BOLOGNA — «Non ci sono ragioni giuste per devastare la nostra città, che non se lo merita. In questa manifestazione non autorizzata non abbiamo visto cortei, sono passati subito alle mani, spaccando tutto. Ha ragione il questore quando dice che il movente politico in questo caso pare essere stato solo una giustificazione». Dopo le bombe carta e i fumogeni, i il sindaco Matteo Lepore condanna quella che definisce «una brutta notte di violenza ingiustificata». E chiede unità istituzionale.
C’è una stima dei danni?
«L’avremo entro domani (oggi ndr), ci sono stati molti cassonetti rovesciati, muri imbrattati, vetrine infrante, fioriere e dehors ribaltati...».
Chi erano i manifestanti?
«Sappiamo quello che si vede sui social, dove si sono organizzati: varie reti antagoniste e i comitati nati dopo quello che è successo a Ramy. Ma nel corso della serata si sono unite alla devastazione persone di ogni provenienza, di ogni età. Tutte persone che ci auguriamo vengano identificate. Come amministrazione sporgeremo denuncia e chiederemo i danni. Ringrazio le forze dell’ordine, perché hanno gestito una situazione molto complessa, in maniera molto professionale».
Sicuramente è stato un bruttissimo episodio, da censurare, poi che sia stato un atto premeditato di antisemitismo o una delle tante strade teatro di scorribande lo stabiliranno le indagini
Lei ha espresso solidarietà alla comunità ebraica per gli atti vandalici contro la Sinagoga, poi il presidente Daniele De Paz ha precisato che è stato colpito un edificio della comunità ebraica con uffici e residenze.
«Che sia la sinagoga o che siano gli uffici, la solidarietà vale lo stesso. Sono stato il primo a darne notizia perché ho ricevuto dal presidente De Paz foto e video di persone a volto coperto che scrivevano sui muri e ribaltavano cantieri. Sicuramente è stato un bruttissimo episodio, da censurare, poi che sia stato un atto premeditato di antisemitismo o una delle tante strade teatro di scorribande lo stabiliranno le indagini. Ma non bisogna sottovalutare quello che è successo».
I vertici della comunità ebraica locali e nazionali le chiedono di togliere la bandiera palestinese da Palazzo d’Accursio.
«Sono rammaricato perché ho letto dichiarazioni di esponenti che intervengono su Bologna senza conoscerla, in maniera strumentale. Per noi l’esposizione della bandiera palestinese accanto a quella della pace è una maniera per chiedere il rispetto dei diritti umani e che si fermino le armi. Quella bandiera non c’entra coi fatti di ieri. Invito tutti ad abbassare la tensione, perché da un anno vedo una forte tensione sociale e politica nel Paese, sono tante le manifestazioni che finiscono in tafferugli, dai Patrioti alle reti di Casapound. C’è qualcuno che soffia sul fuoco, e occorre che le istituzioni si dimostrino unite».
Alla follia di ieri si aggiunge quella dei Patrioti e dei soliti noti, è evidente il tentativo di far crescere la tensione e strumentalizzarla per fini politici.
Dopo i tafferugli, i Patrioti sabato prossimo torneranno a sfilare in città, e la destra la attacca.
«Alla follia di ieri si aggiunge quella dei Patrioti e dei soliti noti, è evidente il tentativo di far crescere la tensione e strumentalizzarla per fini politici. Bologna però non si farà strumentalizzare e continuerà ad essere un presidio democratico».
Toglierà la bandiera palestinese prima della Giornata della Memoria?
«Il 27 gennaio ricorderemo l’apertura dei cancelli di Auschwitz insieme alla comunità ebraica. A maggio sarò a Mauthausen, insieme all’Aned, alle scuole, e a centinaia di bolognesi. La memoria è importante, ma non bisogna fare confusione per finalità dell’oggi: la nostra bandiera ci serve a ricordare quanti bambini palestinesi muoiono ogni giorno».
Dietro allo striscione “Giustizia per Ramy” c’erano anche tanti ragazzini di seconda generazione, minorenni. Abbiamo un problema di integrazione?
«C’è un disagio giovanile enorme. In questo clima di tensione nazionale è un attimo che i ragazzi vengano arruolati, strumentalizzati. Può succedere negli stadi come sui social, vale per gli italiani come per gli stranieri. Su questo, come coordinatore delle città metropolitane dell’Anci offro al governo massima collaborazione. Occorre fare molto di più».