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La furia di Berlino su Unicredit per la scalata a Commerz. Gli scenari per bloccarla

Il ceo di Unicredit Andrea Orcel durante il Consiglio nazionale della Fabi al Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi a Milano, 13 dicembre 2021. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI (ansa)

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La banca italiana sale al 28% del colosso tedesco: “Posizione finanziaria in derivati in attesa del verdetto Bce”
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Andrea Orcel, numero uno di Unicredit, già impegnato con un’offerta sul Banco Bpm in Italia, non dimentica il fronte tedesco. E annuncia un nuovo acquisto di titoli derivati che fanno lievitare la partecipazione potenziale in Commerzbank dal 18,5% al 28%. Il 9% è stato acquisito direttamente, sul mercato e dal Tesoro tedesco durante un collocamento. L’altro 19% è invece costituito da posizioni in derivati. Che verranno esercitati non appena la Bce darà il suo benestare alla crescita oltre il 10% dell’istituto tedesco.

«La posizione in Commerzbank rimane al momento solo un investimento e non ha alcun impatto sull’offerta pubblica di scambio con Banco Bpm», precisa la banca milanese in un comunicato. «L’operazione conferma l’opinione di UniCredit che all’interno di Commerzbank vi sia un valore significativo che deve essere consolidato», viene spiegato nella nota. Che si conclude così: «Riflette la fiducia nella Germania, nelle sue imprese e nelle sue comunità, nonché l’importanza di un…

Andrea Orcel, numero uno di Unicredit, già impegnato con un’offerta sul Banco Bpm in Italia, non dimentica il fronte tedesco. E annuncia un nuovo acquisto di titoli derivati che fanno lievitare la partecipazione potenziale in Commerzbank dal 18,5% al 28%. Il 9% è stato acquisito direttamente, sul mercato e dal Tesoro tedesco durante un collocamento. L’altro 19% è invece costituito da posizioni in derivati. Che verranno esercitati non appena la Bce darà il suo benestare alla crescita oltre il 10% dell’istituto tedesco.

«La posizione in Commerzbank rimane al momento solo un investimento e non ha alcun impatto sull’offerta pubblica di scambio con Banco Bpm», precisa la banca milanese in un comunicato. «L’operazione conferma l’opinione di UniCredit che all’interno di Commerzbank vi sia un valore significativo che deve essere consolidato», viene spiegato nella nota. Che si conclude così: «Riflette la fiducia nella Germania, nelle sue imprese e nelle sue comunità, nonché l’importanza di un settore bancario forte nel sostenere lo sviluppo economico del paese».

Ma a Berlino la notizia di un’ulteriore avanzata di Unicredit ha scatenato una reazione scomposta. Un portavoce del governo ha accusato la banca italiana, «ancora una volta», di aver fatto una mossa «non concordata e ostile». Che contraddice inoltre quanto promesso finora da Orcel, ossia di «non attivarsi prima delle elezioni» del 23 febbraio. Unicredit sta riuscendo nel miracolo di unire l’attuale governo e l’opposizione in un’ostilità sempre più manifesta, fanno filtrare da Berlino. E gli uomini vicini al ministro delle Finanze Joerg Kukies stanno già preparando la contraerea.

Un’ipotesi al vaglio per sabotare Orcel è quella di far appello ai vincoli per le «aziende strategiche» che obbligano gli acquirenti stranieri a incassare il via libera del governo. Una legge resa più stringente dall’ultimo governo Merkel, ma rigida sui settori cui è applicabile. Non alle banche, ad esempio. L’espediente, allora, spiegano a microfoni spenti, è quello di «verificare se Commerz offra finanziamenti essenziali all’industria delle armi, senza i quali la “sicurezza pubblica” sarebbe in pericolo».

Un secondo appiglio sarebbe quello di considerare Unicredit «come un’azienda non europea» a causa del suo azionariato composto da fondi internazionali. Indi, costretta comunque alle forche caudine della verifica. Nel frattempo, il governo tedesco guarda anche a Bruxelles. E sta pensando persino di ricorrere alla “Foreign subsidies regulation” che obbligherebbe Unicredit a passare per il vaglio della Commissione Ue. Ma la legge che ha bloccato i cinesi, come si fa ad applicare a un’azienda che non è affatto sussidiata dallo Stato? Anche qui, Berlino sta elaborando il suo cavillo blocca-fusione: «Unicredit fa affari d’oro in Russia, da anni, e non paga quasi tasse. Di fatto, è un sussidio indiretto».

Sembrano ragionamenti lunari, ma danno conto soprattutto di una furiosa, frenetica attività ostile che certo non faciliterà l’operazione. «Il governo tedesco si aspetta che UniCredit riduca la sua quota in Commerz», ha detto il portavoce dell’esecutivo. Ma al momento Orcel sembra andare avanti sul doppio binario, italiano e tedesco, senza curarsi troppo delle conseguenze. Nei prossimi mesi si saprà a cosa avrà portato questa strategia.

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