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Sondaggio Ft tra 72 economisti: “La Bce è stata troppo lenta a tagliare i tassi”

(reuters)

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Per metà degli esperti interpellati dal Financial Times la banca centrale dell’euro è “rimasta indietro” rispetto ai fondamentali dell'economia, che così anche nel 2025 crescerà molto meno di quella americana
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MILANO – Rincorrere i tassi “dietro la curva”, per un banchiere centrale, è un’accusa tra le più brucianti. Significa non avere svolto con adeguata tempestività e visione il ruolo distintivo di nume della moneta, colui che solo la diffonde e oppure la limita, determinando il livello dei prezzi e dell’attività economica. Subire le fluttuazioni del mercato, anziché indurle. Eppure, è proprio quel che pensa quasi metà dei 72 economisti – divisi tra accademici e capi di uffici studi di banche e aziende - interpellati dal Financial Times a proposito di Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea.

La banchiera centrale francese è stata troppo lenta a tagliare i tassi dell’euro nel 2024, con l’effetto di non risollevare abbastanza l'economia stagnante dell'eurozona. Così ha risposto il 46% del campione sondato dal sito del quotidiano britannico, sostenendo che la Bce, malgrado i quattro tagli che in un semestre hanno ridotto dal 4% al 3% il costo del denaro, è "rimasta indietr…

MILANO – Rincorrere i tassi “dietro la curva”, per un banchiere centrale, è un’accusa tra le più brucianti. Significa non avere svolto con adeguata tempestività e visione il ruolo distintivo di nume della moneta, colui che solo la diffonde e oppure la limita, determinando il livello dei prezzi e dell’attività economica. Subire le fluttuazioni del mercato, anziché indurle. Eppure, è proprio quel che pensa quasi metà dei 72 economisti – divisi tra accademici e capi di uffici studi di banche e aziende - interpellati dal Financial Times a proposito di Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea.

La banchiera centrale francese è stata troppo lenta a tagliare i tassi dell’euro nel 2024, con l’effetto di non risollevare abbastanza l'economia stagnante dell'eurozona. Così ha risposto il 46% del campione sondato dal sito del quotidiano britannico, sostenendo che la Bce, malgrado i quattro tagli che in un semestre hanno ridotto dal 4% al 3% il costo del denaro, è "rimasta indietro" e fuori sincrono rispetto ai fondamentali dell’Eurozona. Un altro 43% ha invece difeso la politica monetaria dell’Eurotower, indicando che è "sulla strada giusta". Il restante 11% si è detto incerto o non ha risposto: ma nessun economista ha ritenuto che la Bce sia "in anticipo" sul ciclo economico. Tra i sondati anche Erik Nielsen, capo economista di Unicredit, che ha notato come la Bce, dopo i drammatici rialzi del costo del denaro avviati nel 2022 per arginare un’inflazione salita oltre il 10% nell’Eurozona, “avrebbe dovuto tagliare i tassi il più rapidamente possibile, non a piccoli passi graduali, quando il rischio di disancoraggio delle aspettative di inflazione era svanito".

Secondo l’economista della banca italiana, comunque, la politica monetaria è ancora eccessivamente restrittiva malgrado il carovita sia tornato a bada, con la stessa Bce che stima un ritorno al 2% (il suo tasso “ideale” di inflazione) già dall’aprile 2025. Lagarde, nel tagliare di 25 punti base i tassi a dicembre, ha ammesso per la prima volta che “la direzione di marcia è chiara”, nel senso che i tassi scenderanno ancora quest’anno; ma non ha indicato il ritmo della discesa.

Gli economisti interpellati stimano tra quattro e cinque tagli di un quarto di punto nell’annata dell’euro, che quindi dovrebbe arrivare al 2%; mentre i tassi sul dollaro sono oggi al 4,25-4,50%, e la Fed ha già detto che li ridurrà di 50 punti base nell’anno. L’economia Usa, del resto, si sta mostrando molto più reattiva e vivace di quella europea: e dopo un 2024 di crescita a due velocità (il Pil americano dovrebbe atterrare oltre il +3%, quello europeo all’1%), il divario continuerà: il Fondo monetario stima per la zona euro un +1,2% nel 2025, circa metà del +2,2% degli Stati Uniti.Il fatto che i costi di finanziamento europei dovrebbero scendere – nel corso del 2025 – al disotto di quelli americani potrebbe ribilanciare un po’ le cose, rinvigorendo l’economia di Paesi in stallo come Germania, Francia e in parte l’Italia. Ma sarebbe stato meglio avere più denaro per finanziare gli investimenti in Europa già nel 2025. Tra l’altro, anche se sembra un senno del poi, le esortazioni alla Bce a tagliare di più e prima i tassi erano arrivate da diversi banchieri centrali e importanti interlocutori: tra cui il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, il suo parigrado portoghese Mario Centeno, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il ministro degli esteri Antonio Tajani. Ora non lo dicono più i “meridionali” d’Europa, ma decine di asettici economisti. Purtroppo è già un po’ tardi.

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