ROMA — Un tavolo in Italia e in Europa per un «nuovo piano strategico del rischio» e per valorizzare il lavoro agricolo, stretto tra «l’instabilità politica e quella legata al cambiamento climatico». E un no deciso al trattato Mercosur: «Non può essere l’agricoltura a pagare il conto». Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura dal 2017, a settembre è stato eletto presidente del Copa, confederazione che rappresenta oltre 22 milioni di agricoltori. In questi giorni sta affrontando dossier molto delicati, dai fondi di ristoro per chi è colpito da eventi climatici estremi al trattato Mercosur, firmato dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ma combattuto dagli agricoltori.
Presidente Giansanti, all’ultima plenaria del Parlamento Europeo i deputati francesi hanno denunciato un tasso molto alto di suicidi tra gli agricoltori. I trattori sono tornati nelle piazze. Cosa succede?
«Il disagio sociale che si vive nelle campagne europee, in diversi Paesi anche più che in Italia, è una reazione all’impatto della guerra in Ucraina, agli accordi internazionali che minacciano la nostra agricoltura come il l Mercosur, alla distribuzione scorretta del valore nella filiera: il guadagno non arriva all’agricoltore, si ferma prima. I redditi degli agricoltori sono sotto del 60% delle entrate medie degli imprenditori Ue. Si è risposto a questo disagio con i sussidi, togliendo così a chi lavora in campagna anche la dignità».
E quindi cosa chiedete alle istituzioni europee?
«Che riscoprano i valori fondamentali della Pac (la politica agricola Ue), come indicati dagli art.38 e 39: incrementare la produttività dell’agricoltura, sviluppando il progresso tecnico e assicurando un impiego ottimale dei fattori di produzione, assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti. Vanno ridefinite le politiche di sviluppo e gli obiettivi strategici della Pac, ma è necessaria anche una rivisitazione alla luce dell’inflazione: nei bilanci dei Paesi la Pac pesa solo lo 0,4%. E comunque l’agricoltura non è solo Pac: vanno implementati i fondi sociali e i fondi ambientali per la transizione verde».
Il nuovo programma Restore prevede l’uso di una parte dei fondi di coesione per ristorare gli imprenditori colpiti dai fenomeni meteorologici estremi. Può essere un primo passo?
«Sicuramente, ci permette anche di non sprecare le risorse europee, e di non rimandarle indietro. Ma la gestione del rischio va affrontata in maniera nuova: come Copa-Cogeca siamo pronti a sederci a un tavolo con la Commissione Ue, e qui in Italia come Confagricoltura con il ministro Lollobrigida, per definire un piano strategico del rischio che tenga conto dell’instabilità politica e del cambiamento climatico».
Le compensazioni promesse dalla Commissione Ue possono rendere accettabile il trattato Mercosur per gli agricoltori?
«Come Copa abbiamo espresso il nostro più totale dissenso: non può essere l’agricoltura a pagare il conto. Non si riconoscono tutti gli sforzi fatti dagli agricoltori in questi anni per migliorare la qualità, e si permettono importazioni di prodotti a prezzo bassissimo, anche grazie all’esenzione dei dazi, che finiranno per far chiudere le nostre aziende».
Ormai l’accordo è stato firmato.
«Sì. ma in Consiglio potrebbe bloccarlo un numero di Paesi che rappresentino il 35% della popolazione Ue. E al Parlamento potrebbe non essere raggiunta la maggioranza semplice: vedremo quanto valgono gli impegni di tanti deputati nei confronti degli agricoltori».