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Conversazioni intercettate con Siri, Apple chiude la causa con 95 milioni ma nega le accuse

(reuters)

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Cinque anni fa, una class action aveva accusato l’azienda di ascoltare gli utenti attraverso il suo assistente vocale. Ora, con l’accordo in discussione, i consumatori potrebbero ottenere risarcimenti fino a 20 dollari per dispositivo (per un massimo di cinque device)
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MILANO – Dopo cinque anni, Apple decide di mettere un punto alla vicenda Siri. L’azienda di Cupertino ha accettato di pagare 95 milioni di dollari per risolvere una causa intentata dai consumatori per il suo sistema di assistenza digitale. Secondo l’accusa, l’azienda fondata da Steve Jobs avrebbe ascoltato le conversazioni private degli utenti attraverso Siri. “Apple ha sempre negato e continua a negare qualsiasi presunto illecito e responsabilità", ha affermato il gigante tech nella proposta di accordo preliminare presentata martedì sera e che per essere finalizzata richiede l'approvazione del giudice distrettuale incaricato, Jeffrey White. Gli avvocati vorrebbero fissare un'udienza il 14 febbraio a Oakland, California, per rivedere i termini.

La storia

Una class action intentata cinque anni fa accusava Siri di ascoltare conversazioni private degli utenti attraverso i loro iPhone, iPad, HomePods o altri dispositivi Apple dotati dell'assistente digitale. Le conversazioni catturate dal…

MILANO – Dopo cinque anni, Apple decide di mettere un punto alla vicenda Siri. L’azienda di Cupertino ha accettato di pagare 95 milioni di dollari per risolvere una causa intentata dai consumatori per il suo sistema di assistenza digitale. Secondo l’accusa, l’azienda fondata da Steve Jobs avrebbe ascoltato le conversazioni private degli utenti attraverso Siri. “Apple ha sempre negato e continua a negare qualsiasi presunto illecito e responsabilità", ha affermato il gigante tech nella proposta di accordo preliminare presentata martedì sera e che per essere finalizzata richiede l'approvazione del giudice distrettuale incaricato, Jeffrey White. Gli avvocati vorrebbero fissare un'udienza il 14 febbraio a Oakland, California, per rivedere i termini.

La storia

Una class action intentata cinque anni fa accusava Siri di ascoltare conversazioni private degli utenti attraverso i loro iPhone, iPad, HomePods o altri dispositivi Apple dotati dell'assistente digitale. Le conversazioni catturate dall’attivazione involontaria di Siri, è l’accusa, sono state registrate dall’azienda per più di un decennio, e forse anche condivise con parti terze come inserzionisti che potevano utilizzarle per meglio piazzare i propri prodotti. Ipotesi fermamente smentita dalla casa madre.

Oltre ai 95 milioni di dollari di risarcimento, l'accordo richiede che la società della Mela confermi di aver eliminato qualsiasi conversazione ascoltata. Ma non è tutto: se il documento sarà approvato, milioni di consumatori che hanno posseduto un Apple dotato di Siri dal 17 settembre 2014 alla fine dell’anno scorso potranno presentare richieste di risarcimento e ricevere fino a 20 dollari per dispositivo per un massimo di cinque device. Una cifra che potrebbe ancora variare in base al numero di reclami. La corte stima che solo il 3-5% dei consumatori idonei si faranno avanti.

Le cifre in ballo

La somma in ballo rappresenta solo una piccola parte dei 705 miliardi di dollari di profitti che Apple ha realizzato dal settembre 2014. Ed è anche una frazione dei circa 1,5 miliardi che, secondo le stime degli avvocati dei consumatori, Apple avrebbe rischiato di pagare se fosse stata giudicata colpevole di aver violato le leggi sulle intercettazioni e sulla privacy, qualora il caso fosse andato in giudizio. Secondo i documenti del tribunale, i legali che hanno intentato la causa possono chiedere fino a 29,6 milioni di dollari dal fondo di risarcimento per coprire le loro parcelle e altre spese.

Apple: patteggiamo per evitare ulteriori controversie

“Siri è stato progettato sin dall’inizio, per proteggere la privacy degli utenti”, dichiara un portavoce del gruppo. “I dati di Siri non sono mai stati utilizzati per creare profili di marketing e non sono mai stati venduti a nessuno e per nessun motivo. Apple”, spiega, “ha patteggiato questo caso per evitare ulteriori controversie, in modo da poter superare le preoccupazioni rispetto alla classificazione da parte di soggetti terzi, preoccupazioni a cui abbiamo già dato una risposta nel 2019. Utilizziamo i dati di Siri per migliorare Siri e sviluppiamo costantemente tecnologie per rendere Siri ancora più privata”.

Precedenti simili tra le big tech

Le accuse di un Siri ‘ficcanaso’ contraddicono l'impegno a lungo professato da Apple di proteggere la privacy dei suoi clienti, una crociata che il ceo Tim Cook ha spesso inquadrato come una lotta per preservare “un diritto umano fondamentale”. È anche vero però che casi come questo non sono una novità nel mondo delle big tech. Nel 2023 Amazon ha accettato di pagare più di 30 milioni di dollari alla Federal trade commission degli Stati Uniti per risolvere il contenzioso che accusava la società di violare la privacy con le sue telecamere Ring Doorbell e l'assistente digitale Alexa.

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