Starlink, maggioranza in ordine sparso: Forza Italia vuole 800 milioni per dei satelliti italiani
di Filippo SantelliElon Musk e Donald Trump al lancio di un razzo di Space X
ROMA – Grande è la confusione, in cielo e sotto. Mentre la premier Giorgia Meloni difende Elon Musk e il ministro della Difesa Guido Crosetto dice che l’esercito italiano ha urgente bisogno della connessione satellitare della sua Starlink, sia all’interno del governo che della maggioranza sembra esserci più di qualche dubbio sull’ipotesi di mettere le comunicazioni strategiche in mano a un monopolista privato, con un’agenda politica globale esplicita e tutte le risorse finanziarie, tecnologiche e comunicative per portarla avanti. Lo si capisce da uno degli emendamenti presentati da Forza Italia al disegno di legge sullo Spazio in discussione alla Camera, con cui il partito del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, qui più sovranista degli alleati sovranisti, propone di destinare 800 milioni da qui al 2028 per imbastire una costellazione nazionale, almeno in prospettiva alternativa a quella di Musk.
ROMA – Grande è la confusione, in cielo e sotto. Mentre la premier Giorgia Meloni difende Elon Musk e il ministro della Difesa Guido Crosetto dice che l’esercito italiano ha urgente bisogno della connessione satellitare della sua Starlink, sia all’interno del governo che della maggioranza sembra esserci più di qualche dubbio sull’ipotesi di mettere le comunicazioni strategiche in mano a un monopolista privato, con un’agenda politica globale esplicita e tutte le risorse finanziarie, tecnologiche e comunicative per portarla avanti. Lo si capisce da uno degli emendamenti presentati da Forza Italia al disegno di legge sullo Spazio in discussione alla Camera, con cui il partito del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, qui più sovranista degli alleati sovranisti, propone di destinare 800 milioni da qui al 2028 per imbastire una costellazione nazionale, almeno in prospettiva alternativa a quella di Musk.
La costellazione italiana
L’ipotesi non è nuova, e nelle ultime settimane ha assunto appeal politico nelle nebbie di un dossier dagli esiti ancora incerti - Meloni dixit - e su cui in Parlamento molti partiti (come la Lega, nonostante i tentativi di Salvini di farsi ritwittare da Musk) tengono un profilo basso. Alla fine di dicembre è stato il Comitato interministeriale presieduto dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, autorità delegata per lo Spazio, a dare mandato alla nostra Agenzia spaziale di studiare la fattibilità di una rete di satelliti italiani per le comunicazioni militari, civili e di emergenza, studio che verrà consegnato nei prossimi mesi. Urso e Crosetto sono entrambi Fratelli d’Italia, ma il primo è molto più freddo verso l’ipotesi americana.
Quella nazionale risponde sulla carta a una logica di autonomia strategica, ma anche di valorizzazione della filiera spaziale tricolore. A molti addetti ai lavori però appare velleitaria, considerate le risorse finanziarie e tecnologiche che imprenditori come Musk o Jeff Bezos – pronto a sua vota a lanciare i propri satelliti – possono mettere in campo, o gli oltre 10 miliardi di euro che l’Europa ha stanziato per realizzare entro il 2030 la sua costellazione Iris 2, progetto a cui partecipa anche un’azienda italiana come Telespazio e che avrà in Abruzzo (come vantava lo stesso Urso) il centro di controllo.
Il Pd guarda all’Europa
Più realisticamente, e in esplicita antitesi a Musk, il Partito democratico propone che la legge sullo Spazio dia priorità ai progetti europei, concentrando lì sforzi e denari. Ma è anche vero che Iris2 ha già accumulato ritardi, che ci sono seri dubbi sulla sostenibilità e che - l’aspetto politicamente più rilevate - nasce con l’ex commissario Ue Breton a forte trazione francese, in un momento in cui i rapporti tra Roma e Parigi e quelli nelle alleanze spaziali che coinvolgono Leonardo sono assai difficili. Non a caso su questo punto batte il lobbista di Musk Andrea Stroppa, che ieri dopo continue esternazioni ha annunciato su X il silenzio pubblico. Non a caso a Parigi ci sono espliciti mal di pancia rispetto all’opzione Starlink perseguita dall’Italia.
Rischi e benefici
Oggi la costellazione di Musk non è l’unica sul mercato, ma con i suoi 6 mila e rotti satelliti è di gran lunga la più avanzata. Non solo: la società madre SpaceX ha anche un monopolio dei razzi lanciatori, in attesa che la nuova generazione della francese Ariane torni a dare all’Europa, anche qui in ritardo, una propria capacità di mandare uomini e oggetti in orbita (comunque a costi superiori rispetto ai formidabili razzi riutilizzabili di Musk). Se il governo Meloni decidesse alla fine di firmare per i servizi di Starlink la presenterebbe come una soluzione ponte, cinque anni a 1,5 miliardi di euro. Resta da decidere - si spera con dibattito trasparente - se dotarsene sia davvero così urgente per la sicurezza italiana; come sia mitigabile il rischio di dipendere da Musk e in che misura la relativa spesa toglierebbe risorse a progetti alternativi, italiani o europei, già molto indietro.