Cdp, piano da 81 miliardi. “Facciamo crescere il Paese”
di Giovanni Pons , Giovanni PonsMilano — In tre anni la gestione della Cassa Depositi e Prestiti di Dario Scannapieco ha riportato il capitale disponibile a 2 miliardi dai 300 milioni lasciati dal predecessore Fabrizio Palermo, grazie a un miliardo di dismissioni e a minori dividendi distribuiti. I crediti nello stesso periodo sono aumentati del 14%, le risorse mobilitate sono già arrivate a 69 miliardi contro i 65 previsti, il tutto grazie a una struttura che è rimasta snella, il rapporto cost/income è al 10%. Tutto ciò, grazie anche all’aumento dei tassi di interesse che ha permesso di remunerare molto meglio i circa 250 miliardi di risparmio depositati sul conto corrente di tesoreria per stabilizzare il debito pubblico, e che ha consentito per la prima volta alla Cdp di superare i 3 miliardi di utile netto nell’esercizio 2023. Numeri che probabilmente hanno avuto un peso nella riconferma di Scannapieco alla guida operativa della Cdp, avvenuta la scorsa estate, su precisa indicazione di palazzo Chigi e dell’azioni…
Milano — In tre anni la gestione della Cassa Depositi e Prestiti di Dario Scannapieco ha riportato il capitale disponibile a 2 miliardi dai 300 milioni lasciati dal predecessore Fabrizio Palermo, grazie a un miliardo di dismissioni e a minori dividendi distribuiti. I crediti nello stesso periodo sono aumentati del 14%, le risorse mobilitate sono già arrivate a 69 miliardi contro i 65 previsti, il tutto grazie a una struttura che è rimasta snella, il rapporto cost/income è al 10%. Tutto ciò, grazie anche all’aumento dei tassi di interesse che ha permesso di remunerare molto meglio i circa 250 miliardi di risparmio depositati sul conto corrente di tesoreria per stabilizzare il debito pubblico, e che ha consentito per la prima volta alla Cdp di superare i 3 miliardi di utile netto nell’esercizio 2023. Numeri che probabilmente hanno avuto un peso nella riconferma di Scannapieco alla guida operativa della Cdp, avvenuta la scorsa estate, su precisa indicazione di palazzo Chigi e dell’azionista Mef.
Tuttavia, rispetto a tre anni fa quando il mondo stava faticosamente uscendo dalla pandemia, ora lo scenario è cambiato. «Oggi - spiega il presidente di Cdp Giovanni Gorno Tempini, anch’esso riconfermato nella carica per un altro triennio - abbiamo un’economia europea che cresce meno rispetto a quella degli Stati Uniti, il mondo è più conflittuale. Il tema della difesa è diventato centrale, i fenomeni meteorologici confermano la gravità dei cambiamenti climatici e l’Italia deve uscire dalla logica del più 1% toccando nuovi tasti».
Il nuovo piano triennale della Cassa, approvato in poche ore e con il consenso convinto di tutti i consiglieri, nasce per dare una risposta a tutte queste problematiche. Nel prossimo triennio Cdp accrescerà il suo impegno in favore di imprese, infrastrutture e Pubblica amministrazione: 81 miliardi di euro (in aumento del 24% rispetto al target del Piano 2022-2024) per attivare investimenti per circa 170 miliardi (+32% sul vecchio target di 128 miliardi) anche grazie all’attrazione di capitali di terzi.
«Con il nuovo Piano strategico - ha detto l’ad Scannapieco - poniamo solide basi per svolgere un ruolo cruciale come piattaforma di finanza e competenze a sostegno della crescita del Paese. La nostra azione si amplierà a nuove aree di intervento con ulteriori strumenti e iniziative in grado di rispondere alle prossime sfide che dovranno affrontare famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni centrali e locali».
L’obiettivo è quello di dare un forte supporto alla crescita del Paese, non solo con i prestiti ma anche attraverso investimenti di capitale diretti e indiretti (venture capital e private equity), per i quali sono a disposizione 4 miliardi. Tra gli investimenti diretti ci sono partite ancora aperte come Tim dove non è prevista alcuna vendita del 10% in mano alla Cassa dal 2018, nonostante le voci di uscita dei francesi di Vivendi. Poi c’è la delicata partita di Open Fiber, dove la Cassa insieme al fondo Macquarie ha appena deliberato un aumento di capitale funzionale ad attivare nuovi prestiti e completare il piano di copertura con la fibra delle aree grigie del Paese. Ancora più sensibile la partita Autostrade, dove Cdp ha la maggioranza e i fondi Blackstone e Macquarie il 49%, nella quale bisogna decidere lo sblocco di investimenti infrastrutturali mai partiti. E non si può escludere un intervento nelle Fs come sollecitato dal neo ad Stefano Donnarumma. Tutti questi snodi sono seguiti in prima persona dal braccio destro di Scannapieco, il neo vicedirettore generale Fabio Barchiesi.
Il polmone della Cassa è comunque sempre rappresentato dai prodotti finanziari distribuiti attraverso gli sportelli delle Poste, con cui è stato rinnovato da poco il contratto. Un rapporto ormai consolidato nel tempo, che permette di raccogliere circa 250 miliardi di capitali privati e che non verrà messo in discussione dal fatto che il Mef ha intenzione di vendere sul mercato il 13% della sua partecipazione oggi al 35%.