Dazi contro Europa e Cina; uscita dall’Accordo di Parigi e stop alla lotta contro i cambiamenti climatici; rilancio delle perforazioni, la produzione e le esportazioni di energia fossile; taglio delle tasse; pressioni sulla Federal Reserve affinché riduca il costo del denaro; ribasso del dollaro, preservandolo però come valuta di riferimento globale; deregolamentazione; stop all’immigrazione illegale e deportazione di massa di chi è entrato negli Usa senza rispettare le regole; taglio alla spesa pubblica per 2.000 miliardi.
Messi in fila, i principali obiettivi economici di Donald Trump sembrano una rivoluzione epocale. Secondo il nuovo presidente, garantiscono il rilancio degli Stati Uniti nello spirito “America First”, mentre secondo i critici minacciano di rovinare tanto i cittadini del suo paese, quanto quelli degli alleati europei e asiatici, per non parlare delle rivalità con gli altri produttori di energia in Me…
Dazi contro Europa e Cina; uscita dall’Accordo di Parigi e stop alla lotta contro i cambiamenti climatici; rilancio delle perforazioni, la produzione e le esportazioni di energia fossile; taglio delle tasse; pressioni sulla Federal Reserve affinché riduca il costo del denaro; ribasso del dollaro, preservandolo però come valuta di riferimento globale; deregolamentazione; stop all’immigrazione illegale e deportazione di massa di chi è entrato negli Usa senza rispettare le regole; taglio alla spesa pubblica per 2.000 miliardi.
Messi in fila, i principali obiettivi economici di Donald Trump sembrano una rivoluzione epocale. Secondo il nuovo presidente, garantiscono il rilancio degli Stati Uniti nello spirito “America First”, mentre secondo i critici minacciano di rovinare tanto i cittadini del suo paese, quanto quelli degli alleati europei e asiatici, per non parlare delle rivalità con gli altri produttori di energia in Medio Oriente e altrove. Il nuovo segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha riassunto il piano con tre frecce: 3% di crescita; taglio del deficit del 3%; aumento della produzione di energia con 3 milioni di barili in più al giorno.
I dazi che aspetta il mondo
Il primo provvedimento che il mondo deve aspettarsi sono i dazi. Trump ha minacciato tariffe tra 60 e 100% sui prodotti cinesi; 25% su Messico e Canada; fra 10 e 20% su tutto il resto, quindi Europa e Italia. Ha manifestato il desiderio di eliminare le tasse sul reddito, per rimpiazzarle coi ricavi dei dazi, e il suo protezionismo dovrebbe sanare le ferite che le disuguaglianze della globalizzazione hanno inferto a classe media e lavoratrice degli Usa. La Tax Foundation però ha calcolato che una tariffa universale del 20% raccoglierebbe in dieci anni 3.300 miliardi di dollari, cioè meno dei 4.000 che servirebbero anche solo per finanziare i tagli alle tasse promessi, rendendo permanenti quelli varati nel 2017. In compenso i dazi rilancerebbero l’inflazione, perché le aziende li scaricherebbero sui clienti, costando in media fra 2.500 e 3.900 dollari all’anno per famiglia.
Anita McBride, repubblicana e vice presidente della Niaf, ha spiegato a Repubblica che le tariffe contro la Cina «sono strategiche, perché è il principale rivale geopolitico degli Usa, mentre quelle contro l’Europa sono transazionali». Vuol dire che le prime sono inevitabili, come strumento per convincere Pechino a cambiare le sue pratiche economiche, ma le seconde potrebbero essere evitate, negoziando condizioni più favorevoli per i commerci transatlantici, a cui andrebbe aggiunto l’impegno ad investire il 3% del pil nella difesa. Bessent, che aveva iniziato la carriera lavorando per George Soros quando scommetteva contro la sterlina, ha dichiarato di ritenere che Trump sia nel cuore un sostenitore dei liberi commerci. Si vedrà. Per ora è una speranza.
La transazione verde
Anche l’uscita dall’Accordo di Parigi viene data per scontata, ma l’impatto sulla transizione verde è meno chiaro. L’iniziativa più concreta di Biden per ridurre le emissioni è stata l’Inflation Reduction Act. Stanzia circa 370 miliardi di dollari per investimenti nell’energia pulita, finanziati soprattutto con agevolazioni fiscali. L’80% di questi soldi va a stati repubblicani, che quindi non hanno interesse a revocare l’Ira, mentre anche il ceo della Exxon Darren Woods ha sollecitato Trump a non cancellare l’agenda clima. Lui però intende eliminare l’obiettivo stabilito da Biden di portare le auto elettriche al 50% del venduto entro il 2030, che non è un obbligo ma un’esortazione. Quindi attaccherà la California, il più grande mercato americano con 1,78 milioni di veicoli acquistati all’anno, che invece punta a zero emissioni entro il 2035. Eliminerà i crediti fiscali da 7.500 e 4.000 dollari, elargiti a chi compra auto elettriche nuove e usate. Donald ha detto che il suo obiettivo è “drill, baby, drill”, e dal primo giorno nello Studio Ovale rilancerà la produzione di petrolio e gas, per almeno tre motivi: rendere gli Usa autosufficienti nel settore energetico, cosa che peraltro sono già in larga parte; aumentare le esportazioni; far calare i prezzi e quindi ridurre l’inflazione. Anche qui, il terzo punto è un atto di fede, più che una certezza economica. I critici dicono che sta promettendo agli americani la Luna, senza preoccuparsi del razzo con cui raggiungerla.
Il costo del denaro
Vuole da sempre che la Federal Reserve abbassi il costo del denaro, per liberare le potenzialità dell’economia Usa, ma su questo può fare solo pressioni, perché il presidente Powell ha già avvertito che non si dimetterà e continuerà a fare il proprio lavoro in maniera indipendente, fino alla fine del mandato. Anche sul dollaro, Trump sembra volere la Luna senza il razzo per arrivarci, oppure volando nella direzione opposta. Da una parte, infatti, dice che la valuta americana è troppo forte e quindi penalizza le esportazioni; dall’altra però vuole che resti la divisa di riferimento globale, vedi i dazi minacciati contro i Brics se si azzarderanno a sfidarla, e promette misure che sembrano pensate apposta per rafforzare il biglietto verde. Alcuni democratici concedono che eliminare qualche regola che frena l’imprenditoria potrebbe essere utile, ma il taglio da 2.000 miliardi della spesa affidato a Elon Musk è un altro discorso. Nel primo mandato Trump aveva aumentato il debito pubblico di 8.000 miliardi, quindi i precedenti non garantiscono la sua credibilità, ma anche se ci riuscisse rimedierebbe ai danni fatti solo per un quarto. In realtà molti analisti, calcolando le sue promesse, temono che stavolta gonfierà il debito di 15.000 miliardi. Dunque una rivoluzione, sulla carta, che punta a cambiare il paradigma dell’economia domestica e globale, con vantaggi per alcuni e danni per molti altri. Da vedersi, poi, cosa saprà tradurre in realtà.