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Il Bitcoin nei caveau della Banca centrale svizzera: via al referendum che spinge le cripto

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A Zurigo è possibile fare transazioni con la valuta virtuale e ora un comitato chiede di inserire nella Costituzione un articolo che imponga all’istituto l’obbligo di costituire un tesoretto con la più gettonata delle valute virtuali
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LUGANO – La Banca nazionale svizzera, una delle istituzioni più autorevoli della Confederazione, potrebbe in futuro dotarsi di una riserva di Bitcoin, accanto a quelle di dollaro ed euro. Lo chiede un comitato, presieduto da Yves Bennaïm, ambientalista, pioniere elvetico nel campo delle tecnologie digitali ed esperto di criptovalute, in particolare di Bitcoin. Bennaïm è talmente convinto dalla necessità che l’istituto di emissione svizzero accantoni una certa quantità di Bitcoin da aver presentato, alla cancelleria federale a Berna, un’iniziativa popolare da sottoporre all’elettorato con l’obiettivo di inserire nella Costituzione un articolo che imponga alla Banca nazionale l’obbligo di costituire un tesoretto con la più gettonata delle valute virtuali.

La ste…

LUGANO – La Banca nazionale svizzera, una delle istituzioni più autorevoli della Confederazione, potrebbe in futuro dotarsi di una riserva di Bitcoin, accanto a quelle di dollaro ed euro. Lo chiede un comitato, presieduto da Yves Bennaïm, ambientalista, pioniere elvetico nel campo delle tecnologie digitali ed esperto di criptovalute, in particolare di Bitcoin. Bennaïm è talmente convinto dalla necessità che l’istituto di emissione svizzero accantoni una certa quantità di Bitcoin da aver presentato, alla cancelleria federale a Berna, un’iniziativa popolare da sottoporre all’elettorato con l’obiettivo di inserire nella Costituzione un articolo che imponga alla Banca nazionale l’obbligo di costituire un tesoretto con la più gettonata delle valute virtuali.

La stessa valuta che, con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca – soprattutto con Elon Musk nel suo staff di consiglieri – è data in corsa, ancor più di quanto non abbia fatto negli ultimi mesi del 2024. Anche se, stando agli scettici, la volatilità del Bitcoin, combinata con il suo utilizzo quale mezzo di riciclaggio, mal si combinano con la quasi sacralità che molti cittadini svizzeri attribuiscono alla loro banca centrale. Due anni fa l’allora presidente dell’istituto di emissione, Thomas Jordan, chiuse la porta a una proposta analoga a quella di Yves Bennaïm, affermando che il Bitcoin non soddisfaceva i requisiti per entrare a far parte delle riserve valutarie.

Ora Bennaïm, in un’intervista al settimanale di Zurigo Nzz am Sonntag, dichiara che “in un mondo sempre più incerto è importante prendere le misure necessarie, per proteggere la sovranità e la neutralità”. Va detto che, in Svizzera, non c’è oggi una particolare preclusione alle criptovalute, tanto che, a Lugano, il sindaco Michele Foletti, con la collaborazione di Paolo Ardoino e Giancarlo Devasini, due uomini d’affari italiani diventati multimiliardari con la piattaforma Tether, si è impegnato a fare della città una delle capitali europee del denaro virtuale. Volendo, a Lugano, si possono pure pagare le tasse con il Bitcoin, come pure fare la spesa. Anche se non pochi negozianti sono tutt’ora scettici.

A Zurigo la Zürcher Kantonalbank, quarto istituto elvetico per importanza, ha superato lo scetticismo di altri istituti, accettando di effettuare transazioni in criptovalute. Forse che la Svizzera è sulla stessa strada del Salvador, dove il Bitcoin, ancorato al dollaro, è diventato la valuta nazionale? Sicuramente no, visto che il franco è ormai diventato un bene rifugio, assimilabile all’oro, Inoltre, con dollaro e euro sotto pressione, la Banca nazionale ha già il suo bel da fare nell’aumentare le proprie riserve di queste monete, contribuendo ad attenuarne la perdita di valore, di fronte alla propria.

Con il Bitcoin molto più soggetto alle ubbie dei mercati e degli investitori, l’impegno di chi la governa diventerebbe ancora più arduo. Da non dimenticare, infine, che mentre Bennaïm lanciava la sua iniziativa, dalla Federal Reserve statunitense arrivava l’altolà a inserire il Bitcoin tra le proprie riserve valutarie.

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