Stretta sulla Naspi. Calderone insiste: “No a chi si dimette e poi viene licenziato”
di Valentina ConteLa ministra del Lavoro Marina Calderone
ROMA — La stretta sulla Naspi, inserita in manovra, va avanti. Per la ministra del Lavoro Marina Calderone si tratta di «una misura anti elusiva». Per contrastare opportunismi di quei datori di lavoro che si mettono d’accordo con i dipendenti: prima le dimissioni, poi la riassunzione e infine il licenziamento, nel giro di un anno. In questo modo l’azienda risparmia sul ticket di licenziamento, molto più alto calcolato su un contratto di lungo periodo che non su uno breve. E il lavoratore prende comunque la Naspi, il sussidio di disoccupazione.
Le 13 settimane
Per evitare furbizie e accordi sottobanco, la norma prevede che la Naspi spetta solo se tra le dimissioni e il licenziamento ci sono almeno 13 settimane di contribuzione. Soltanto che, per come è scritta, la sua applicazione va ben al di là del gioco a due. E si estende anche ai casi in cui il nuovo lavoro è con un’altra impresa e non c’è opportunismo. Lo stesso schema largo che il governo Meloni ha seguito nel collegato…
ROMA — La stretta sulla Naspi, inserita in manovra, va avanti. Per la ministra del Lavoro Marina Calderone si tratta di «una misura anti elusiva». Per contrastare opportunismi di quei datori di lavoro che si mettono d’accordo con i dipendenti: prima le dimissioni, poi la riassunzione e infine il licenziamento, nel giro di un anno. In questo modo l’azienda risparmia sul ticket di licenziamento, molto più alto calcolato su un contratto di lungo periodo che non su uno breve. E il lavoratore prende comunque la Naspi, il sussidio di disoccupazione.
Le 13 settimane
Per evitare furbizie e accordi sottobanco, la norma prevede che la Naspi spetta solo se tra le dimissioni e il licenziamento ci sono almeno 13 settimane di contribuzione. Soltanto che, per come è scritta, la sua applicazione va ben al di là del gioco a due. E si estende anche ai casi in cui il nuovo lavoro è con un’altra impresa e non c’è opportunismo. Lo stesso schema largo che il governo Meloni ha seguito nel collegato lavoro, ora legge, ribattezzato “collegato precarietà” dall’opposizione. Lì, tra le tante norme, una prevede che l’assenza ingiustificata del lavoratore oltre i 15 giorni faccia scattare le dimissioni volontarie e non più il licenziamento disciplinare. In questo caso, l’azienda non paga il ticket per il licenziamento e il lavoratore non incassa la Naspi.
Le dimissioni anziché il licenziamento
«Non si tratta di un ripristino delle dimissioni in bianco», spiega la ministra Calderone. «Ma poiché in questi casi non c’è un licenziamento, il datore subisce la scelta del lavoratore che abbandona il posto per un lungo periodo senza dare notizia. Al datore non si possono imputare le conseguenze». Fatto sta che in entrambe le norme – in manovra e nel collegato – il governo sembra partire sempre dal presupposto che il lavoratore sia un furbetto. Lo sono anche le imprese, come quando durante il Covid prendevano la cassa integrazione dall’Inps e facevano comunque lavorare i dipendenti. Fenomeni di cui però mancano dati.
Siisl per tutti
Ieri la ministra Calderone ha presentato una novità che riguarda Siisl, la piattaforma nata il primo settembre dell’anno scorso per aiutare i beneficiari dei nuovi sussidi per i poveri del governo Meloni – Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro – a trovare un posto o quantomeno a formarsi. Secondo i dati forniti dal presidente dell’Inps Gabriele Fava «sono 40.657 i posti attivati da Siisl» in questo periodo e «51 mila i cittadini che hanno fatto formazione». A fronte di 2,3 milioni di iscritti, 291 mila curricula caricati, 63 mila corsi di formazione e 332 mila posti di lavoro offerti.
Ebbene, dal 24 novembre Siisl accoglie anche i disoccupati in Naspi o Discoll (i due sussidi per dipendenti e autonomi). E da domani sarà aperto a tutti. «Ai giovani al primo impiego, a chi è senza lavoro e ne cerca uno e anche a chi vuole cambiare posto», dice Calderone. «Portiamo il lavoro vicino alle persone e le persone vicine al lavoro». La platea potenziale è di 25 milioni di utenti. «Sarà l’ufficio virtuale del lavoro degli italiani che sfrutta l’intelligenza artificiale per incrociare domanda e offerta e propone percorsi di riqualificazione in base alle esigenze del mercato», spiega ancora la ministra Calderone. Prossima tappa: convincere le imprese a salire a bordo.