Esce il Drago, entra il Serpente. Simbolo di saggezza e agilità. Qualità che serviranno alla Cina per affrontare le sfide — economiche, geopolitiche, sociali — nel nuovo anno, che qui inizia il 29 di gennaio. Ogni anno ad uno dei dodici animali dello zodiaco cinese è assegnato uno dei cinque elementi (metallo, legno, acqua, fuoco e terra): il serpente di questo 2025 sarà un serpente di legno. Legno, sinonimo di crescita, flessibilità e tolleranza.
La minaccia di Trump
Le sfide economiche saranno nel 2025, ancora, le più pressanti per la leadership cinese. Sfide aggravate dalla minaccia di Donald Trump di nuovi dazi contro Pechino. L’imprevedibilità del repubblicano rappresenta un motivo di seria preoccupazione nelle segrete stanze di Zhongnanhai, il cuore del potere comunista. «Nel 2025 gli stimoli saranno fondamentali. Sebbene il governo abbia fatto annunci fiscali nel novembre 2024, le misure attuate sono più un pac…
Esce il Drago, entra il Serpente. Simbolo di saggezza e agilità. Qualità che serviranno alla Cina per affrontare le sfide — economiche, geopolitiche, sociali — nel nuovo anno, che qui inizia il 29 di gennaio. Ogni anno ad uno dei dodici animali dello zodiaco cinese è assegnato uno dei cinque elementi (metallo, legno, acqua, fuoco e terra): il serpente di questo 2025 sarà un serpente di legno. Legno, sinonimo di crescita, flessibilità e tolleranza.
La minaccia di Trump
Le sfide economiche saranno nel 2025, ancora, le più pressanti per la leadership cinese. Sfide aggravate dalla minaccia di Donald Trump di nuovi dazi contro Pechino. L’imprevedibilità del repubblicano rappresenta un motivo di seria preoccupazione nelle segrete stanze di Zhongnanhai, il cuore del potere comunista. «Nel 2025 gli stimoli saranno fondamentali. Sebbene il governo abbia fatto annunci fiscali nel novembre 2024, le misure attuate sono più un pacchetto di salvataggio che un’espansione fiscale vera e propria. Ciò non ha cambiato il persistente ma graduale rallentamento dei consumi, soprattutto se la crescita dei redditi continuerà a decelerare», sostiene Alicia Garcia Herrero, capo economista per l’Asia-Pacifico di Natixis. «Il commercio estero dovrebbe incontrare maggiori difficoltà, rendendo più difficile sostenere gli attuali tassi di crescita, soprattutto alla luce della rielezione di Trump. Il più preoccupante dei rischi è l’ulteriore escalation del conflitto geopolitico, che potrebbe scatenare una guerra commerciale su larga scala. C’è anche il rischio che le misure di stimolo siano inferiori alle aspettative del mercato, in particolare nel contesto di un dollaro più forte del previsto, che potrebbe limitare la capacità del governo di attuare una rapida riduzione dei tassi di interesse».
La guerra commerciale con gli Usa e i problemi domestici
Una possibile guerra commerciale con gli Stati Uniti e le prospettive economiche domestiche non proprio rosee sembrano destinate a creare forti mal di testa anche nel 2025 alla seconda economia del pianeta. «Piuttosto che stimolare la crescita negli ultimi anni Pechino si è concentrata sulla gestione dei suoi timori fondamentali: una crisi interna causata dal debito dei governi locali e/o dallo scoppio della bolla immobiliare del Paese, e una crisi esterna causata dagli Stati Uniti che hanno limitato l’accesso della Cina alla tecnologia e ai mercati esteri. Ciò ha impedito ai governi locali di fornire stimoli, intaccando la fiducia dei consumatori, mentre Pechino si è concentrata su misure dal lato dell’offerta per stimolare la produzione e il miglioramento industriale», scrivono gli analisti di Merics — uno dei più importanti think tank sulla Cina al mondo, con sede in Germania — nel loro report “China in 2025”. «Pechino estenderà questa agenda di politica economica fino al 2025, con eventuali cambiamenti solo marginali. La leadership cinese potrebbe sentirsi giustificata nel perseguire l’autosufficienza e la diversificazione tecnologica, dal momento che una seconda amministrazione Trump aumenta le possibilità di un’escalation delle guerre commerciali e tecnologiche tra Stati Uniti e Cina — una situazione che la Cina è in grado di gestire meglio ora che nel 2016 o nel 2020». Alle sfide economiche si intrecciano quelle geopolitiche. E anche qui Pechino dovrà fare i conti come sempre con l’America e con la nuova amministrazione Trump. Pechino diffiderà dell’imprevedibilità di Trump, almeno all’inizio, continuano i ricercatori del Merics. L’enorme campagna anticorruzione di Xi Jinping nei confronti dell’Esercito popolare di liberazione che va avanti ormai da anni (il ministro della Difesa Dong Jun ne sarebbe l’ultima vittima) «non ispirerà molta fiducia tra i vertici del partito nella capacità dei militari di prevalere in un conflitto. Le attuali tattiche di pressione contro Taiwan, le Filippine e altre potenze regionali rimarranno, ma Pechino non avrà molta voglia di un conflitto».
Le sfide sociali
E a quelle economiche e geopolitiche si sommano infine quelle sociali. La Cina è stata scossa nel 2024 da una serie di omicidi di massa: cittadini disperati che con le loro macchine travolgono la folla (come a Zhuhai, 35 morti), oppure accoltellamenti. Episodi che hanno alimentato le preoccupazioni sulla sicurezza pubblica. Ma soprattutto sullo stato di salute del Paese. La Cina, che vanta tassi di crimini violenti di gran lunga più bassi rispetto a molti altri Paesi, nell’ultimo anno è stata scossa da almeno 9 attacchi commessi da soggetti in cerca di “vendetta contro la società”: che colpiscono persone a caso. Sui social cinesi in molti hanno collegato gli ultimi episodi alle sfide che il Paese sta affrontando (crescita al rilento, disoccupazione, crisi immobiliare) e sulla mancanza di una rete di sicurezza sociale e validi meccanismi di consulenza psicologica. Un Paese sottoposto «ad un’immensa pressione», come scrisse Xu Jilin, professore alla East China Normal University, in un articolo pubblicato a metà novembre.
Altra preoccupazione è quella del calo della popolazione, del numero di matrimoni e dei cinesi che non fanno più figli. La popolazione cinese si sta riducendo e sta invecchiando, un processo che continuerà nel 2025. Il numero di over 60 tra dieci anni sarà di 400 milioni: numeri non di buon auspicio per l’economia cinese. Anche di questo, nel 2025, il Partito dovrà tener conto.