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L’altolà di Tajani sulle “mancette”. Ma Forza Italia ribolle ancora

(ansa)

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Nel mirino il presidente della commissione Bilancio, verso il rimpasto tra febbraio e marzo
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Roma - Nel partito che litiga per le “mancette” della manovra è il leader a provare a mettere ordine. “Evitiamo di finire sui giornali per piccole polemiche, vedi oggi Repubblica”, scrive Antonio Tajani alle 10,27 sulla chat WhatsApp dei deputati di Forza Italia. Il riferimento è alle accuse che alcuni parlamentari hanno rivolto ai quattro colleghi che siedono nella commissione Bilancio: al presidente Giuseppe Mangialavori, a Roberto Pella, Francesco Cannizzaro e Mauro D’Attis viene rimproverato di essersi spartiti 40 milioni per le modifiche alla manovra. Da soli, senza condividere le scelte e soprattutto lasciando gli altri a bocca asciutta.

Dopo la tirata d’orecchie di Tajani, nella chat cala il gelo. Si fanno avanti solo due dei cinquanta compo…

Roma - Nel partito che litiga per le “mancette” della manovra è il leader a provare a mettere ordine. “Evitiamo di finire sui giornali per piccole polemiche, vedi oggi Repubblica”, scrive Antonio Tajani alle 10,27 sulla chat WhatsApp dei deputati di Forza Italia. Il riferimento è alle accuse che alcuni parlamentari hanno rivolto ai quattro colleghi che siedono nella commissione Bilancio: al presidente Giuseppe Mangialavori, a Roberto Pella, Francesco Cannizzaro e Mauro D’Attis viene rimproverato di essersi spartiti 40 milioni per le modifiche alla manovra. Da soli, senza condividere le scelte e soprattutto lasciando gli altri a bocca asciutta.

Dopo la tirata d’orecchie di Tajani, nella chat cala il gelo. Si fanno avanti solo due dei cinquanta componenti del gruppo: il sottosegretario al Mit, Tullio Ferrante, e Piergiorgio Cortelazzo commentano con il simbolo dell’applauso.

Ma i litigi proseguono nelle retrovie. I quattro si sentono tra di loro. Concordano una linea comune: nulla da temere, tutte le decisioni sono state condivise con il capogruppo a Montecitorio, Paolo Barelli. Semmai - prosegue il ragionamento - sono gli altri ad aver esposto il partito alle critiche con le loro accuse. Anche perché, aggiungono, tutti hanno portato a casa qualcosa: non solo loro, quindi. Spunta anche una lista con i singoli finanziamenti previsti dagli emendamenti dei colleghi, dai 500 mila euro per la pineta D’Avalos di Pescara ai 300 mila euro per l’Istituto salesiano Don Bosco di Brindisi.

La controparte, intanto, si fa più corposa. I più agguerriti sono Luca Squeri e Tommaso Calderone, ma anche se con diverse sfumature sono almeno una decina i deputati che hanno sollevato il caso. “Hanno voluto fare una manovra da ladri di biciclette, se la sono cantata e suonata da soli”, commenta ironico uno di loro.

L’intervento di Tajani non ha chiuso affatto la questione. Ora nel mirino c’è la presidenza della commissione Bilancio. Tra febbraio e marzo i vertici delle commissioni parlamentari potranno essere sostituiti. I fedelissimi di Tajani puntano a rimpiazzare il calabrese Mangialavori, ma i parlamentari più vicini a lui ne difendono l’operato e ricordano a Tajani che la Calabria è la roccaforte dei voti azzurri, assieme alla Sicilia. Le “mancette” della manovra fanno da apripista a una nuova contesa dentro al partito.

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