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Farmindustria boccia la manovra: “Rischio carenze farmaci, il governo responsabile della crisi”

Marcello Cattani, presidente di Farmindustria 

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Intervista al presidente dell’associazione Marcello Cattani: “E’ in corso un attacco ideologico al nostro settore, daremo battaglia”
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Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani va dritto al punto: “Bocciamo completamente la legge di bilancio”.

Cosa non va nella manovra?
"Non c’è una visione strategica del nostro comparto industriale. Si rincorrono interventi inadeguati, prima di tutto la spesa farmaceutica è sottofinanziata. Altro tema è l’aberrazione del trasferimento dell’1% dei ricavi per la vendita dei farmaci di fascia A dalle aziende ai distributori. È un attacco ideologico, contro un settore industriale che investe 4 miliardi nel Paese”.

Nell’ultima versione della manovra sono stati destinati all’industria 0,05 euro in più per ogni confezione di farmaci di classe A da meno di 10 euro venduta. Non basta?
"Non vogliamo mance. Chiediamo con forza un interve…

Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani va dritto al punto: “Bocciamo completamente la legge di bilancio”.

Cosa non va nella manovra?
"Non c’è una visione strategica del nostro comparto industriale. Si rincorrono interventi inadeguati, prima di tutto la spesa farmaceutica è sottofinanziata. Altro tema è l’aberrazione del trasferimento dell’1% dei ricavi per la vendita dei farmaci di fascia A dalle aziende ai distributori. È un attacco ideologico, contro un settore industriale che investe 4 miliardi nel Paese”.

Nell’ultima versione della manovra sono stati destinati all’industria 0,05 euro in più per ogni confezione di farmaci di classe A da meno di 10 euro venduta. Non basta?
"Non vogliamo mance. Chiediamo con forza un intervento sul payback, nato nel 2007 come misura straordinaria e diventato una stortura, una tassa accessoria per noi. Crescerà, arriverà a 2,3 miliardi nel 2025, oltre il 18% del fatturato delle aziende. Non c’è visione strategica rispetto al primo settore manifatturiero italiano, che traina l’export e occupazione qualificata”.

Qualcosa di buono nelle politiche del governo Meloni sul farmaco ci sarà.
"Apprezziamo il cambio di distribuzione di alcuni prodotti, ora acquistati dalle farmacie e non più dalle Asl. Questo ridurrà lo sfondamento del payback, avvicinando al territorio alcune categorie di farmaci. Poi va bene la semplificazione del concetto di innovatività. Complessivamente, però, le misure producono più oneri e aumenti dei costi. C’è un attacco ideologico contro l’industria, per trasferire risorse prima ai farmacisti e poi alla distribuzione. Le aziende faranno scelte diverse rispetto a nuovi lanci di prodotti innovativi, qui in Italia il payback è insostenibile. È l’inizio di una crisi industriale che ha un responsabile chiaro e netto: il governo. Vogliono distruggere anche questa industria? Sono sulla strada giusta. Ma noi daremo battaglia su queste misure fino alla fine. Il rischio è di una carenza di farmaci, che in primis danneggerebbe i cittadini”.

Com’è la situazione nel resto d’Europa?
"Ci sono governi più lungimiranti che hanno messo l’industria farmaceutica al centro di politiche di protezione del brevetto, noi abbiamo a che fare con una visione anti industriale. È un brutto momento, ma siamo pronti al dialogo”.

La spesa farmaceutica in Italia è in continua crescita. Aiutereste a ridurla?
“È ineluttabile che la spesa farmaceutica, come tutta quella sanitaria, cresca. I ritmi nei prossimi 5-10 anni saranno sostenuti, perché abbiamo una popolazione che invecchia. Vanno aumentate le risorse”.

Anche per la spesa sanitaria non farmaceutica?
"Sì, ma quello che mi sta a cuore è capire qual è il livello di efficienza di quella spesa. La farmaceutica è definibile, tracciabile, misurabile in tempo reale. Invece non vediamo come vengono spesi gli altri soldi, circa 100 miliardi del fondo sanitario nazionale. Tra le Regioni ci sono livelli di efficienza diversificati, con scostamenti dai Livelli essenziali di assistenza importanti. Per quanto ci riguarda c’è stata una eccessiva erosione dei prezzi dei farmaci, che rende onerosa la produzione, a fronte dei costi per le materie prime aumentati. Così ci si espone al rischio di carenze di ingredienti fondamentali”.

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