ROMA – La Portovesme srl, di proprietà della società svizzera Glencore, chiude la produzione della linea zinco con una settimana d’anticipo. Nel giorno del sopralluogo dei tecnici del ministero negli stabilimenti della fabbrica a Sud della Sardegna, la multinazionale nel commercio delle materie prime, in particolare di prodotti non ferrosi, decide di fermare gli impianti da lunedì 23 dicembre.
La decisione, già annunciata per il 31 dicembre, ha spiazzato gli addetti – 900 in tutto lo stabilimento – i sindacati e il governo regionale. L’epilogo è arrivato nonostante la Portovesme sia l’unico produttore di zinco e piombo in Italia e sia stata definita di importanza strategica nazionale dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. “La dirigenza di Glencore ha disatteso gli impegni assunti e ha deciso di anticipare al 23 dicembre la chiusura della linea zinco, senza neppure attendere l'incontro con i tecnici del ministero – attacca l’assessore regionale all’Industria, Emanuele Cani – È un fatto gravissimo, che mette in luce la totale mancanza di rispetto nei confronti di Palazzo Chigi, della Regione, delle organizzazioni sindacali e soprattutto dei lavoratori”.
Secondo il governo regionale, in questo modo sono stati disattesi gli impegni assunti in sede ministeriale. Il timore è che l’azienda voglia progressivamente disimpegnarsi. L’assenza dell’amministratore delegato all’incontro con i tecnici del ministero viene letta come un chiaro segnale in questo senso. L’assessora regionale al Lavoro, Desirè Manca, chiama in causa i ministri Adolfo Urso e Marina Calderone. “Chiedo a loro – dice – un intervento immediato per assicurare la tutela dei lavoratori e delle famiglie sarde che sotto Natale stanno ricevendo questa notizia drammatica, e rinnovo l'appello alla ministra del Lavoro sulla creazione di un tavolo di crisi permanente che, grazie ad un piano di accompagnamento e riqualificazione dei lavoratori, consenta alla Regione Sardegna e al governo di trovare una soluzione strutturale e di sistema”.
Sindacati all’attacco
Per i sindacati, la decisione mette a rischio la pace sociale nel territorio del Sulcis. “In questo modo – attacca Fausto Durante, segretario generale della Cgil sarda – si inasprisce la vertenza che coinvolge complessivamente circa 1.200 addetti. Lo schiaffo della Glencore ai lavoratori, alla Regione e al governo non può restare impunito. Dalla forza della risposta che arriverà dalle istituzioni si misurerà la loro coerenza rispetto agli impegni presi anche nell'ultimo incontro a Roma e in vista del sopralluogo dei tecnici ministeriali nello stabilimento. La Glencore dimostra la totale assenza di senso di responsabilità sociale”.
Per il leader della Cgil regionale, le istituzioni a ogni livello, “il governo nazionale prima di tutto, hanno gli strumenti per sanzionare severamente la multinazionale e non possono più rimandare l'esercizio di un ruolo forte che fino a qui non è stato evidentemente esercitato fino in fondo”.
Le ripercussioni
Profondamente contrariato anche il segretario generale della Cisl della Sardegna, Pier Luigi Ledda. “In palese violazione degli impegni assunti durante l'ultimo incontro con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, la Regione Sardegna e le parti sociali, Glencore ha comunicato una decisione unilaterale che – attacca – compromette gravemente le possibilità di accesso agli impianti da parte di potenziali investitori interessati all’acquisizione e al rilancio delle attività produttive. In questo modo si mette ulteriormente a rischio la già fragile pace sociale nel territorio del Sulcis iglesiente, con pesanti ripercussioni economiche e occupazionali”.