Roma - Prima la fiducia, che passa con 112 sì. Poi l’aula del Senato dà il via libera definitivo al provvedimento con 108 voti favorevoli (i contrari sono 63, uno astenuto). La terza manovra del governo Meloni è legge.
Una Finanziaria da 30 miliardi che destina la maggior parte delle risorse (17 miliardi) alla conferma dell’Irpef a tre aliquote e al taglio del cuneo, che da contributivo diventa fiscale, per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 40 mila euro. L’ultimo atto a Palazzo Madama si consuma tra le polemiche per i tempi contingentati che hanno impedito ai senatori di intervenire sul testo approvato dalla Camera. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, prova a spegnere le polemiche: “Trovare il modo di avere più di un mese sia per la Camera sia per il Senato è una cosa che si può provare a fare”.
Roma - Prima la fiducia, che passa con 112 sì. Poi l’aula del Senato dà il via libera definitivo al provvedimento con 108 voti favorevoli (i contrari sono 63, uno astenuto). La terza manovra del governo Meloni è legge.
Una Finanziaria da 30 miliardi che destina la maggior parte delle risorse (17 miliardi) alla conferma dell’Irpef a tre aliquote e al taglio del cuneo, che da contributivo diventa fiscale, per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 40 mila euro. L’ultimo atto a Palazzo Madama si consuma tra le polemiche per i tempi contingentati che hanno impedito ai senatori di intervenire sul testo approvato dalla Camera. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, prova a spegnere le polemiche: “Trovare il modo di avere più di un mese sia per la Camera sia per il Senato è una cosa che si può provare a fare”.
Ma la volontà di evitare il monocameralismo non basta a fermare la protesta delle opposizioni. "Se alla democrazia parlamentare si toglie la legge di bilancio, la democrazia parlamentare non c’è più: dopo queste operazioni, il Parlamento c’è, ma la dignità del Parlamento no”, incalza il capogruppo del Pd, Francesco Boccia. Critici anche i 5 stelle: “Questa manovra certifica un dato: il Paese è in recessione”, attacca il presidente dei senatori pentastellati, Stefano Patuanelli.
Tocca alla maggioranza difendere la Finanziaria, ma il fronte non è granitico. Il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, mette in fila una serie di richieste, da una nuova rottamazione delle cartelle fiscali a “una maggiore attenzione” al Nord, “dove si concentra la produttività”. Pd e Italia Viva mettono in evidenza la frattura. “Romeo si sentirebbe più a suo agio sui banchi delle opposizioni”, dice Boccia. Per Enrico Borghi (Iv), il leghista “ha sostanzialmente messo in mora il governo”.
L’ultima difesa della legge di bilancio spetta al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ("Taglia gli sprechi e aiuta le famiglie più bisognose”) e a Giorgia Meloni. Assente in aula, la presidente del Consiglio diffonde un comunicato stampa per rivendicare una manovra “di grande equilibrio, un passo avanti per un’Italia più forte e giusta”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA