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L’Italia incassa la sesta rata Pnrr. Ma il Piano cambia ancora

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La Commissione europea ha versato la tranche da 8,7 miliardi. Modifiche in arrivo per progetti di tratte ferroviarie (Salvini), incentivi di Transizione 5.0 (Urso) e studentati (Bernini)
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Roma – I festeggiamenti e i compiti a casa. Tutto insieme a Palazzo Chigi. Nel giorno in cui l’Europa versa all’Italia la sesta rata del Pnrr da 8,7 miliardi, Giorgia Meloni deve sdoganare la richiesta di una nuova revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La quarta in quattordici mesi. Le nuove modifiche saranno inviate a Bruxelles al più tardi entro metà febbraio. Correzione in corsa.

L’urgenza di intervenire ancora sugli obiettivi del Piano spunta nella nota che il ministro per il Pnrr, Tommaso Foti, diffonde dopo la comunicazione della Commissione europea sul bonifico che fa salire il totale delle risorse incassate da Roma a 122 miliardi, il 63% della dote complessiva da 194,4 miliardi.

L’ex capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera non si limita a garantire l’impegno a formalizzare, entro la fine dell’anno, la richiesta di pagamento della settima tranche da 18,3 miliardi. Parla anche di “massima attenzione” sul monitoraggio in corso e sulle “misure inserite nelle u…

Roma – I festeggiamenti e i compiti a casa. Tutto insieme a Palazzo Chigi. Nel giorno in cui l’Europa versa all’Italia la sesta rata del Pnrr da 8,7 miliardi, Giorgia Meloni deve sdoganare la richiesta di una nuova revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La quarta in quattordici mesi. Le nuove modifiche saranno inviate a Bruxelles al più tardi entro metà febbraio. Correzione in corsa.

L’urgenza di intervenire ancora sugli obiettivi del Piano spunta nella nota che il ministro per il Pnrr, Tommaso Foti, diffonde dopo la comunicazione della Commissione europea sul bonifico che fa salire il totale delle risorse incassate da Roma a 122 miliardi, il 63% della dote complessiva da 194,4 miliardi.

L’ex capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera non si limita a garantire l’impegno a formalizzare, entro la fine dell’anno, la richiesta di pagamento della settima tranche da 18,3 miliardi. Parla anche di “massima attenzione” sul monitoraggio in corso e sulle “misure inserite nelle ultime tre rate”, con l’obiettivo “di individuare i necessari correttivi per la piena e puntuale attuazione del Piano nei tempi previsti”. Ecco la revisione. L’ipotesi, anticipata da Repubblica, era stata già messa in conto da Raffaele Fitto, il predecessore di Foti, ora commissario europeo.

Ma a un anno e mezzo dalla deadline per l’utilizzo dei fondi europei, l’idea sta accelerando. E soprattutto prendendo forma nelle interlocuzioni in corso tra la Struttura di missione di Chigi e i ministeri che saranno coinvolti dal restyling.

Tre in particolare: il dicastero delle Infrastrutture di Matteo Salvini, quello delle Imprese e del made in Italy guidato da Adolfo Urso e l’Università che risponde ad Anna Maria Bernini.

In bilico ci sono alcune tratte ferroviarie, in particolare alcuni lotti della Salerno-Reggio Calabria: le risorse che non si riuscirebbero a spendere in tempo verrebbero travasate su altri cantieri. Ma il rimescolamento potrebbe portare a trasferire le stesse somme su un altro capitolo di spesa, anche estraneo a quello gestito da Rfi.

La stessa dinamica potrebbe riguardare gli incentivi di Transizione 5.0 destinati alle imprese che investono sull’innovazione green. Il governo ha già concordato alcune correzioni con Bruxelles, come la possibilità di cumulo con altri incentivi nazionali ed europei, ma le modifiche inserite nella manovra durante l’iter alla Camera potrebbero non bastare per salvare una parte di questi fondi.

La terza questione al centro della revisione riguarda le residenze per gli studenti universitari. Il target è ambizioso: 60 mila nuovi posti letto entro la metà del 2026. In Italia ci sono voluti vent’anni per realizzarne 40 mila. La misura è tra quelle cerchiate in rosso. Bernini, però, tiene il punto. Nelle ultime ore ne ha parlato con i suoi collaboratori: rinunciare all’obiettivo - ha sottolineato - significherebbe perdere una grande opportunità per il Paese e l’occasione di dare una risposta concreta a un’esigenza reale. Ecco perché ha proposto alcuni correttivi, dall’eliminazione del vincolo che obbliga a realizzare almeno il 70% di camere singole a un anticipo, pari almeno al 20%, dell’incentivo per le imprese e i soggetti pubblici che realizzano i posti letto.

La ministra ha anche chiesto una maggiore collaborazione ai sindaci per rafforzare un trend che al 18 dicembre contava 152 richieste ammesse per la realizzazione di 17.763 posti letto. Ma il target dei 60 mila resta lontano: l’idea di Bernini è realizzare il maggior numero possibile di posti entro la scadenza del 2026 per riuscire a strappare una mini-deroga. Ma Palazzo Chigi teme la contrarietà di Bruxelles.

Non per questo il governo rinuncerà a chiedere correzioni importanti, confidando anche in Fitto. E non solo. La Commissione Ue ritiene che molti Paesi, non solo l’Italia, si affacceranno tra gennaio e marzo per chiedere di rivedere i rispettivi Piani. Il gancio è l’articolo 21 del regolamento del Recovery che permette di presentare una proposta di revisione "a causa di circostanze oggettive” che impediscono la realizzazione, in tutto o in parte, del Piano. Il Pnrr è pronto a cambiare di nuovo.

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