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Google seconda nei ricavi. Lasorella: “Cambiamento epocale. Sì a legge che tuteli editoria”

Giacomo Lasorella, presidente di AgCom 

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Intervista al presidente dell’AgCom: “Non siamo all’anno zero come difese, l’equo compenso è operativo. Dodici soggetti editoriali sono sopra l’1% per fatturato. Dunque registriamo una situazione di pluralismo. Ma gli squilibri sono destinati ad accentuarsi”
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GIACOMO Lasorella, presidente dell’AgCom. Che cosa prova nel vedere Google al secondo posto nella classifica dei ricavi editoriali del nostro Paese?
«Siamo di fronte a un cambiamento d’epoca, per la situazione che fotografiamo, per le tendenze future che intercettiamo. Il peso economico delle piattaforme digitali, che già nel 2022 si è rafforzato con il secondo posto di Google, il quinto di Facebook, il sesto di Amazon, si consoliderà in futuro».

La forza inarrestabile di Google e della stessa Facebook la preoccupa?
«Pone sempre di più una questione di equilibrio tra queste piattaforme digitali e l’editoria tradizionale. Penso alle nostre televisioni, alle radio, ai siti di informazione, ai podcast, agli stessi giornali».

Tv, radio, giornali sono custodi di un’informazione responsabile, certificata e di qualità che va tutelata

Editoria tradizionale, che non è Jurassic Park.
«Definizione ingenerosa, infondata. È semmai la custode di un’informazione responsabile, certificata e di qualit…

GIACOMO Lasorella, presidente dell’AgCom. Che cosa prova nel vedere Google al secondo posto nella classifica dei ricavi editoriali del nostro Paese?
«Siamo di fronte a un cambiamento d’epoca, per la situazione che fotografiamo, per le tendenze future che intercettiamo. Il peso economico delle piattaforme digitali, che già nel 2022 si è rafforzato con il secondo posto di Google, il quinto di Facebook, il sesto di Amazon, si consoliderà in futuro».

La forza inarrestabile di Google e della stessa Facebook la preoccupa?
«Pone sempre di più una questione di equilibrio tra queste piattaforme digitali e l’editoria tradizionale. Penso alle nostre televisioni, alle radio, ai siti di informazione, ai podcast, agli stessi giornali».

Tv, radio, giornali sono custodi di un’informazione responsabile, certificata e di qualità che va tutelata

Editoria tradizionale, che non è Jurassic Park.
«Definizione ingenerosa, infondata. È semmai la custode di un’informazione responsabile, certificata e di qualità. Siamo di fronte a una ricchezza che, non a caso, il nostro Paese e l’Europa vogliono tutelare».

Come, concretamente?
«Non siamo certo all’anno zero come difese, tutt’altro. In campo ci sono già degli strumenti concreti, operativi».

Ad esempio.
«Funziona l’equo compenso che garantirà agli editori tradizionali un incasso proporzionato per i contenuti editoriali che proprio le piattaforme digitali veicolano».

L’equo compenso, che l’AgCom difende strenuamente, è sub judice. La Corte di Giustizia Ue sta valutando se il modello italiano di equo compenso sia coerente con le norme comunitarie.
«Mi auguro che i giudici europei tengano conto anche degli andamenti del mercato italiano dove le nostre indagini registrano un altro dato rilevante. La raccolta pubblicitaria in Internet, che fa capo largamente alle piattaforme digitali, raggiunge ormai i 6311 milioni nel 2022».

La pubblicità va dove intercetta l’attenzione delle persone. Ma andrebbero valutati strumenti capaci di rifondare un maggiore equilibrio

Parliamo del 32,6% delle risorse complessive che alimentano il sistema della comunicazione italiana.
«Ora, è vero che la pubblicità si dirige naturalmente laddove intercetta l’attenzione delle persone. È vero che il mercato è libero. Ma anche qui andrebbero valutati degli strumenti capaci di rifondare un maggiore equilibrio».

Nella sua Relazione alle Camere, il 18 luglio, lei ha già invocato una nuova legge sull’editoria.
«Non ho certo cambiato idea, anzi: il rilevamento sulle concentrazioni editoriali di ieri rafforza le mie convinzioni. Una legge di sistema è quantomai necessaria».

Nessuna società di comunicazione supera il 20% delle risorse complessive della comunicazione in Italia, neanche Google. Nessuna società dunque infrange i tetti antitrust che la legge fissa. Crede che la legge andrebbe cambiata e resa più severa?
«Noi rileviamo oggi che 12 soggetti editoriali sono sopra la soglia dell’1% dei ricavi. Dunque registriamo una situazione che è ancora di pluralismo».

Dunque?
«Più che lo status attuale, andrebbe presidiata la tendenza che si sta affermando. È l’evoluzione del sistema che va monitorata con massima attenzione perché gli squilibri sono destinati ad accentuarsi molto».

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