Pasticcio di fine anno per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che adesso deve trovare il modo di coprire un ammanco di fondi per portare a termine la costruzione delle reti ferroviarie Milano-Genova e Brescia-Padova. A causare il buco è la mancata proroga del decreto Asset del 2023, che all’articolo 18 prevedeva le disposizioni volte a garantire “il rispetto dei progetti di investimento di infrastrutture ferroviarie finanziati con risorse del Pnrr, del Piano nazionale complementare (Pnc) o da programmi cofinanziati dai fondi della Ue”.
Mancano i fondi per completare i lavori
Con la legge di bilancio è arrivata una proroga, ma di un altro provvedimento: il decreto Aiuti del 2022, nato dopo la pandemia e la guerra in Ucraina per compensare l’esplosione dei costi di materie prime e energia. Fatto sta che se gli incentivi del decreto Asset non verranno rinnovati in tempi brevi, i consorzi committenti dei lavori, ovvero Cepav Due, Cociv e Iricav Due, rischian…
Pasticcio di fine anno per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che adesso deve trovare il modo di coprire un ammanco di fondi per portare a termine la costruzione delle reti ferroviarie Milano-Genova e Brescia-Padova. A causare il buco è la mancata proroga del decreto Asset del 2023, che all’articolo 18 prevedeva le disposizioni volte a garantire “il rispetto dei progetti di investimento di infrastrutture ferroviarie finanziati con risorse del Pnrr, del Piano nazionale complementare (Pnc) o da programmi cofinanziati dai fondi della Ue”.
Mancano i fondi per completare i lavori
Con la legge di bilancio è arrivata una proroga, ma di un altro provvedimento: il decreto Aiuti del 2022, nato dopo la pandemia e la guerra in Ucraina per compensare l’esplosione dei costi di materie prime e energia. Fatto sta che se gli incentivi del decreto Asset non verranno rinnovati in tempi brevi, i consorzi committenti dei lavori, ovvero Cepav Due, Cociv e Iricav Due, rischiano di dover fermare i cantieri la prossima settimana perché i costi delle opere sono considerevolmente superiori ai fondi stanziati. “Pur avendo la volontà di realizzare le opere di competenza nelle tempistiche fissate dal Pnrr (ovvero entro il 30 giugno 2026) – si legge nella lettera inviata a Salvini, e per conoscenza anche al Mef e a Rfi - gli scriventi contraenti generali non possono operare in assenza di una remunerazione idonea a coprire i costi effettivi”.
La lettera firmata dai costruttori, da Webuild e Saipem
Tra i general contractor di queste opere ci sono Saipem e Webuild, importanti società quotate, nonché partecipate dalla Cassa depositi e prestiti (che, al fianco di Eni, ha il 12,8% di Saipem e il 21,28% del primo general contractor tricolore). “L’esclusiva proroga del Decreto Aiuti comporterebbe pesanti conseguenze sul piano economico e finanziario - prosegue la missiva - rendendo così i relativi contratti eccessivamente onerosi, con l’inevitabile blocco delle lavorazioni”. Ma se la costruzione della Milano-Genova è avanti sulla tabella di marcia, fermare la tratta Brescia-Padova, che attraversa lo snodo di Verona - una delle più trafficate e congestionate di sempre - sarebbe un grande problema. “In mancanza di una proroga tempestiva del Decreto Asset ed alla luce dei conseguenti effetti sull’equilibrio sinallagmatico dei rapporti contrattuali attualmente in essere – prosegue la lettera inviata lo scorso 19 dicembre - i contraenti generali saranno, purtroppo loro malgrado, inevitabilmente costretti a fermare i cantieri già a partire dal mese di gennaio 2025”.
Oltre 22 miliardi di opere con serie ricadute sui posti di lavoro
In ballo ci sono commesse dal valore complessivo superiore a 22 miliardi (10,6 miliardi per la Milano-Genova e 11,6 per la Brescia-Padova), con importanti ricadute anche sull’occupazione. Se le due opere restassero incompiute si creerebbero disagi alla viabilità, ma anche conseguenze a cascata sul territorio.
“Siamo certi che condividiate la nostra preoccupazione riguardo al rischio di una paralisi del settore e confidiamo nel Vostro intervento per garantire una soluzione che tuteli la continuità dei lavori e la proroga per l’anno 2025 delle misure straordinarie previste dall’art. 18 del Decreto Asset – conclude la missiva -, in modo tale da compensare i maggiori oneri e costi che dovranno essere sostenuti dagli scriventi per l’ultimazione dei lavori”. Dal Mit fanno sapere che “la proroga del decreto Asset non è stata possibile nella legge di bilancio”, ma “le esigenze dei singoli cantieri saranno oggetto di approfondimento con Rfi” dopo la pausa natalizia.