Gozzi: “I tempi della transizione vanno rivisti o l’Europa sarà un deserto industriale”
di Filippo SantelliROMA – «C’è voluta una grave crisi, ma dopo tanti anni ci si torna a rendere conto che l’Europa esiste solo se esiste l’industria». È un fiume in piena Antonio Gozzi, presidente del gruppo siderurgico Duferco e special advisor di Confindustria per Competitività ed autonomia strategica europea, contro quello che definisce «l’estremismo ambientalista Ue: tempi e modi della decarbonizzazione vanno rivisti o sarà deserto industriale».
Il piano Italia di Stellantis manda un segnale positivo per il futuro dell’automotive?
«Bisogna essere positivi, perché ci sono impegni su produzione e occupazione, ma anche prudenti, perché l’auto vive una tempesta perfetta e ogni passo va verificato e sostenuto. Mi incoraggia quello che ha detto il nuovo commissario europeo all’Industria Séjournè: che h…
ROMA – «C’è voluta una grave crisi, ma dopo tanti anni ci si torna a rendere conto che l’Europa esiste solo se esiste l’industria». È un fiume in piena Antonio Gozzi, presidente del gruppo siderurgico Duferco e special advisor di Confindustria per Competitività ed autonomia strategica europea, contro quello che definisce «l’estremismo ambientalista Ue: tempi e modi della decarbonizzazione vanno rivisti o sarà deserto industriale».
Il piano Italia di Stellantis manda un segnale positivo per il futuro dell’automotive?
«Bisogna essere positivi, perché ci sono impegni su produzione e occupazione, ma anche prudenti, perché l’auto vive una tempesta perfetta e ogni passo va verificato e sostenuto. Mi incoraggia quello che ha detto il nuovo commissario europeo all’Industria Séjournè: che ha in testa misure choc per rilanciare la domanda di auto made in Europe, non solo elettriche, e che bisogna trovare una soluzione al problema delle multe miliardarie che le case pagherebbero dal prossimo anno perché non hanno venduto abbastanza elettrico. Assurde».
È convinto che gli obiettivi europei sulla transizione verranno rivisti? Von der Leyen ha aperto sui modi, ma difeso i tempi.
«L’obiettivo di decarbonizzazione al 2050 è irraggiungibile e sia dalle parole di Von der Leyen che dal documento del Ppe, il partito di maggioranza, emerga la convinzione che tempi e modi vadano rivisti. L’alternativa è far saltare acciaio, chimica, automotive, tutta l’industria di base, e con quella il sistema di welfare europeo».
L’altro rischio è bloccare la transizione e superare la soglia di non ritorno climatica.
«L’Europa vale il 7,5% delle emissioni globali, da sola non risolve il problema. Per essere la prima della classe ha dettato regole ideologiche che nessun altro segue, tanto meno dopo la rielezione di Trump. Lo dico da esponente della siderurgia più decarbonizzata dell’Unione: se non cambiamo le regole sulle emissioni chiuderanno tutti gli altiforni e in Europa non si potrà produrre più l’acciaio per le carrozzerie o per la difesa, che non si può fare con i forni elettrici. Dipenderemo dalle importazioni, come per pannelli solari e batterie dipendiamo dalla Cina. E parliamo di autonomia strategica?».
Per Draghi il problema della competitività europea non sono gli obiettivi verdi, ma la poca innovazione.
«Se con tutte le condizioni favorevoli, un mercato interno ricco e tassi di interesse bassi, l’Europa negli ultimi vent’anni non ha innovato è per le sue scelte: l’iper regolamentazione, politiche Antitrust che hanno impedito la crescita di campioni aziendali, l’incapacità di superare l’opposizione dei Pesi frugali guidati dalla Germania al debito comune, di cui abbiamo bisogno per investire in ricerca e tecnologie chiave».
La crisi strutturale del modello tedesco ammorbidirà Berlino?
«Lo spero, la crisi dell’automotive e la rielezione di Trump sono dei detonatori, parlando con i colleghi tedeschi sento un cambio di aria. Ma il rischio è che si inchiodi tutto per le solite divisioni europee».
La produzione industriale italiana cala da due anni. Questa legge di Bilancio basta a dare una spinta?
«La legge di Bilancio è afflitta dalle conseguenze del demenziale Superbonus. Date queste condizioni qualcosa è stato fatto: la conferma del taglio del cuneo, un passo sull’Ires premiale, l’energy release. Non funziona per troppa complessità Industria 5.0, che vale 6 miliardi: nonostante i correttivi temo sarà un’occasione persa».