✕

Pensioni, Inps nel mirino della Lega. “Fava riferisca in Parlamento”

Gabriele Fava, presidente Inps

 

Ascolta l'audio

Domani la ministra Calderone vedrà il presidente dell’Istituto sul pasticcio dei requisiti. Il partito di Salvini punta all’uscita a 64 anni per tutti, col ricalcolo e i fondi privati
2 minuti di lettura

ROMA — Il caos sulle pensioni diventa un caso politico. L’errore dell’Inps, denunciato dalla Cgil, che prima aggiorna in modo non ufficiale i suoi database aumentando i requisiti di tre mesi e poi li ripristina, porta alla luce uno scenario spinoso che maturerà quando quei tre mesi extra diventeranno realtà per effetto del decreto ministeriale Economia-Lavoro.

La Lega non vuole in alcun modo toccare né i 67 anni della vecchiaia né i 42 anni e 10 mesi per l’anticipata (un anno in meno per le donne), in vigore dal 2019. Anzi pensa di bloccarli: nel 2027 e dopo. A costo di terremotare i conti pubblici. Il ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti non a caso tace. Silenzio pure da Palazzo Chigi. Passata la buriana del pasticcio Inps però la realtà presenterà il conto.

ROMA — Il caos sulle pensioni diventa un caso politico. L’errore dell’Inps, denunciato dalla Cgil, che prima aggiorna in modo non ufficiale i suoi database aumentando i requisiti di tre mesi e poi li ripristina, porta alla luce uno scenario spinoso che maturerà quando quei tre mesi extra diventeranno realtà per effetto del decreto ministeriale Economia-Lavoro.

La Lega non vuole in alcun modo toccare né i 67 anni della vecchiaia né i 42 anni e 10 mesi per l’anticipata (un anno in meno per le donne), in vigore dal 2019. Anzi pensa di bloccarli: nel 2027 e dopo. A costo di terremotare i conti pubblici. Il ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti non a caso tace. Silenzio pure da Palazzo Chigi. Passata la buriana del pasticcio Inps però la realtà presenterà il conto.

Fava in audizione

Ieri il presidente, anche lui leghista, della commissione bilaterale di controllo degli enti previdenziali, Alberto Bagnai ha fatto sapere che al prossimo ufficio di presidenza della commissione chiederà «di valutare l’opportunità di audire l’Inps in merito alla singolare vicenda del software di simulazione che forniva risultati non conformi alle normative in vigore». Nel mirino mette il presidente Gabriele Fava, alla guida di Inps da neanche un anno e molto gradito, per via di passate collaborazioni, allo stesso Giorgetti. «La materia previdenziale – aggiunge Bagnai – è delicata ed occorre evitare incidenti di comunicazione nel fornire ai cittadini elementi essenziali per guardare con serenità al futuro».

Ribaltone in Inps

Nessuno però crede nel concreto a un ribaltone in Inps. I vertici, frutto di un delicatissimo equilibrio politico, arrivati dopo un lungo stallo, al momento non sembrano in bilico. Lo stesso presidente Fava, che domani avrà uno scambio con la ministra del Lavoro Marina Calderone, non era informato dell’aggiornamento del software. All’oscuro pure la direttrice generale Valeria Vittimberga, molto vicina al sottosegretario di Palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari e in generale a Fratelli d’Italia. Anzi, sarebbe stata la stessa Vittimberga a chiedere venerdì di ripristinare tutti i software, togliendo i tre mesi in più.

L’uscita a 64 anni per tutti

L’«errore di comunicazione», sta per diventare un grande problema politico. Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e soprattutto vicesegretario della Lega, ha già le idee chiare: «Nessun aumento né per il 2027 né dopo». Significa bloccare per sempre l’adeguamento alla speranza di vita che regola le pensioni italiane da più di dieci anni.

Durigon va oltre: «Puntiamo ad allargare a tutti l’uscita a 64 anni con 25-30 di contributi, come fatto in questa manovra per i contributivi puri». Quindi anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, ma con un ricalcolo penalizzante e la combinazione di pensione pubblica e privata. «A quel punto Quota 41 non serve più».

Una rivincita politica, dopo la rinuncia ad abolire la legge Fornero. Una grana per Forza Italia e FdI che non vogliono accollarsi il pesante fardello di un governo che aumenta l’età della pensione in un anno, il 2027, sulla carta elettorale. Un cortocircuito che presto investirà Giorgetti. E soprattutto la premier Meloni.

Leggi i commenti