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Moscovici: “In Francia debito a livelli italiani. L’Europa faccia argine al fronte illiberale”

Pierre Moscovici

 

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Intervista all’ex commissario Ue alla fiscalità, oggi presidente della Corte dei conti francese, suo conti pubblici d’Oltralpe. “La Commissione indulgente con Parigi come lo è stata con voi durante il mio mandato. Ma non ci possiamo aspettare trattamenti di favore”
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PARIGI – “L’equazione europea del 2025 è molto complessa e per questo abbiamo bisogno di visione, leadership, ambizione” dice Pierre Moscovici, lanciando un appello ai leader Ue per affrontare un anno denso di incognite. A cominciare dalla crisi della Francia, senza una legge di Bilancio e prigioniera dell’instabilità politica. L’ex commissario Ue e presidente della Corte dei Conti richiama il governo di Parigi a scelte coraggiose per evitare di vedere la seconda economia del continente “sprofondare nelle sabbie mobili”. “La Francia rischia di ‘italianizzarsi’ senza avere le istituzioni della Penisola” osserva Moscovici.

Continua a lanciare l’allarme sui conti pubblici, ma non viene ascoltato.

“Abbiamo chiuso il 2024 con un deficit del 6,1% del…

PARIGI – “L’equazione europea del 2025 è molto complessa e per questo abbiamo bisogno di visione, leadership, ambizione” dice Pierre Moscovici, lanciando un appello ai leader Ue per affrontare un anno denso di incognite. A cominciare dalla crisi della Francia, senza una legge di Bilancio e prigioniera dell’instabilità politica. L’ex commissario Ue e presidente della Corte dei Conti richiama il governo di Parigi a scelte coraggiose per evitare di vedere la seconda economia del continente “sprofondare nelle sabbie mobili”. “La Francia rischia di ‘italianizzarsi’ senza avere le istituzioni della Penisola” osserva Moscovici.

Continua a lanciare l’allarme sui conti pubblici, ma non viene ascoltato.

“Abbiamo chiuso il 2024 con un deficit del 6,1% del Pil, in forte crescita rispetto alle previsioni. È stato un anno nero per le finanze pubbliche. Questa situazione non è frutto di un evento isolato, ma di una tendenza che si è rafforzata nel corso degli anni. Oggi la Francia fa parte dei paesi più indebitati dell’eurozona. In termini assoluti è addirittura più indebitata dell’Italia, anche se il nostro rapporto debito/Pil rimane inferiore al 115%”.

Perché il 2024 è stato un anno così nero?

“Ci sono stati errori di previsione su diversi fronti: crescita economica, gettito fiscale e spesa pubblica. C’era già una tendenza negativa. Negli ultimi anni, la situazione era peggiorata a causa di una preferenza collettiva per la spesa pubblica e un approccio “whatever it takes” che si è protratto oltre la crisi pandemica”.

Qual è ora l’impatto della crisi politica sull’economia?

“Considerevole. L’instabilità politica pesa sul clima economico, come sapete in Italia. La Francia rischia di “italianizzarsi” senza avere le istituzioni della Penisola. Non credo a una crisi del debito sui mercati finanziari. La Francia ha i mezzi per uscirne. Temo invece un lento sprofondare del Paese nelle sabbie mobili, fino all’impotenza, la perdita di influenza. Spero che saremo capaci di evitarlo”.

Quando era commissario europeo, ha rifiutato il bilancio presentato dall’allora governo Conte. Oggi Bruxelles sembra più indulgente con la Francia.

“La Commissione europea è stata indulgente con la Francia, come lo è stata con l’Italia durante il mio mandato e quello di Paolo Gentiloni. Ma la Francia non può aspettarsi un trattamento di favore. Dobbiamo dimostrare di essere in grado di mettere ordine nelle nostre finanze pubbliche”.

E oggi quando guarda all’Italia?

“Che si abbia o meno simpatia per l’attuale governo italiano, bisogna riconoscere che l’Italia ha avviato un processo di riduzione del debito e ha migliorato la propria posizione sui mercati. La Francia, invece, accumula ritardi. Questo ha portato a un avvicinamento tra il nostro spread e quello dell’Italia. È un segnale da prendere molto sul serio”.

Come si esce da questa inedita crisi francese?

“È necessario ristabilire la stabilità politica. Senza stabilità, non possiamo affrontare il problema del deficit e del debito. Il governo deve presentare un piano credibile per la riduzione del deficit e della spesa pubblica. I dirigenti politici devono capire il peso di questa incertezza ed essere responsabili. Ma il rischio di incidenti è sempre presente in un parlamento difficile da controllare”.

Sulla legge di Bilancio il governo cerca un accordo con i socialisti. È possibile?

“Bisognerà trovare compromessi, ma anche dare loro un senso, una coerenza. Ci sono tre modi per ridurre il deficit. Il primo è la crescita. Dobbiamo assolutamente alimentarla. Il secondo è la tassazione. Non siamo ingenui: una dose di tasse sarà necessaria per ridurre il deficit, ma non può essere la parte più importante. Dobbiamo spostare il grosso dello sforzo sul lato della spesa. E per farlo, dobbiamo pensare la spesa in modo intelligente”.

Pensa che Macron terminerà il suo mandato?

“Lo credo e lo spero. È per questo che ho parlato della responsabilità dei vari dirigenti. Penso che nessuno vuole andare a schiantarsi contro un muro. E se la sinistra radicale immagina di destituire il Presidente, è irresponsabile”.

Francia e Germania sono in crisi proprio mentre Donald Trump sta per tornare al potere.

“L’Europa entra nel 2025 trovandosi nel mezzo di una situazione preoccupante. L’estrema destra è al potere in molti paesi. In Francia, il Rassemblement National è il primo partito. La democrazia è sotto attacco, l’illiberalismo è forte. La crescita economica europea è nettamente inferiore a quella degli Stati Uniti. Olaf Scholz affronta un’elezione con le spalle al muro. Macron è in una situazione politica difficile. Se aggiungiamo la guerra sul nostro continente, con un presidente americano che vuole fare un accordo a condizioni che restano da definire, vediamo che abbiamo diversi problemi da risolvere insieme”.

L’Europa è in pericolo?

“L’equazione europea è molto complessa e, per questo, abbiamo bisogno di visione, leadership, ambizione. Il rapporto Draghi ha fornito una tabella di marcia di cui condivido molte idee, ma i mezzi devono essere definiti. Sono convinto che avremo di nuovo un grande prestito comune nell’Ue il giorno in cui paesi come la Francia e l’Italia dimostreranno di essere in grado di mettere ordine nei loro conti”.

E l’estrema destra che sale ovunque?

“Non faccio più politica, ma la lotta contro l’estrema destra è nel mio Dna. Se guardo le cose in modo obiettivo, devo constatare però che il rapporto tra l’Europa e ciò che chiamiamo estrema destra è cambiato. Non si parla più di uscita dall’euro. Le estreme destre – in Polonia, Ungheria, Francia, Italia – conducono una battaglia ideologica. Vogliono sostituire l’Europa liberale con l’Europa delle nazioni e l’illiberalismo, e questo è per me un grave pericolo”.

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