Unicredit-Commerz, l’affondo di Orcel nella Germania alle prese con la crisi di Scholz
di Walter GalbiatiAndrea Orcel, amministratore delegato gruppo Unicredit
(reuters)MILANO – La mossa di Orcel di crescere ulteriormente avvicinandosi al limite consentito del 29,9% di Commerzbank ha un solo significato: “Facciamo sul serio”. Vuol dire che il manager è estremamente determinato ad andare avanti nella doppia scalata tedesca e italiana su Banco Bpm. E ha approfittato della recente sfiducia al governo Scholz per portare avanti un affondo in Germania.
Si muove sicuro, portandosi al 28% potenziale tra azioni e derivati, perché nonostante la politica tedesca guardi con sospetto alla scalata italiana per paura di un ridimensionamento occupazionale nel caso di una eventuale fusione tra Commerzbank e la controllata di Unicredit Hypovereinsbank, Orcel sa benissimo di avere dalla sua parte non solo il mercato, che v…
MILANO – La mossa di Orcel di crescere ulteriormente avvicinandosi al limite consentito del 29,9% di Commerzbank ha un solo significato: “Facciamo sul serio”. Vuol dire che il manager è estremamente determinato ad andare avanti nella doppia scalata tedesca e italiana su Banco Bpm. E ha approfittato della recente sfiducia al governo Scholz per portare avanti un affondo in Germania.
Si muove sicuro, portandosi al 28% potenziale tra azioni e derivati, perché nonostante la politica tedesca guardi con sospetto alla scalata italiana per paura di un ridimensionamento occupazionale nel caso di una eventuale fusione tra Commerzbank e la controllata di Unicredit Hypovereinsbank, Orcel sa benissimo di avere dalla sua parte non solo il mercato, che vede la possibilità di consolidare il secondo operatore tedesco, ma anche la Banca centrale europea, che sventola ovunque il rapporto Draghi predicando la necessità di avere fusioni transfrontaliere in grado di creare campioni europei, capaci di competere con lo strapotere delle banche Usa. Solo per fare un esempio, da sola Jp Morgan capitalizza quanto le prime dieci banche europee.
Del resto poi la crescita all’estero è per Orcel l’unica vera crescita, quella che si aspettano tutti gli osservatori finanziari. L’offerta lanciata su Banco Bpm è stata vista più come una mossa difensiva in un mercato in cui, se si fosse costituito il terzo polo bancario unendo Banco Bpm con Monte dei Paschi, non avrebbe lasciato a Unicredit altra via di crescita domestica.
La campagna estera, invece, è quella che tutti vogliono in Europa. È la strada che la Banca centrale e Draghi, che ne è stato la guida, indicano come l’unica possibilità per avere banche capaci di sostenere la crescita delle imprese europee, sempre più schiacciate dalla concorrenza Usa e da quella cinese. E dal punto di vista finanziario, Unicredit ha la capacità di competere su entrambi i fronti senza il timore di andare a intaccare i parametri di vigilanza chiesti dalla Bce. Anche perché se fossero compromessi, non riceverebbe il via libera alle operazioni di salita nel capitale né di Banco Bpm né di Commerzbank.