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Manovra, scontro sui revisori. Alta tensione Forza Italia-Mef

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Gli azzurri ottengono dal Tesoro lo stop all’obbligo di controllori nelle società che ricevono contributi pubblici. Salvini incassa solo 1,4 miliardi in più per il Ponte. I tempi per l’approvazione finale si allungano al 28 dicembre
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ROMA - All’ultimo miglio, il governo sbanda. Pasticcia e si divide. E la manovra si inceppa a Montecitorio, prima del via libera della commissione Bilancio. Ora corsa con l’affanno per l’ok dell’aula entro venerdì. Poi servirà il sì del Senato, che potrà arrivare solo il 28 dicembre, a tre giorni dall’esercizio provvisorio.

Alle otto del mattino sono i deputati di Forza Italia ad alzare un muro contro il ministero dell’Economia. La maratona notturna in commissione ha restituito una manciata di emendamenti approvati. E poche energie dopo la trattativa con le opposizioni per sbloccare lo stallo. Ma poi è la maggioranza a complicare le cose. La riformulazione della discordia è quella sui revisori del Mef nelle società che ricevono contributi pubblici.

Le firme in fondo al testo sono dei relatori di Fratelli d’Italia, Lega, FI e Noi Moderati, ma gli azzurri prendono subito le distanze dal testo della Ragioneria che ammorbidisce la norma. Troppo poco, è la valutazione a caldo. Meglio …

ROMA - All’ultimo miglio, il governo sbanda. Pasticcia e si divide. E la manovra si inceppa a Montecitorio, prima del via libera della commissione Bilancio. Ora corsa con l’affanno per l’ok dell’aula entro venerdì. Poi servirà il sì del Senato, che potrà arrivare solo il 28 dicembre, a tre giorni dall’esercizio provvisorio.

Alle otto del mattino sono i deputati di Forza Italia ad alzare un muro contro il ministero dell’Economia. La maratona notturna in commissione ha restituito una manciata di emendamenti approvati. E poche energie dopo la trattativa con le opposizioni per sbloccare lo stallo. Ma poi è la maggioranza a complicare le cose. La riformulazione della discordia è quella sui revisori del Mef nelle società che ricevono contributi pubblici.

Le firme in fondo al testo sono dei relatori di Fratelli d’Italia, Lega, FI e Noi Moderati, ma gli azzurri prendono subito le distanze dal testo della Ragioneria che ammorbidisce la norma. Troppo poco, è la valutazione a caldo. Meglio accantonare per prendere tempo. E per lanciare, nelle retrovie, un pressing che punta via XX settembre. La richiesta: l’articolo va depurato dall’obbligo di integrare il collegio di revisione o sindacale con un rappresentante dell’Economia.

Il Tesoro, però, vuole salvaguardare il principio della supervisione nei confronti di chi incassa aiuti pubblici. E ha già messo in conto di inserire alcuni paletti. Il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, lo va ripetendo da giorni: conta la sostanza, non la forma. Ma a FI non piacciono né la forma né la sostanza. Alle cinque del pomeriggio, quando i lavori della commissione provano a ripartire, tocca alla relatrice di FdI, Ylenja Lucaselli, rifugiarsi nelle "interlocuzioni in corso” per provare a smussare gli attriti che montano tra gli alleati.

La manovra ha anche altri problemi da risolvere. Arrivano altre riformulazioni. Decine di modifiche, fascicoli riscritti. Pause e sospensioni obbligate. Le riscritture sono così continue che la commissione non fa in tempo a leggere le ultime carte arrivate che già ne arrivano di nuove. Come l’emendamento dei relatori che cancella l’aumento degli stipendi per i ministri e i sottosegretari non eletti, concedendo a quest’ultimi solo un rimborso per le spese di trasferta. Un’imprecisione perché in questo modo le trasferte possono essere assimilate a quelle già rimborsate.

Serve un nuovo testo per specificare che si tratta solo dei viaggi “da e per il domicilio o la residenza”, ma anche per includere i componenti del governo nel divieto, valido per i parlamentari, di ricevere contributi da Paesi extra Ue.

Non è un episodio singolo. Accade la stessa cosa per i revisori del Mef: l’emendamento cambia altre due volte, prima prevedendo una soglia di 1 milione di contributi per individuare le società da sottoporre al controllo dei revisori. Poi arriva un terzo e definitivo schema: l’obbligo di integrare i collegi sindacali con il controllore del Mef viene cancellato. Resterà solo nei casi previsti “a legislazione vigente”: lui o un rappresentante designato da altri ministeri.

La nuova regola generale prevede l’invio di una relazione annuale al Mef da parte degli organi di controllo di "società, enti, organismi e fondazioni” che ricevono un contributo pubblico superiore a 100 mila euro all’anno. Il documento dovrà dettagliare le verifiche sui contributi pubblici ricevuti. Cambia anche l’emendamento della Lega che chiedeva 3 miliardi in più per il Ponte sullo Stretto: Matteo Salvini incasserà in tutto 13 miliardi, più degli 11,6 portati a casa con la manovra dello scorso anno, ma meno dei 14,6 a cui puntava con la prima versione dell’emendamento. Ecco la manovra delle riscritture.

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