Gas, ecco perché il prezzo è salito: la speculazione dei fondi pesa molto più dello stop russo
di Federico FormicaAltro che gasdotti russi chiusi o inverno rigido: il prezzo del gas europeo è gonfiato dall’ingordigia dei fondi di investimento. È quello che pensano molti analisti del settore energetico. I quali, dopo averci abituati a toni sempre piuttosto felpati, oggi usano apertamente il vocabolo “speculazione” per definire la situazione in atto in questi mesi, soprattutto da agosto a oggi, e che ha portato il prezzo della commodity dai 30 ai 50 euro al megawattora.
Di certo c’è un fatto: tra il mondo della finanza e quello dell’energia (cioè produttori e fornitori di gas, che con la materia prima si “sporcano le mani”) è in atto una battaglia per determinare il prezzo. Con gli hedge fund che spingono verso l’alto e gli addetti ai lavori a premere in direzione opposta. L’andamento del Ttf, l’indice di riferimento del gas europeo, determina il vincitore. Che, a oggi, sono i fondi. Le conseguenze di questo rincaro le pagano tutti - famiglie e imprese - attraverso bollette sempre più salate. E non…
Altro che gasdotti russi chiusi o inverno rigido: il prezzo del gas europeo è gonfiato dall’ingordigia dei fondi di investimento. È quello che pensano molti analisti del settore energetico. I quali, dopo averci abituati a toni sempre piuttosto felpati, oggi usano apertamente il vocabolo “speculazione” per definire la situazione in atto in questi mesi, soprattutto da agosto a oggi, e che ha portato il prezzo della commodity dai 30 ai 50 euro al megawattora.
Di certo c’è un fatto: tra il mondo della finanza e quello dell’energia (cioè produttori e fornitori di gas, che con la materia prima si “sporcano le mani”) è in atto una battaglia per determinare il prezzo. Con gli hedge fund che spingono verso l’alto e gli addetti ai lavori a premere in direzione opposta. L’andamento del Ttf, l’indice di riferimento del gas europeo, determina il vincitore. Che, a oggi, sono i fondi. Le conseguenze di questo rincaro le pagano tutti - famiglie e imprese - attraverso bollette sempre più salate. E non parliamo solo di fatture del gas, ma anche della luce visto che in Italia circa il 40% dell’energia elettrica immessa sul mercato è ottenuta da gas naturale.
Scommesse al rialzo
La strada che porta al rincaro delle nostre bollette parte dall’Olanda. Il Title transfer facility (Ttf) di Amsterdam è infatti l’indice dove si forma il prezzo del gas europeo. È diventato il “benchmark”, un punto di riferimento. Anche il Psv, l’indice italiano, è in sostanza ancorato al Ttf fatta eccezione per lievi spread. Per acquistare il gas europeo del Ttf ci si muove tramite due borse: Ice (quella dominante) ed Eex in modo più residuale.
Ma chi fa questi acquisti? Produttori e fornitori di gas, che ne hanno bisogno per riempire gli stoccaggi e per approvvigionare i rivenditori al dettaglio, ma anche banche, broker e fondi di investimento. Soprattutto questi ultimi non acquistano il gas perché ne hanno realmente bisogno, ma solo allo scopo di rivenderlo per trarne profitto. Se un fondo prevede che il prezzo del gas salirà, acquista per poi rivendere tra un mese o anche di più. Viceversa, se la previsione è al ribasso si tende a vendere a brevissimo termine. È esattamente il compito di qualunque fondo di investimento: portare a casa profitti.
“Oggi stiamo assistendo a un acquisto di massa senza precedenti da parte degli hedge fund che, così facendo, stanno condizionando in misura massiccia il prezzo, mettendo in secondo piano tutti gli altri driver che in genere concorrono a formarlo” spiega Michele Soldavini, analista dei mercati energetici e coordinatore dell’area mercati di Alens, che aggiunge: “È come se in questo momento la finanza si fosse messa alla plancia di comando”.
Il tiro alla fune
Questo grafico mostra cosa sta succedendo da mesi al Ttf. La linea arancione indica il comportamento dei fondi, mentre quella blu le mosse degli addetti ai lavori. Come si vede, già dalla primavera del 2024 la curva degli acquisti da parte degli hedge fund è schizzata verso l’alto, con alti e bassi ma in una curva in crescita costante. Dall’altra parte, in modo quasi speculare, si muove la linea blu: chi produce e fornisce il gas scommette da tempo sul ribasso della materia prima, nel tentativo di contrastare le mosse dei fondi. Ma senza riuscirci, come testimonia l’andamento del Ttf.
Previsioni irreali
Secondo Soldavini questa corsa al rialzo è “almeno in parte ingiustificata”. Ritiene - come molti altri analisti - che le scommesse sul fatto che il gas possa arrivare a prezzi paragonabili alla crisi del 2022 siano esagerate. “Negli scorsi anni il prezzo schizzò verso l’alto, ma i motivi erano sotto gli occhi di tutti, tra lo scoppio della guerra in Ucraina con tutti i timori di stop alle forniture energetiche russe che ne conseguivano, una siccità secolare, le manutenzioni che hanno interrotto la produzione nucleare di molte centrali francesi. Oggi, invece, questo allarme non c’è: la chiusura del gasdotto russo attraverso l’Ucraina non ha messo in crisi le forniture se non in contesti periferici, in Moldova e potenzialmente in Slovacchia”, sia perché gli stoccaggi sono ancora ben al di sopra della soglia di sicurezza, sia perché dopo un inizio molto rigido l’inverno europeo è proseguito su temperature più ordinarie, allentando la pressione sulla domanda di riscaldamento.
Dunque, le previsioni catastrofiche degli hedge fund non sembrano fondate. E prima o poi, continua Soldavini, con la realtà bisognerà fare i conti: “La conseguenza potrebbe essere una vendita di massa nel tentativo di salvare almeno un po’ di margine o addirittura limitare le perdite. E questo porterebbe inevitabilmente a un crollo dei prezzi future. Come del resto, periodicamente, è già avvenuto diverse volte negli ultimi mesi, soprattutto tra il 12 e il 17 dicembre”.
Ecco perché gli analisti che lavorano per le aziende stanno, in queste settimane, tentando di convincere i propri clienti a tenere duro, mantenendo le proprie tariffe a prezzo variabile in attesa che la situazione migliori a breve. Un ragionamento che si può estendere anche alle famiglie. Di certo - a parte qualche sporadica promozione sul mercato libero - non è questo il momento giusto per bloccare il prezzo, mentre chi lo ha bloccato prima dell’estate, oggi dorme sonni decisamente tranquilli.
Debolezze europee
Se gli hedge fund riescono a manipolare il prezzo del gas, è anche perché il mercato europeo sconta alcune pecche. A livello di forniture e non solo. Sergio Ascari, professore part time e docente all’Istituto universitario europeo la spiega così: “È un mercato molto frammentato: tanti Paesi europei vogliono farsi il proprio hub nazionale e questo rende il sistema inefficiente e quindi più debole. In pratica, l’Europa non ha la forza né la capacità di stabilizzare il mercato e di difenderlo dalle oscillazioni dei prezzi. E in questo contesto la speculazione prospera”.