La manovra al Senato. Liris si dimette da relatore. Giorgetti: “Rivedere regole su doppia lettura”
di Giuseppe ColomboROMA - Appena mezz’ora di discussione, poi i lavori si fermano: la manovra va in aula al Senato senza il mandato al relatore. Succede tutto in commissione Bilancio, dove l’esame della terza Finanziaria del governo Meloni si riduce a una formalità. Il tempo stringe per l’esecutivo: bisogna correre per incassare il via libera definitivo dell’emiciclo sabato, a due giorni dall’esercizio provvisorio. Per questo il passaggio flash in commissione: gli 814 emendamenti presentati dalle opposizioni non vengono neppure illustrati. Finiscono tutti nel cestino.
E intanto montano le polemiche per quello che di fatto è diventato il “monocameralismo” della legge di bilancio: dal 2018, infatti, la manovra viene esaminata e modificata di fatto solo da una Camera, mentre l’altra procede a un’approvazione automatica,…
ROMA - Appena mezz’ora di discussione, poi i lavori si fermano: la manovra va in aula al Senato senza il mandato al relatore. Succede tutto in commissione Bilancio, dove l’esame della terza Finanziaria del governo Meloni si riduce a una formalità. Il tempo stringe per l’esecutivo: bisogna correre per incassare il via libera definitivo dell’emiciclo sabato, a due giorni dall’esercizio provvisorio. Per questo il passaggio flash in commissione: gli 814 emendamenti presentati dalle opposizioni non vengono neppure illustrati. Finiscono tutti nel cestino.
E intanto montano le polemiche per quello che di fatto è diventato il “monocameralismo” della legge di bilancio: dal 2018, infatti, la manovra viene esaminata e modificata di fatto solo da una Camera, mentre l’altra procede a un’approvazione automatica, senza avere la possibilità di intervenire sul testo.
Dalla maggioranza arriva un primo segnale: il relatore Guido Liris (FdI) si dimette dal suo incarico al termine dei lavori della commissione. “Chiedo al presidente di farsi mediatore perché non ci sia più la singola lettura e si torni alla doppia lettura. Era una volontà per la maggioranza di dire questa cosa qui”, sottolinea il capogruppo di Fratelli d’Italia nella quinta commissione di Palazzo Madama. Poi una nota per provare a correggere il tiro: “Di fronte agli oltre 800 emendamenti presentati dalle opposizioni non si è potuto dare mandato ad alcun relatore: non era questione di dimissioni”.
Giorgetti: “La revisione delle regole è necessaria”
Interviene anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. "La revisione un po’ dei meccanismi e anche delle regole è necessaria, noi siamo assolutamente disponibili e abbiamo dato disponibilità", dice a margine dei lavori in aula rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se il governo terrà conto delle proteste per la mancanza di una doppia lettura della manovra con la riforma della legge di contabilità. “Però - aggiunge il ministro - giustamente è materia parlamentare non di governo, l'iniziativa deve essere parlamentare su queste cose”.
Le opposizioni: “Passaggio burocratico, è pericoloso”
Le opposizioni sono sulle barricate. “Quella della maggioranza è ormai una prassi consolidata: sceglie di utilizzare il parlamento non come un ruolo di dibattito ma come un mero passaggio burocratico e questo è un pericolo", incalza il capogruppo del Pd in commissione Bilancio, Daniele Manca. Secondo Manca, "la legge di bilancio esce dal Parlamento peggio di come è entrata: questo governo ha scelto di procedere con il monocameralismo anche per i disegni di legge, questa prassi va cambiata”.
Critica anche Avs. "Siamo alla farsa: tutto deciso e il Senato deve solo ratificare, ormai siamo alla finta democrazia e allo svilimento del Parlamento”, chiosa il senatore di Allenza Verdi e Sinistra, Tino Magni.
Il Pd: Dimissioni di Liris contro il governo?
I dem criticano anche la scelta di Liris. “Si dimette contro il governo Meloni? Si dimette in polemica con il suo partito che ha sottomesso i gruppi di maggioranza alla volontà ottusa del governo?”, dichiara il capogruppo del Pd a Palazzo Madama, Francesco Boccia. “Forse più semplicemente - aggiunge - la maggioranza in Senato ha preso atto che questo livello di umiliazione non è mai stato raggiunto e provano a salvare la coscienza inscenando dimissioni a dir poco risibili.
Anche Italia Viva prende di mira Liris. "Le dimissioni da relatore sono una pagliacciata, se la maggioranza avesse tenuto così tanto alla doppia lettura e alla centralità del Parlamento non si sarebbe fatta umiliare in questo modo dal governo: troppo facile porre il problema adesso, dopo il suk della Camera e la farsa del Senato”, scrivono in una nota congiunta le senatrici di Italia Viva Raffaella Paita, coordinatrice nazionale del partito e componente della commissione Bilancio, e Dafne Musolino, membro della commissione Affari costituzionali.
Manovra con fiducia
La discussione generale in aula ha preso il via alle 14: tra i banchi del governo è seduto Giorgetti. Anche quella che si terrà nell’emiciclo di Palazzo Madama sarà una discussione contingentata dato che il governo porrà la questione di fiducia al più tardi in serata. Domani, all’ora di pranzo, il voto che chiuderà l’iter parlamentare. A quel punto la manovra sarà legge.