Ex Ilva, 31 famiglie di Taranto dovranno restituire i risarcimenti a Nicola Riva
a cura della redazione EconomiaBARI – I residenti nel quartiere Tamburi di Taranto dovranno restituire la somma ottenuta a titolo di provvisionale – 5mila euro per ciascuna delle 31 famiglie che avevano presentato ricorso – per i danni subiti dalle emissioni generate dall'ex Ilva. Lo hanno deciso i giudici del tribunale di Taranto, che hanno accolto l’istanza dell'avvocato Bernardino Pasanisi, che assiste Nicola Riva, ex proprietario della fabbrica. Il legale di Riva ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per la restituzione delle somme liquidate come provvisionale sull’eventuale risarcimento a tutte le parti civili.
Il processo si sposta a Potenza
Il provvedimento è una conseguenza dell'annullamento da parte della Corte d'assise d'appello di Taranto della sentenza di primo grado dell’inchiesta ‘Ambiente svend…
BARI – I residenti nel quartiere Tamburi di Taranto dovranno restituire la somma ottenuta a titolo di provvisionale – 5mila euro per ciascuna delle 31 famiglie che avevano presentato ricorso – per i danni subiti dalle emissioni generate dall'ex Ilva. Lo hanno deciso i giudici del tribunale di Taranto, che hanno accolto l’istanza dell'avvocato Bernardino Pasanisi, che assiste Nicola Riva, ex proprietario della fabbrica. Il legale di Riva ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per la restituzione delle somme liquidate come provvisionale sull’eventuale risarcimento a tutte le parti civili.
Il processo si sposta a Potenza
Il provvedimento è una conseguenza dell'annullamento da parte della Corte d'assise d'appello di Taranto della sentenza di primo grado dell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’. Il processo, come confermato dalla Cassazione, dovrà ricominciare a Potenza. Era stato il Codacons, a maggio scorso, a distribuire assegni da 5mila euro ciascuna alle 31 famiglie costituite parti civili. Dopo l’annullamento della sentenza di primo grado, il Codacons si è rivolto alla Cassazione, che ha però confermato la decisione dei giudici di primo grado e il trasferimento del processo a Potenza.
In primo grado furono comminati complessivamente 270 anni di carcere a carico di 37 imputati fra proprietari e dirigenti dell’ex Ilva di Taranto, manager e politici, fra cui l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.
I giudici di secondo grado hanno accolto la tesi degli avvocati della famiglia Riva, ex proprietari dell’acciaieria, secondo i quali i magistrati di primo grado non avevano la serenità necessaria per occuparsi dell’inchiesta. Questi ultimi – sia quelli togati sia quelli popolari – sarebbero da considerare parti offese del disastro ambientale, cioè vittime dello stesso reato che erano stati chiamati a giudicare. Nel corso del processo di appello, alcuni avvocati difensori hanno rilevato come alcuni magistrati vivessero negli stessi quartieri di alcune delle persone costituitesi parti civili durante il primo grado, per i quali era stato riconosciuto il diritto ad ottenere un risarcimento.