I guai di Credit Suisse in dote a Ubs: maxi multa per evasione e faro sui beni rubati dai nazisti
di Franco ZantonelliDal 19 marzo del 2023 Credit Suisse non esiste più, tuttavia dal suo passato continuano ad emergere episodi imbarazzanti, financo da codice penale. Episodi di cui si deve far carico Ubs, che assorbì la banca in difficoltà, evitando un crack finanziario dalle conseguenze devastanti. Fatto sta che il Dipartimento della Giustizia USA, avvalendosi delle confidenze di un “whistleblower”, che aveva lavorato per Credit Suisse, ha scoperto che l’istituto, pur aver pagato nel 2014 2,6 miliardi di dollari di multa, per aver aiutato dei clienti statunitensi ad evadere le imposte, non ha vuotato del tutto il sacco sui suoi trascorsi fuorilegge, tenendo nascosti i nominativi di altri titolari di conti in nero. Con il risultato, come ha rivelato il Wall Street Journal, che toccherà ad Ubs sanare la questione, con un’ammenda quantificata in diverse centinaia di milioni di dollari. Non è questa l’unica grana che vien fuori dal passato torbido di quella che, fino a poco meno di due anni fa, era la sec…
Dal 19 marzo del 2023 Credit Suisse non esiste più, tuttavia dal suo passato continuano ad emergere episodi imbarazzanti, financo da codice penale. Episodi di cui si deve far carico Ubs, che assorbì la banca in difficoltà, evitando un crack finanziario dalle conseguenze devastanti. Fatto sta che il Dipartimento della Giustizia USA, avvalendosi delle confidenze di un “whistleblower”, che aveva lavorato per Credit Suisse, ha scoperto che l’istituto, pur aver pagato nel 2014 2,6 miliardi di dollari di multa, per aver aiutato dei clienti statunitensi ad evadere le imposte, non ha vuotato del tutto il sacco sui suoi trascorsi fuorilegge, tenendo nascosti i nominativi di altri titolari di conti in nero. Con il risultato, come ha rivelato il Wall Street Journal, che toccherà ad Ubs sanare la questione, con un’ammenda quantificata in diverse centinaia di milioni di dollari. Non è questa l’unica grana che vien fuori dal passato torbido di quella che, fino a poco meno di due anni fa, era la seconda banca svizzera per importanza.
Di recente una commissione del Senato statunitense ha scoperto gravi violazioni dell’accordo sugli “averi ebraici in giacenza”, costato negli anni ’90, agli istituti elvetici, un esborso di 1,25 miliardi di dollari, andati agli eredi delle vittime dell’Olocausto nazista. Anche Credit Suisse vi partecipò ma evitò di tirar fuori tutto il materiale in suo possesso. Così la commissione senatoriale statunitense ha fatto sapere di essere in possesso di migliaia di documenti, attestanti relazioni bancarie di alti esponenti della nomenklatura hitleriana. Conti in parte intestati ad alti ufficiali delle SS e frutto della spoliazione dei beni di cittadini di religione israelita. Sui documenti in questione figura stampigliata la dicitura “Amerikanische schwarze Liste”. Si trattava di una lista nera statunitense, con i nominativi di società e persone appartenenti alle potenze dell’Asse.
Tra costoro figurava, ad esempio, un industriale che si arricchì sfruttando il lavoro, come schiavi, dei prigionieri dei campi di concentramento. Anche di questo scandalo Ubs si è impegnata a tirare fuori tutta la verità. L’indagine dei senatori statunitensi ha suscitato qualche malumore, in Svizzera, dove si teme che gli americani vogliano tornare a frugare negli archivi delle banche, alla ricerca di altri documenti non resi pubblici. “Assolutamente no, è un esercizio che abbiamo già compiuto 30 anni fa”, la replica dell’avvocato Carlo Lombardini, docente di diritto bancario all'Università di Losanna, intervistato dalla tv pubblica svizzera. “Non prendo lezioni dagli americani e ricordo che Pinochet aveva un conto in una banca di Washington e non in Svizzera”, conclude Lombardini.