Netflix, Amazon Prime, Spotify, Dazn, Sky, tutto l’ecosistema Apple dalla musica alla tv fino al fitness. Google e YouTube Premium, Paramount+, Mubi, Nexo+ e molti altri player, nativi digitali e no. Siamo abituati a pensare alla cosiddetta «subscription economy», l’economia degli abbonamenti, quasi esclusivamente per i servizi immateriali a cui ci dà accesso nell’intrattenimento in streaming e ovviamente anche sul fronte del software e delle suite professionali e per la produttività. Film, serie tv, sterminati cataloghi musicali, programmi e ambienti di sviluppo, spazio di memorizzazione fino all’abbattimento delle tariffe di consegna per le app di delivery come Glovo. E perfino corsi per imparare lingue straniere, come su Duolingo.
Gli affari del commercio elettronico in abbonamento
Il comparto in crescita
In effetti, è un comparto in crescita, nonostante gli aumenti tariffari: da poco, limitandoci al mercato italian…
Netflix, Amazon Prime, Spotify, Dazn, Sky, tutto l’ecosistema Apple dalla musica alla tv fino al fitness. Google e YouTube Premium, Paramount+, Mubi, Nexo+ e molti altri player, nativi digitali e no. Siamo abituati a pensare alla cosiddetta «subscription economy», l’economia degli abbonamenti, quasi esclusivamente per i servizi immateriali a cui ci dà accesso nell’intrattenimento in streaming e ovviamente anche sul fronte del software e delle suite professionali e per la produttività. Film, serie tv, sterminati cataloghi musicali, programmi e ambienti di sviluppo, spazio di memorizzazione fino all’abbattimento delle tariffe di consegna per le app di delivery come Glovo. E perfino corsi per imparare lingue straniere, come su Duolingo.
Gli affari del commercio elettronico in abbonamento
Il comparto in crescita
In effetti, è un comparto in crescita, nonostante gli aumenti tariffari: da poco, limitandoci al mercato italiano, è salito anche il costo del piano con pubblicità di Netflix. Generazione Z e Millennial continuano a trainarlo verso un giro d’affari che raggiungerà miliardi di dollari, a livello globale, entro il 2028. Una ricerca Minna Technologies in collaborazione con FT Strategies e Savanta, di qualche mese fa, ha scoperto che si tratta delle fasce con il maggior numero di abbonamenti rispetto alle più anziane (il 70% dei 18-44enni contro il 63% dei 45-64enni e il 55% per le persone sopra i 65 anni). Questione di stile di vita: quasi la metà (47%) degli utenti ritiene che gli abbonamenti diano loro accesso a un certo approccio alla quotidianità, dinamico e versatile. Il 63% preferisce pagare una quota mensile piuttosto che annuale, il 55% pensa che possedere qualcosa di cui non ha bisogno ora sia una perdita di tempo e il 51% ama esplorare diversi marchi e servizi.
Stando invece a un’indagine di The Business Research Company, il mercato ha mosso nel 2024 un giro d’affari da 330,5 miliardi di dollari grazie a una serie di miglioramenti nell’offerta, dalla curatela dei contenuti ai programmi fedeltà e di cosiddetta «retention» fino alla maggiore flessibilità dei piani. Per le piattaforme la parola magica è esattamente flessibilità: gli utenti si trattengono con offerte elastiche e granulari.
Anche le tecnologie in affitto
Eppure il mondo della «subscription economy» si sta allargando anche all’hardware e ai gadget tecnologici. Sebbene sembrerebbe che un colosso come Apple abbia per il momento parcheggiato la sua idea di proporre nuovi iPhone ogni anno a fronte di un canone periodico a causa di preoccupazioni legate al software e a ragioni regolatorie, una prova del dinamismo del settore è la singolare crescita di una startup italiana, Subbyx, che punta a espandere quella logica, unendola all’attenzione per la sostenibilità e sposando una tendenza sempre più marcata fra le generazioni più giovani. Quella cioè ad avere la disponibilità del servizio e a non valutare il possesso di un bene così essenziale come in passato. Qualcosa di simile a quanto avviene, specialmente nei grandi centri meglio serviti dal trasporto pubblico, con l’automobile. Fondata da Filippo Rocca, già founder di una startup di successo come Bandyer, da cui ha effettuato l’exit nel 2021, e attiva sul mercato da neanche un anno (febbraio 2024) consente di abbonarsi in modo flessibile, semplice e sostenibile all’utilizzo di prodotti tecnologici.
Il caso Subbyx
Smartphone, tablet, laptop, smartwatch, cuffie: con Subbyx si paga un abbonamento per il proprio gadget, che può anche essere un ricondizionato (lo chiamano «pre-loved»), e dopo un anno si sceglie se tenerlo e veder calare l’importo o sostituirlo con un modello un po’ più recente. Se si dà in permuta il proprio, vecchio, dispositivo, il canone viene tagliato del 33%. Subbyx conta già circa 6mila abbonamenti attivi, con un tasso di crescita del 50% al mese. E anche a livello finanziario le cose sembrano promettenti: dopo un round pre-seed di 5,5 milioni di euro nel 2023 (tra i più alti registrati in Italia) ha raggiunto lo scorso novembre 2 milioni di euro di ricavi ricorrenti annuali, a soli otto mesi dal lancio sul mercato: un risultato che la posiziona tra le piattaforme a più rapida crescita in Italia e che, considerando la nicchia in cui si muove, va inquadrato con una certa attenzione. Non solo: per supportare il suo business la startup ha avviato in pochi mesi una rete di partnership con oltre 100 esercizi commerciali in tutta Italia. In quei negozi si può sottoscrivere un abbonamento Subbyx con più di 120 aziende partner che hanno scelto di abbandonare il concetto di noleggio operativo o leasing e di adottare una formula innovativa proposta da Subbyx anche come soluzione per le dotazioni tech dei propri dipendenti. E per scegliere il dispositivo giusto basta «giocare» con un algoritmo del sito ufficiale, battezzato SubbyxMatch, che propone le soluzioni più indicate in base alle proprie esigenze personali e professionali.