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Italia spaccata in due nel carrello della spesa: si è poveri anche a tavola

Anche per gli smartphone secondo il Rapporto Coop prevale l'intenzione di rinviare gli acquisti rispetto a quella di buttarsi sull'ultimo modello 

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Per le famiglie meno abbienti poca carne, verdura e frutta. Spese voluttuarie, dai viaggi al ristorante, solo per chi può permettersele nelle previsioni del 2025
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ROMA — Bollette e utenze, salute, cibo per consumo domestico. Se qualcuno fosse curioso di sapere cosa comprano gli italiani, anche a costo di erodere i risparmi, come emerge dai dati Istat sul terzo trimestre dell’anno scorso, la rilevazione Coop sui consumi e stili di vita degli italiani può dare qualche risposta. Anche se l’indagine, messa a punto con Nomisma, si riferisce alle intenzioni di spesa per il 2025, ci sono sicuramente elementi di trascinamento rispetto alle difficoltà emerse nella seconda parte dell’anno scorso, non ultima il consistente aumento della pressione fiscale. Gli italiani che ipotizzano una crescita dei consumi nel 2025 superano del 6% quelli che contano di stringere la cinghia. Ma se poi si guarda in concreto ai beni e servizi che contano di acquistare spendendo di più che nel 2024, viaggi e vacanze, abbigliamento, pranzi e cene fuori casa riguardano solo la parte più abbiente della popolazione.

ROMA — Bollette e utenze, salute, cibo per consumo domestico. Se qualcuno fosse curioso di sapere cosa comprano gli italiani, anche a costo di erodere i risparmi, come emerge dai dati Istat sul terzo trimestre dell’anno scorso, la rilevazione Coop sui consumi e stili di vita degli italiani può dare qualche risposta. Anche se l’indagine, messa a punto con Nomisma, si riferisce alle intenzioni di spesa per il 2025, ci sono sicuramente elementi di trascinamento rispetto alle difficoltà emerse nella seconda parte dell’anno scorso, non ultima il consistente aumento della pressione fiscale. Gli italiani che ipotizzano una crescita dei consumi nel 2025 superano del 6% quelli che contano di stringere la cinghia. Ma se poi si guarda in concreto ai beni e servizi che contano di acquistare spendendo di più che nel 2024, viaggi e vacanze, abbigliamento, pranzi e cene fuori casa riguardano solo la parte più abbiente della popolazione.

Tra le spese volontarie (escluse dunque le bollette e il mutuo) a crescere davvero sono solo quelle per la salute e il cibo. Per il resto prevalgono le intenzioni di acquisto negative: meno intrattenimento extradomestico, si rinviano le scelte importanti come quelle dell’acquisto di un’auto o della ristrutturazione della casa, persino l’amatissimo smartphone perde smalto, e se il 24% degli intervistati è propenso ad acquistarne uno nuovo, il 32% rinvia al prossimo anno.

Anche per le spese necessarie si attuano strategie di risparmio: l’88% farà ricorso alle promozioni, il 75% sceglierà i prodotti più convenienti. Le spese per il cibo sono la cartina di tornasole delle differenze economiche e sociali: il cibo salutare piace a tutti, ma è un elemento che pesa 11 punti percentuali in più nelle scelte della classe più abbiente, rispetto a quelle della classe con meno disponibilità economica. Al contrario, per i meno abbienti il costo incide per 13 punti percentuali in più; si rinuncia troppo spesso alla verdura, alla frutta e al pesce, si sceglie di preferenza il discount.

Al di là delle scelte di consumo, il 40% del campione per definire l’anno appena iniziato sceglie il termine “preoccupazione”: nel 2024 la parola preferita era stata “serenità”. Una scelta che fa il paio con i risultati del sondaggio diffuso quasi contestualmente da Legacoop-Ipsos, secondo il quale il 61% degli italiani non si aspetta miglioramenti della situazione complessiva del Paese (percentuale che sale all’80% per il ceto popolare), e teme invece un ulteriore aumento del costo della vita.

Nella top-five dell’indagine Coop-Nomisma ci sono anche “insicurezza”, e “inquietudine”. Solo il 23% degli intervistati esprime invece “fiducia”.

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