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Auto, produzione in calo di oltre il 45%. E i metalmeccanici scendono in piazza a Bruxelles

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Il report della Fim-Cisl indica una riduzione di oltre il 45% dei volumi, ai livelli del 1956. Il 5 febbraio manifestazione degli operai per chiedere all’Europa il varo di un fondo speciale. Uliano: “Le multe sui livelli di CO2? Una cosa folle”. Bene il piano Stellantis, ma mancano risposte su Maserati e gigafactory
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TORINO – Il 2024 sarà ricordato come l’anno più difficile di Stellantis. La Fim-Cisl parla di “anno nero” presentando il report sulla produzione nelle fabbriche italiane del gruppo italo-francese a un mese di distanza dalla manifestazione indetta dai sindacati metalmeccanici europei a Bruxelles,prevista a inizio febbraio, per chiedere alla Ue un cambio di passo nell’auto. A iniziare dalle multe ai costruttori che superano i livelli di anidride carbonica sulle produzioni dal 2025 in poi. “Una cosa folle perché il rischio è che si arrivi ad una riduzione delle produzioni per evitare le sanzioni”, dice Ferdinando Uliano, segretario della Fim-Cisl. “Bisogna rivedere questi meccanismi per non penalizzare l’industria europea, non stando però fermi – aggiunge Uliano – immaginando un sostegno, anche con un fondo ad hoc, per facilitare la transizione green”.

TORINO – Il 2024 sarà ricordato come l’anno più difficile di Stellantis. La Fim-Cisl parla di “anno nero” presentando il report sulla produzione nelle fabbriche italiane del gruppo italo-francese a un mese di distanza dalla manifestazione indetta dai sindacati metalmeccanici europei a Bruxelles,prevista a inizio febbraio, per chiedere alla Ue un cambio di passo nell’auto. A iniziare dalle multe ai costruttori che superano i livelli di anidride carbonica sulle produzioni dal 2025 in poi. “Una cosa folle perché il rischio è che si arrivi ad una riduzione delle produzioni per evitare le sanzioni”, dice Ferdinando Uliano, segretario della Fim-Cisl. “Bisogna rivedere questi meccanismi per non penalizzare l’industria europea, non stando però fermi – aggiunge Uliano – immaginando un sostegno, anche con un fondo ad hoc, per facilitare la transizione green”.

Dopo due anni di crescita, la riduzione dei volumi è importante: sono state fatte, tra autovetture e furgoni, 475.090 unità (-36,8%) contro le 751,384 del 2024. Per la prima volta tutti gli stabilimenti Stellantis, gruppo che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, sono in negativo e l’assemblaggio di auto ha registrato perdite maggiori rispetto a quello dei veicoli commerciali. In particolare le autovetture registrano un -45,7% con 283.090 unità: per trovare un dato così basso di produzione bisogna spostare le lancette nel 1956. I veicoli commerciali con 192.000 unità (-16,6%) hanno avuto una flessione più contenuta in termini percentuali, anche se in volume l’impatto per l’impianto di Atessa è consistente: oltre 38.000 unità in meno.

La riduzione dei volumi ha segnato tutto il 2024, raggiungendo cali produttivi nelle auto dal 21% di Pomigliano, a quasi l’80% della Maserati di Modena, passando per il -70% di Mirafiori, il -63% di Melfi, il -45% a Cassino. “Le previsioni negative che avevamo stimato negli ultimi due report trimestrali purtroppo hanno avuto un riscontro con la realtà di fine anno, con un aggravio in termini di volumi e di aumento dell’uso di ammortizzatori sociali, e anche di chiusure anticipate di fine anno, coinvolgendo quasi 20 mila lavoratori”, dice ancora Uliano.

E il 2025 come sarà? "La situazione in termini di volumi non subirà significative modifiche, in quanto i nuovi lanci produttivi a Melfi, Cassino e Mirafiori impatteranno nel 2026, quando si dovrebbe ritornare alla produzione delle 750.000 unità riscontrate nel 2023 – sottolinea il sindacalista Cisl – previsione ipotizzata, con un aumento del 50% dei volumi, anche dal responsabile Europa di Stellantis, Imparato, quando ha presentato il piano per l’Italia”.

Anche per la Fim-Cisl l’obiettivo finale è quello di ritornare a un milione di vetture fatte in Italia. “Stellantis lo subordina all’andamento del mercato, ma ha anche ribadito per il 2025 due miliardi di investimenti e 6 miliardi di acquisti ai fornitori italiani, soprattutto un comportamento e un’attenzione più responsabile – dice il segretario dei metalmeccanici della Cisl - è sicuramente un cambio di impostazione, con un piano di investimenti aggiuntivo al precedente, ad iniziare dalla piattaforma small a Cassino, che riteniamo positivo, anche se mancano risposte importanti sulla gigafactory e sul rilancio di Maserati”.

Fra un mese anche la Fim-Cisl sarà in piazza a Bruxelles per chiedere un cambio di passo da parte dell’Europa nelle politiche sull’industria e in particolare nell’auto. I rappresentanti dei lavoratori che aderiscono a IndustriaAllEurope – in Italia oltre alla Fim, anche la Uilm e la Fiom – vogliono che anche la Ue dia risposte rispetto al crollo dei volumi sui mercati e alla transizione verso elettrico e il digitale: una tempesta perfetta che colpisce in maniera significativa tutto il Vecchio continente. L’appuntamento è per il 5 febbraio a Bruxelles con una manifestazione a cui parteciperanno i lavoratori metalmeccanici di tutta Europa. Per Uliano l’impegno dell’Europa non deve consentire all’Italia di “ritirarsi dalla partita, ci aspettiamo che il governo presenti le sue misure che, da quanto detto, dovrebbero interessare soprattutto l’indotto. Non credo che però il sistema di incentivazione per la vendita delle auto elettriche possa essere delegata solo a livello europeo”.

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