ROMA – La Banca centrale europea ridimensiona le aspettative sul Pnrr. A certificare «una significativa revisione al ribasso» degli effetti positivi sul rapporto debito/Pil dell’Italia è il bollettino economico che aggiorna le stime sull’impatto di Next Generation Eu. Ecco lo scenario atteso nel 2031: la riduzione sarà di 7-8 punti percentuali rispetto ai 12-14 indicati due anni fa.
A sgonfiare i benefici degli aiuti europei è l’attuazione lenta del Piano. «Anche se gli effetti favorevoli restano significativi - si legge nel documento - i ritardi nell’implementazione hanno portato a una significativa revisione al ribasso del Pil potenziale, influenzando le proiezioni del debito a lungo termine».
Il secondo tasto dolente è la spinta alla crescita. Prendendo …
ROMA – La Banca centrale europea ridimensiona le aspettative sul Pnrr. A certificare «una significativa revisione al ribasso» degli effetti positivi sul rapporto debito/Pil dell’Italia è il bollettino economico che aggiorna le stime sull’impatto di Next Generation Eu. Ecco lo scenario atteso nel 2031: la riduzione sarà di 7-8 punti percentuali rispetto ai 12-14 indicati due anni fa.
A sgonfiare i benefici degli aiuti europei è l’attuazione lenta del Piano. «Anche se gli effetti favorevoli restano significativi - si legge nel documento - i ritardi nell’implementazione hanno portato a una significativa revisione al ribasso del Pil potenziale, influenzando le proiezioni del debito a lungo termine».
Il secondo tasto dolente è la spinta alla crescita. Prendendo in considerazione lo stimolo fiscale, i fondi del Recovery potrebbero aggiungere tra 1,3 e 1,9 punti percentuali (il valore medio è 1,4%) al prodotto interno lordo fino al 2026, ma solo in caso di «un elevato assorbimento delle risorse». Con «un basso livello», il Pil aggiuntivo sarebbe invece dello 0,9%. Anche prendendo in considerazione lo scenario migliore, le stime della Bce sono decisamente più prudenti rispetto a quelle del governo italiano, che nel Piano strutturale di bilancio ha indicato un impatto al 2026 del 3,7%.
La doccia fredda dell’Eurotower non sembra preoccupare Palazzo Chigi: «Non dobbiamo avere l’incubo di spendere a tutti i costi, piuttosto dobbiamo fare buone riforme e spendere bene», sottolinea il ministro per il Pnrr, Tommaso Foti. Ma intanto, come anticipato da Repubblica, il governo lavora a una nuova revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sarà inviata a Bruxelles entro la fine di febbraio: l’obiettivo è salvare le risorse che non si riescono a spendere attraverso un travaso dai capitoli lenti a quelli che sono in grado di assorbire più fondi. Un rimescolamento che inevitabilmente impatterà sulla portata dei benefici attesi dal Piano.