È uno dei tanti nomi destinati a sparire dal listino di piazza Affari, ma non è un nome come tanti. Mittel, la società con 139 anni di vita e innumerevoli vite alle spalle, è stata costruttore ed esercente di linee ferroviarie, holding di partecipazioni, merchant bank. Ma soprattutto ha giocato per decenni un ruolo da protagonista nella cosiddetta “finanza bianca” di estrazione cattolica, tentando e fallendo l’obiettivo di diventare — sotto la regia di Giovanni Bazoli — un’alternativa alla laicissima Mediobanca.
La storia
In principio fu la “Italienische Mittelmeer-Eisenbhan-Gesellshaft”, ovvero il nome tedesco, usato per la quotazione internazionale della “Società italiana per le strade ferrate del Mediterraneo” nata nel 1885, e poi abbreviato appunto in …
È uno dei tanti nomi destinati a sparire dal listino di piazza Affari, ma non è un nome come tanti. Mittel, la società con 139 anni di vita e innumerevoli vite alle spalle, è stata costruttore ed esercente di linee ferroviarie, holding di partecipazioni, merchant bank. Ma soprattutto ha giocato per decenni un ruolo da protagonista nella cosiddetta “finanza bianca” di estrazione cattolica, tentando e fallendo l’obiettivo di diventare — sotto la regia di Giovanni Bazoli — un’alternativa alla laicissima Mediobanca.
La storia
In principio fu la “Italienische Mittelmeer-Eisenbhan-Gesellshaft”, ovvero il nome tedesco, usato per la quotazione internazionale della “Società italiana per le strade ferrate del Mediterraneo” nata nel 1885, e poi abbreviato appunto in Mittel. Una denominazione che per diventare ufficiale dovrà aspettare quasi un secolo: è nel 1969 che la Mittel diventa tale anche all’anagrafe di Borsa. In quel lungo periodo la sua trasformazione principale si è già compiuta: da compagnia che ha come missione la costruzione di linee ferroviarie in Italia e all’estero, comprese le colonie, diventa protagonista nel mondo dell’energia elettrica all’interno del mondo Montedison e poi holding di partecipazioni della ricca finanza bresciana. In quel 1969 Mittel è già da un lustro una finanziaria di partecipazioni e ha partecipazioni residue nelle ferrovie e nell’immobiliare, ma anche e soprattutto in società quotate come Gemina (dove sono azionisti anche Fiat, Pirelli, Mediobanca e l’Italmobiliare dei bergamaschi Pesenti) la Rizzoli, la meccanica pavese della Necchi e la fiorentina Sma che fabbrica radar e strumenti di segnalamento. Il controllo è diviso tra grandi famiglie toscane vicine alla Banca Steinhauslin e gli ambienti della finanza cattolica bresciana che fanno capo alla Banca San Paolo.
Bazoli alla ribalta
È proprio da Brescia che Giovanni Bazoli, docente universitario, avvocato e consigliere della Banca San Paolo, arriva alla ribalta nazionale quando l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta gli affida il compito di presiedere il Nuovo Banco Ambrosiano per salvarlo dal dissesto della gestione sotto l’ombra di Michele Sindona. Bazoli diventa presidente del Nuovo Banco Ambrosiano nel 1982 e Mittel partecipa al patto di sindacato dei soci della banca. Cinque anni dopo, nell’87, quando la Intesa Finanziaria, scatola prossima sempre al San Paolo, rastrella azioni della Mittel passando dal 29 al 42%, Bazoli ne assume la presidenza. La conserverà per un quarto di secolo rendendola di fatto emanazione del suo potere e portandola anche a piazza Affari nel 1997. Mittel, nonostante le dimensioni non grandi e la potenza finanziaria limitata, sarà azionista sempre vicino a quel nocciolo duro che Bazoli mette assieme mentre traccia il percorso che dal Nuovo Banco Ambrosiano porterà prima al Banco Ambrosiano Veneto, a Banca Intesa e poi alla fusione con un altro San Paolo, questa volta torinese.
Il controllo Rcs
Nell’84 l’intesa con Mediobanca per prendere il controllo della Rcs — la società che edita il Corriere della Sera, devastata dalle scorribande della P2 — porta Mittel ad avere il 6% della casa editrice, che trasformerà poi in una quota in Gemina. Mittel si consolida come “salottino buono” dell’industria e della finanza a Est di Milano, partecipando a operazioni “di sistema” e vantando nel suo azionariato la famiglia Pesenti con il 13%, altre realtà imprenditoriali tra Bergamo e Brescia e soprattutto, con una quota superiore al 15%, la Tassara dell’enigmatico imprenditore e finanziere Romain Zaleski, che di Intesa Sanpaolo sarà al tempo stesso grande azionista e grande debitore. È la crisi finanziaria del 2008 che mette fine ai sogni di gloria di Mittel. Dopo la lunga epoca di Guido De Vivo e poi quella di Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato diventa Arnaldo Borghesi, chiamato anch’egli da Bazoli: con le quotazioni ai minimi, la finanziaria deve cambiare pelle e punta a trasformarsi in società di consulenza e operatore di private equity che investe in società non quotate. Allo stesso tempo i grandi soci di Mittel hanno visto l’occasione per conquistare la Hopa, la finanziaria anch’essa bresciana, ma lontanissima dal mondo della finanza “bianca”, messa in piedi da Enrico Gnutti e protagonista della conquista — a debito — di Telecom Italia nel 1999, nonché di varie incursioni nel mondo bancario. Con l’operazione partita sotto la gestione di Gorno Tempini, Hopa finirà, dopo non poche trattative e dissidi, sotto il controllo di Mittel e della Equinox del finanziere Salvatore Mancuso per fondersi poi nel 2011 proprio con la stessa Mittel. Ma l’epoca è cambiata: l’unione di due debolezze non fa una forza.
Si disfa la tela
Nel 2014 la tela di Bazoli si disfa: Borghesi viene esautorato dal consiglio d’amministrazione mentre si incrociano le accuse tra l’ad e una parte dei consiglieri, tirando anche in ballo la gestione De Vivo; il sodale Zaleski vende il suo 15,3% all’imprenditore Franco Stocchi, un marchigiano con interessi nell’abbigliamento e nell’immobiliare, mentre Pesenti era già uscito prima. Lo stesso Bazoli, del resto, si era già dimesso dalla presidenza nell’aprile 2012 per sopraggiunta incompatibilità con l’analoga carica in Intesa-Sanpaolo. Con Rosario Bifulco come nuovo presidente, Mittel si prepara a una nuova vita da merchant bank che investe in piccole imprese ad alto potenziale, mentre le partecipazioni bancarie sono ormai un ricordo.
Sei anni fa proprio Storchi, assieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto lancia attraverso il veicolo Co-Val un’Opa su Mittel, non finalizzata al delisting, arrivando a detenere assieme poco più dell’84% del capitale. Le partecipazioni, ormai, sono tutte di tipo industriale: tra queste il 75% della società Industria Metallurgica Carmagnolese, che fa componentistica auto; il 100% di Ceramica Cielo, che produce ceramiche per bagno di design, e il 100% di Ceramica Catalano; il 100% del Gruppo Finestre che si occupa di serramenti; l’abbigliamento per la neve con il 90% di Ciesse Piumini. L’ultimo capitolo si scrive a inizio dicembre, quando Co-Val assieme al presidente di Mittel Marco Colacicco lanciano un’Opa sul residuo flottante, questa volta con l’obiettivo del delisting. Più piccola e fuori dai giochi di potere, Mittel non ha più necessità di essere a piazza Affari.