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Così il gas liquido è diventato merce di scambio tra Stati Uniti ed Europa

Il rigassificatore di Piombino (Snam)

 

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Trump chiede più acquisti dall’Ue ma gli Usa sono già i principali fornitori di Gnl, più costoso del metano via tubo e sul quale gravano alcune incognite
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Il gas è sempre più moneta di scambio nelle relazioni tra i Paesi, in una mappa geopolitica in continuo aggiornamento. Si possono leggere in questa chiave le recenti parole, dal sapore del ricatto, del presidente statunitense eletto, Donald Trump, sulla piattaforma Truth: «L’Unione europea deve acquistare su larga scala il nostro petrolio e il nostro gas. Altrimenti, saranno dazi a tutto spiano!!!». A ben vedere, i numeri dimostrano che già oggi gli Stati Uniti sono i primi fornitori di Gnl (gas naturale liquefatto) dell’Europa.

Secondo i numeri raccolti dall’economista di Goldman Sachs, Samantha Dart, da dicembre 2023 a novembre 2024, le esportazioni americane di Gnl si sono aggirate sui 91 milioni di tonnellate (mt), il 51% delle quali è sbarcato proprio nel Vecchio continente. «L’export Usa verso l’Europa - sottolinea Dart - è cresciuto significativamente, raggiungendo un picco nel 2023, a partire dalla crisi energetica dell’Ue del 2022». Dopo l’inizio della guerra della Russia i…

Il gas è sempre più moneta di scambio nelle relazioni tra i Paesi, in una mappa geopolitica in continuo aggiornamento. Si possono leggere in questa chiave le recenti parole, dal sapore del ricatto, del presidente statunitense eletto, Donald Trump, sulla piattaforma Truth: «L’Unione europea deve acquistare su larga scala il nostro petrolio e il nostro gas. Altrimenti, saranno dazi a tutto spiano!!!». A ben vedere, i numeri dimostrano che già oggi gli Stati Uniti sono i primi fornitori di Gnl (gas naturale liquefatto) dell’Europa.

Secondo i numeri raccolti dall’economista di Goldman Sachs, Samantha Dart, da dicembre 2023 a novembre 2024, le esportazioni americane di Gnl si sono aggirate sui 91 milioni di tonnellate (mt), il 51% delle quali è sbarcato proprio nel Vecchio continente. «L’export Usa verso l’Europa - sottolinea Dart - è cresciuto significativamente, raggiungendo un picco nel 2023, a partire dalla crisi energetica dell’Ue del 2022». Dopo l’inizio della guerra della Russia in Ucraina, il problema fu quello di ridurre drasticamente la dipendenza dal gas di Mosca. Oggi, a distanza di quasi tre anni in cui quel legame è stato in buona parte spezzato, l’Europa deve fare i conti con il totale azzeramento delle forniture di metano via tubo in transito dall’Ucraina.

Dove va il Gnl esportato dagli Usa

In questo processo di sganciamento dal gas russo via tubo, il Gnl ha ricoperto e tuttora ricopre un ruolo di primo piano. Soprattutto se si considera che l’attuale inverno è particolarmente rigido, al punto che il 7 gennaio le scorte di gas dell’Ue sono scese sotto la soglia del 70%, il secondo valore più basso dal 2021, con l’Italia comunque al 77,9%, sopra la media. Uno scenario che ha destato qualche preoccupazione e che ha contribuito a spingere il prezzo del gas, al Ttf di Amsterdam, sopra i 50 euro al megawattora alla fine del 2024, su livelli lontani dagli oltre 300 euro dell’agosto 2022 ma che in ogni caso non si vedevano dall’ottobre 2023.

Secondo Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity e consigliere del ministero della Difesa, «con l’azzeramento degli approvvigionamenti di gas russo via tubo è stata ufficialmente decretata la morte del mercato energetico europeo. Ora esiste solo un mercato globale, il che significa che c’è un’esposizione totale ai rischi e che ogni imprevisto internazionale può ricadere sui prezzi del gas importato».

Da dove arriva il Gnl importato dall’Europa

Tra l’altro, aggiunge Torlizzi, «in questa fase i consumi industriali sono piuttosto bassi, ma ciò non ha impedito alle quotazioni di lambire i 50 euro, livello molto difficile da sostenere per le aziende e molto lontano dai circa 15 euro prima della pandemia e della guerra in Ucraina. Al momento il mercato sconta la previsione che i progetti per aumentare la capacità produttiva, anche negli Stati Uniti, non partiranno prima del 2026».

Goldman Sachs stima che, nell’attuale scenario caratterizzato da un freddo sopra la media, le scorte di gas europee possano scendere al 30% a fine marzo, dal 35% in caso di tempo “normale”, alimentando il rischio, già concretizzatosi nell’agosto del 2022, che in estate si inneschi una corsa al riempimento degli stoccaggi.

Al momento, ha ribadito in una recente intervista a Repubblica il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini, «il gas liquido è il principale elemento di bilanciamento del sistema». Una condizione che «ci espone alla concorrenza degli altri Paesi», a partire da quella asiatica, perché le navi cariche di Gnl «si dirigono dove il prezzo offerto è migliore. Lo scenario è variabile, va gestito per non rimanere vittima di un eccesso di oscillazioni dei prezzi» ha aggiunto Besseghini.

Insomma, ci sono forti pressioni al rialzo sul prezzo del Gnl, già di per sé più caro rispetto al gas via tubo soprattutto a causa dei costi di trasporto. «In un contesto globale in cui molti Paesi sono destinati a ricorrere sempre più al Gnl - osserva Torlizzi - c’è da capire perché i nostri rigassificatori non stanno viaggiando a piena capacità, consentendo quella base di stabilità che serve a integrare l’apporto delle fonti di energia rinnovabile».

L’Italia oggi conta su quattro rigassificatori, Piombino, Livorno, Panigaglia e Rovigo, in attesa che in primavera entri in esercizio quello di Ravenna. Quest’ultimo consentirà di portare la capacità di rigassificazione complessiva del Paese a circa il 40% della domanda di gas, ovvero intorno ai 28 miliardi di metri cubi all’anno. Nel 2024, il gas liquefatto importato ha rappresentato il 25% di quello immesso nella rete nazionale, dal 18,8% del 2022 (dati Snam).

Un risultato reso possibile grazie soprattutto all’impianto di Piombino, di recente oggetto di una mozione del Consiglio regionale ligure contro il suo trasferimento a Vado dal 2026. Al contrario, nel 2024, il rigassificatore di Livorno è stato fermo per manutenzioni varie da febbraio a novembre e quello di Panigaglia ha funzionato a rango ridotto. Sono 150 i carichi di Gnl giunti in Italia lo scorso anno, principalmente da Stati Uniti, Qatar e Algeria e in parte anche dalla Russia.

Il Paese di Vladimir Putin esce dalla porta ma rispunta dalla finestra tra i fornitori di gas liquido europei. L’anno scorso, secondo Rystad Energy, sono approdati nel Vecchio continente 17,8 milioni di tonnellate di Gnl russo, oltre 2 milioni in più del 2023. A novembre, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, aveva ipotizzato di rimpiazzare il gas liquido di Mosca con quello statunitense, ritenuto meno costoso, per la gioia di Trump.

Per Goldman Sachs, tuttavia, tale sostituzione potrebbe rivelarsi più onerosa per l’Ue, a causa di «maggiori costi di trasporto» legati alla necessità di «riorientare i cargo americani che si sarebbero diretti altrove». Un ulteriore fattore che rischia di spingere al rialzo i prezzi del Gnl.

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