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Rc auto cresce ancora. Ivass: “Il bonus malus non funziona più”

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L’autorità del settore assicurativo propone che gli automobilisti virtuosi partecipino agli utili della propria compagnia. Nel frattempo il premio segna un +7,2% su base annua
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Nell’Rc auto il meccanismo del bonus/malus non funziona più. Con il 90% dei guidatori in classe di merito 1 - la migliore - non c’è più collegamento tra classe di appartenenza che determina il prezzo delle polizze e rischiosità dell’automobilista. Stavolta non è un’associazione di consumatori a dirlo, ma la stessa Ivass, l’autorità pubblica del settore assicurativo.

Gli utili

Ivass, che questa posizione l’aveva già sostenuta nel corso di un’audizione parlamentare, lunedì scorso ha anche avanzato una proposta: impostare i contratti in modo tale che l’automobilista virtuoso possa vedersi riconosciuta parte degli utili guadagnati dalla compagnia.

Un modo, insomma, per premiare chi non fa incidenti. Sebbene su modalità e tempi di questa riforma la nebbia sia ancora fitta. Fonti dell’autorità spiegano infatti che sulla proposta di ieri non sono stati fatti studi né analisi. La fattibilità, insomma, è tutta da valutare.

Nel frattempo, però, associazioni di consumatori e addetti ai lavori…

Nell’Rc auto il meccanismo del bonus/malus non funziona più. Con il 90% dei guidatori in classe di merito 1 - la migliore - non c’è più collegamento tra classe di appartenenza che determina il prezzo delle polizze e rischiosità dell’automobilista. Stavolta non è un’associazione di consumatori a dirlo, ma la stessa Ivass, l’autorità pubblica del settore assicurativo.

Gli utili

Ivass, che questa posizione l’aveva già sostenuta nel corso di un’audizione parlamentare, lunedì scorso ha anche avanzato una proposta: impostare i contratti in modo tale che l’automobilista virtuoso possa vedersi riconosciuta parte degli utili guadagnati dalla compagnia.

Un modo, insomma, per premiare chi non fa incidenti. Sebbene su modalità e tempi di questa riforma la nebbia sia ancora fitta. Fonti dell’autorità spiegano infatti che sulla proposta di ieri non sono stati fatti studi né analisi. La fattibilità, insomma, è tutta da valutare.

Nel frattempo, però, associazioni di consumatori e addetti ai lavori restano sul chi va là. Per Assoutenti, una delle realtà più attente al settore assicurativo, la mossa appare “di dubbia efficacia, se non accompagnata da una reale volontà di riformare un mercato ormai dominato da oligopoli e vessazioni nei confronti degli assicurati”, spiega il presidente Gabriele Melluso.

Giustizia e coerenza

“Suggerire oggi la redistribuzione degli utili - prosegue - è quasi grottesco, se pensiamo ai 10 miliardi accumulati dalle compagnie negli ultimi dieci anni solo nel settore Rc auto. Se davvero vogliono fare sul serio, perché non cominciano a redistribuire gli utili a partire dal passato recente? Sarebbe un atto di giustizia e coerenza”.

Prima di abolire il bonus-malus, sostiene Federcarrozzieri, ci sono altre priorità. “Il problema delle polizze Rc auto va risolto puntando sulla mobilità degli assicurati attraverso anche rimedi drastici come la portabilità delle polizze, al pari di quello che avviene nella telefonia” spiega il presidente Davide Galli.

Secondo Federcarrozzieri, le tariffe si abbattono favorendo la concorrenza tra compagnie e introducendo nuove misure “come le polizze con franchigia che consentono di ridurre significativamente i costi e, di conseguenza, i premi assicurativi”.

Altri rincari

L’Ivass ha appena diffuso il dato sull’rc auto a ottobre 2024, evidenziando un ulteriore rincaro di due euro sul mese precedente, ma soprattutto su base annua del 7,2%. Nessuna provincia si salva dall’ondata, ma Roma risulta la più colpita di tutte con un +11,5%.

Aumenta anche il differenziale di premio tra Napoli e Aosta, passato a a 267 - l’11,7% in più su base annua - seppure rispetto a dieci anni fa il calo sia del 41,4%. Il differenziale è un indicatore importante per analizzare la forbice geografica tra nord e sud.

E a conferma di quanto ribadito dalla stessa Ivass, il fatto di trovarsi in prima classe non tutela l’automobilista dall’aumento del prezzo, che è stato del 6,4% contro il +10,6% medio di chi si trova in classi superiori alla prima.

In sostanza, il premio medio è tornato ai livelli del 2018, annullando così quattro anni di discesa costante. “Un incremento astronomico del tutto immotivato, non giustificato né dall'inflazione, né dal costo dei sinistri, né dall'incidentalità", denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori.

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