Anche nel 2025, per provare a tracciare le rotte delle Borse, occorre seguire il percorso delle banche centrali e la nuova mappa geopolitica, in continuo aggiornamento. L’anno prossimo a dare le carte sarà il nuovo presidente statunitense, Donald Trump, che ha già fatto sapere che subito dopo il suo insediamento intende incontrare il “vecchio amico” Vladimir Putin per capire come mettere fine alla guerra della Russia in Ucraina. Non a caso, Giuseppe Patara, responsabile investimenti Italia di Pictet Wealth Management, inserisce lo stop al conflitto di Mosca a Kiev come una delle tre principali condizioni che potrebbero aprire scenari positivi per le Borse europee anche nel 2025, dopo le brillanti performance del 2023 e quelle discrete del 2024.
Un altro fronte che risentirà fortemente delle nuove politiche americane è quello mediorientale, dove, prima dell’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre del 2023, Israele e Arabia Saudita stavano negoziando una pace storica. Il ritorno di…
Anche nel 2025, per provare a tracciare le rotte delle Borse, occorre seguire il percorso delle banche centrali e la nuova mappa geopolitica, in continuo aggiornamento. L’anno prossimo a dare le carte sarà il nuovo presidente statunitense, Donald Trump, che ha già fatto sapere che subito dopo il suo insediamento intende incontrare il “vecchio amico” Vladimir Putin per capire come mettere fine alla guerra della Russia in Ucraina. Non a caso, Giuseppe Patara, responsabile investimenti Italia di Pictet Wealth Management, inserisce lo stop al conflitto di Mosca a Kiev come una delle tre principali condizioni che potrebbero aprire scenari positivi per le Borse europee anche nel 2025, dopo le brillanti performance del 2023 e quelle discrete del 2024.
Un altro fronte che risentirà fortemente delle nuove politiche americane è quello mediorientale, dove, prima dell’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre del 2023, Israele e Arabia Saudita stavano negoziando una pace storica. Il ritorno di Trump in plancia di comando dovrebbe poi portare a un ulteriore peggioramento delle relazioni con la Cina, e non soltanto per i dazi promessi dal nuovo inquilino della Casa Bianca, che si ripercuoteranno anche sull’Europa. Riguarda proprio questo un’altra delle tre condizioni poste da Patara per una performance positiva dei mercati azionari del Vecchio continente anche nel 2025. «Le imprese e il commercio internazionale europei potrebbero trovare sollievo se l’impatto dei dazi statunitensi sarà meno pesante del previsto» pronostica l’esperto, che come ultima condizione aggiunge: «Se la Francia e la Germania troveranno stabilità politica e risolveranno i loro problemi interni, l’incertezza potrebbe iniziare a venir meno».
«L’Eurozona - sintetizza Livio Spadaro, senior portfolio manager di Frame Am - nel 2025 dovrà confrontarsi con crisi politiche importanti, un outlook economico stagnante su cui aleggia la scure dei dazi americani, con la debolezza della Cina e tensioni geopolitiche globali». Proprio l’aumento dei prezzi alle dogane si teme possa esercitare nuove pressioni al rialzo sull’inflazione, in primo luogo statunitense. Così, se nell’ultima riunione monetaria del 2024 la Fed da una parte ha ridotti i tassi di interesse di 25 punti base, dall’altro lato ha previsto un minore numero di tagli per l’anno nuovo, cosa che a caldo non è stata presa affatto bene da Wall Street. Come si legge nell’ultimo commento settimanale del global credit team di Algebris Investments, «l’imminente inizio della nuova amministrazione (Trump) aumenta i rischi di rialzo dell’inflazione». In questo quadro, pur riconoscendo che «le opportunità sono numerose», gli esperti di Algebris fanno sapere di entrare «nel prossimo anno con un posizionamento cauto sia sulle azioni che sul credito».
Borse a confronto
L’inversione della Fed sui tassi, se non proprio a “u” in ogni caso rilevante, a detta di Alessio Garzone, senior analyst di Gamma Capital Markets, ha impedito ai mercati azionari di mettere in atto un rally natalizio per distribuire qualche ulteriore regalo qua e là dopo un anno comunque redditizio se si guarda ai principali indici. «Gli investitori - afferma Garzone - si preparavano a scartare i primi regali, con il sacco pieno di tagli dei tassi, inflazione in calo e un sentiment di mercato in miglioramento. Poi è arrivato lui. Il “Grinch” Powell (numero uno della Fed, ndr) ha deciso di giocare d’anticipo e, con un colpo di scena degno di un film delle feste, ha rubato il Natale a Wall Street. E mentre il 2024 è alla fine, resta da chiedersi se il 2025 sarà l’anno in cui Babbo Natale farà il suo ritorno trionfale».
Patara, nonostante la Fed, pensa che l’anno prossimo i mercati azionari degli Stati Uniti possano regalare maggiori soddisfazioni rispetto all’Europa. Il motivo è che oltre oceano soprattutto «gli utili per azione sono destinati a salire ancora, in linea con una crescita economica che resta positiva». Non è detto, però, che il comparto tecnologico continui a tirare la volata degli indici a stelle e strisce: «È necessario iniziare a differenziare tra i diversi titoli e mantenere posizioni solo su quelli che effettivamente potranno difendere il loro vantaggio rispetto agli altri». Così, per Patara, «dopo una prolungata fase di concentrazione del mercato, potrà esserci una prima fase di ampliamento verso altri temi e di rotazione verso altri settori. In particolare negli Stati Uniti, il settore finanziario dovrebbe beneficiare di una crescita economica solida e della deregolamentazione della nuova amministrazione».
Guardando all’Europa, a detta di Spadaro, investire in Borsa nel 2025 «richiederà una particolare attenzione: le banche potrebbero continuare a rappresentare un’idea di investimento, godendo di un ambiente di tassi ancora elevati rispetto al periodo a zero e di un appeal speculativo per via del risiko settoriale. Inoltre, i titoli della difesa e della cybersicurezza possono rappresentare un’opportunità di investimento, considerate anche le pressioni di Trump sugli alleati per spendere di più». Nei giorni scorsi, e qui di nuovo entra in gioco la geopolitica, il presidente designato si è detto intenzionato a domandare agli Stati della Nato un incremento degli investimenti in difesa al 5% del Pil (quando già non si riesce a raggiungere il 2). Al contrario, per l’esperto di Frame Am, «la crescita debole dell’area dell’euro e il potenziale arrivo di dazi offuscano le opportunità per quei settori ciclici e a rischio di essere coinvolti nelle tensioni commerciali come l’auto».
«Dato che la Bce proseguirà probabilmente l’allentamento monetario agevolando cosi la crescita degli utili e la distribuzione di dividendi - tira le somme Spadaro - i settori che offrono un buon dividend yield possono rappresentare un’alternativa all’obbligazionario, i cui rendimenti vengono compressi. Guardando con quest’ottica, i settori migliori si rivelerebbero quello bancario ed energetico». In generale, secondo gli esperti di Intesa Sanpaolo, l’economia di Eurolandia, Italia compresa, si appresta ad andare a tre cilindri nel 2025, sospinta da tassi di interesse più bassi, da un miglioramento dei consumi e da un dollaro più forte. I settori e le singole aziende che da questo contesto sapranno trarre vantaggi, senza risentire dei maggiori dazi di Trump e di eventuali nuovi contraccolpi geopolitici, avranno vinto.