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Riposo obbligatorio per i rider in Cina, l’ok di due colossi dopo la morte di un fattorino

Un rider al lavoro (ansa)

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La decisione di Meituan ed Ele.me dopo il caso del 55enne trovato senza vita dopo 18 ore di lavoro senza sosta, mentre in Italia si boccia la ‘legge Griseri’
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PECHINO – Pause obbligatorie. Per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori. Meituan ed Ele.me, i due colossi cinesi delle consegne di cibo a domicilio, mettono in campo nuove misure per salvaguardare l’esercito di fattorini che ogni giorno popola le strade delle città del Dragone. Rider che per riuscire a sbarcare il lunario spesso sono costretti a fare turni impossibili, 40 gradi d’estate o -15 d’inverno non fa differenza. Le due aziende hanno annunciato che imporranno ai loro dipendenti un periodo di riposo obbligatorio dopo turni troppo lunghi.

Siamo ancora nella fase sperimentale, ma l’annuncio arriva dopo alcuni decessi di rider per il superlavoro: l’ultimo caso a settembre quando un fattorino di 55 anni è collassato ed è morto nella città di Hangzhou. In alcune …

PECHINO – Pause obbligatorie. Per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori. Meituan ed Ele.me, i due colossi cinesi delle consegne di cibo a domicilio, mettono in campo nuove misure per salvaguardare l’esercito di fattorini che ogni giorno popola le strade delle città del Dragone. Rider che per riuscire a sbarcare il lunario spesso sono costretti a fare turni impossibili, 40 gradi d’estate o -15 d’inverno non fa differenza. Le due aziende hanno annunciato che imporranno ai loro dipendenti un periodo di riposo obbligatorio dopo turni troppo lunghi.

Siamo ancora nella fase sperimentale, ma l’annuncio arriva dopo alcuni decessi di rider per il superlavoro: l’ultimo caso a settembre quando un fattorino di 55 anni è collassato ed è morto nella città di Hangzhou. In alcune città Meituan ha iniziato a sperimentare un sistema di “gestione della fatica”: attraverso l’app delle consegne vengono rilevati gli orari di lavoro, e i rider vengono invitati a fare una pausa dopo un certo periodo di tempo, “in genere quando si superano le 12 ore”, ha dichiarato al South China Morning Post un lavoratore di Meituan.

“Se il suggerimento viene ignorato, l'app richiederà al rider di andare offline”. Il dipendente di Meituan che ha parlato anonimamente con il quotidiano ha raccontato che “una volta che un rider raggiunge le 12 ore, l’azienda può inviare promemoria, forzare il logout o smettere di assegnare ordini”. “Meituan sta ascoltando i feedback di tutte le parti, compresi i rider, e continua a esplorare e migliorare i meccanismi di prevenzione della fatica”, ha dichiarato l'azienda in una nota al Post.

Anche Ele.me sta adottando un sistema simile: a novembre l’azienda aveva già dichiarato ad alcuni media locali di aver messo in atto un sistema di notifiche sul cellulare dei propri dipendenti per ricordare loro di fare una pausa di 20 minuti dopo quattro ore consecutive di consegne. “Questo non è il primo tentativo di Meituan di risolvere il problema. Dal 2022 l'azienda ha sperimentato avvisi in-app e disconnessioni automatiche dopo un orario di lavoro prolungato in alcune città selezionate”, spiega la rivista economica cinese Caixin.

Il fattorino morto a settembre si chiamava Yuan, era un freelance e prendeva ordini da varie piattaforme, tra cui Ele.me e Meituan, in media faceva circa 40 consegne al giorno, guadagnando 10mila yuan al mese (1.300 euro). Era stato trovato privo di sensi sul suo motorino dopo l’ennesimo turno da 18 ore. Un caso che aveva scosso la Cina e riacceso i riflettori sulla situazione dei rider che “lavorano sempre più a lungo per inseguire compensi sempre più esigui, mentre la concorrenza cresce nel desolante mercato del lavoro cinese”, come scrive ancora Caixin.

Quest’estate era uscito nelle sale cinematografiche cinesi Nixing Rensheng (Una vita contromano): storia di un uomo di mezza età, Gao, che viene licenziato da un'azienda tecnologica ed è costretto ad accettare un lavoro come autista di consegne a domicilio per pagare il mutuo e le spese mediche del padre malato. Enorme successo al botteghino. Secondo l'Ufficio nazionale di statistica, negli ultimi tre anni il numero di lavoratori della gig economy ha raggiunto i 200 milioni, pari a circa il 23% della popolazione lavorativa del Paese.

A febbraio di quest’anno il Ministero cinese delle Risorse Umane e della Sicurezza Sociale aveva pubblicato linee guida indirizzate alle grandi piattaforme del settore della gig economy (comprese quelle di consegna cibo a domicilio) affinché garantissero ai lavoratori stipendi che corrispondano ai salari minimi locali e concedessero loro le ferie.

La maggior parte degli di addetti alle consegne è assunta però da società terze a cui i colossi del settore come Meituan ed Ele.me subappaltano poi il servizio: rendendo più difficile la regolamentazione del settore. Documenti, quelli presentati a febbraio, che sono un'estensione di un regolamento pubblicato nel 2021 che richiedeva agli operatori di rispettare gli standard salariali minimi e di fornire l'accesso alla sicurezza sociale ai loro lavoratori, che sono per lo più freelance non protetti da contratti di lavoro tradizionali.

Le linee guida prevedevano che le piattaforme devono inviare notifiche push attraverso le loro app per ricordare ai lavoratori di fare una pausa se hanno lavorato più a lungo dell'orario massimo concordato tra datore di lavoro, sindacato e dipendenti. Secondo i calcoli di Caixin i rider guadagnano in media 4,5 yuan (60 centesimi di euro) per un ordine che richiede una distanza di consegna di oltre tre chilometri.

“La maggior parte dei fattorini guadagna oggi tra i 5mila e i 6mila yuan al mese. Questi salari potrebbero non essere sufficienti per vivere nelle grandi città”. In Italia invece è stata bocciata qualche giorno fa la ‘legge Griseri’, emendamento del Pd alla manovra che prevedeva l'obbligo di pausa per i rider in caso di allerta meteo. Una legge ribattezzata così in memoria di Paolo Griseri, giornalista che ha lavorato al Manifesto, a Repubblica e a La Stampa, di cui è stato vicedirettore, scomparso il 25 ottobre a Torino: in uno dei suoi articoli, il 21 ottobre Griseri aveva raccontato la storia di un rider che pedala per portare una pizza a Bologna mentre la città è travolta dall’alluvione.

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