soldi arrivano dal “tesoretto” destinato alle modifiche della manovra. Per l’anno prossimo, la dote ammonta in tutto a 120 milioni, tra maggioranza e opposizioni: 70 milioni ai partiti di governo e 50 a Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Azione e Più Europa.
La maggioranza non ha speso tutta la sua quota per coprire i costi degli emendamenti sottoscritti dai suoi deputati: le somme residue, quindi, saranno dirottate sui tre fondi del Mef che finanzieranno gli ordini del giorno. Le opposizioni vanno all’attacco. "Tra le criticità di questa manovra spicca il ritorno della cosiddetta “legge mancia”, caratterizzata da micro interventi scollegati tra loro e dal sapore clientelare che ignorano le vere priorità del Paese”, incalza la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga. Le “mancette” scuotono la manovra.
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