Contratto della sanità, salta il tavolo. Dopo Cgil e Uil, no anche dal sindacato autonomo Nursing Up
di Rosaria AmatoROMA – Salta all’ultimo minuto il rinnovo 2022-2024 del contratto della sanità. Ai no già annunciati di Cgil e Uil si è aggiunto all’ultimo momento quello del sindacato autonomo Nursing Up. Mentre Cisl, Fials e l’altro sindacato autonomo al tavolo, Nursind, hanno invece votato a favore del rinnovo, ma senza raggiungere il 51% di rappresentatività necessario alla validità dei contratti della Pubblica Amministrazione. Accuse reciproche tra i sindacati: la Cgil ribadisce che “non c’erano le condizioni, la Cisl accusa chi non ha firmato di aver negato ai lavoratori “aumenti, arretrati e diritti”.
Al no dei tre sindacati al tavolo si è aggiunta la protesta dell’Usb, che ha votato no con Cgil e Uil al contratto degli statali (rinnovato con una maggioranza del 54,6%) ma non ha rappresentatività sufficiente al tavolo della sanità: gli esponenti del sindacato hanno manifestato per tutta la mattinata davanti alla sede dell’Aran, dove si svolgevano le trattative per il rinnovo, chiedendo ai col…
ROMA – Salta all’ultimo minuto il rinnovo 2022-2024 del contratto della sanità. Ai no già annunciati di Cgil e Uil si è aggiunto all’ultimo momento quello del sindacato autonomo Nursing Up. Mentre Cisl, Fials e l’altro sindacato autonomo al tavolo, Nursind, hanno invece votato a favore del rinnovo, ma senza raggiungere il 51% di rappresentatività necessario alla validità dei contratti della Pubblica Amministrazione. Accuse reciproche tra i sindacati: la Cgil ribadisce che “non c’erano le condizioni, la Cisl accusa chi non ha firmato di aver negato ai lavoratori “aumenti, arretrati e diritti”.
Al no dei tre sindacati al tavolo si è aggiunta la protesta dell’Usb, che ha votato no con Cgil e Uil al contratto degli statali (rinnovato con una maggioranza del 54,6%) ma non ha rappresentatività sufficiente al tavolo della sanità: gli esponenti del sindacato hanno manifestato per tutta la mattinata davanti alla sede dell’Aran, dove si svolgevano le trattative per il rinnovo, chiedendo ai colleghi al tavolo di non votare un contratto definito “un insulto per i lavoratori”.
La delusione dell’Aran
«Sono deluso per il mancato accordo raggiunto – commenta il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo - perché c’erano tutte le condizioni per firmare e avviare rapidamente la trattativa per il Ccnl 2025-2027. Va detto poi, che al di là dell’aspetto economico, comunque rilevante, non potranno essere applicati molti degli istituti che avrebbero da subito migliorato le condizioni lavorative e di vita dei lavoratori del comparto sanità. Ora è difficile capire cosa succederà in futuro, perché in queste due intense giornate di contrattazione abbiamo esplorato tutte le vie per giungere a un accordo, e inoltre sta per partire il periodo di elezioni delle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie), in cui diventerà più aspro il conflitto sindacale e sarà oggettivamente complicato programmare nuovi incontri per il rinnovo del Contratto per il Comparto Sanità». Ricordando come la contrarietà di Nursing Up sia emersa solo alla fine, «nonostante Aran abbia inserito nella versione finale del contratto tutte le richieste esplicitate dallo stesso sindacato», Naddeo conclude affermando che «il paradosso amaro è che quello che due anni fa andava bene a tutti i sindacati per il rinnovo del precedente contratto, oggi sembra non bastare, eppure il nuovo Ccnl aggiunge e non toglie sia in termini di risorse sia di innovazioni per i lavoratori».
Il no di Nursing Up
«Anche se le risorse sono quelle che sono, avevamo deciso di firmare comunque, a patto però di ottenere importanti integrazioni normative, visto che l’atto di indirizzo ne dava la possibilità. – spiega il segretario generale di Nursing Up Antonio De Palma – Ma l’Aran si è rifiutato di venirci incontro, in particolare per quella che per noi era la condizione di maggiore importanza, e cioè l’apertura della carriera del personale infermieristico verso l’area dell’alta qualificazione». Altra richiesta negata di Nursing Up, aggiunge Di Palma, è quella di «prevedere almeno due ore dedicate all’attività di formazione all’interno dell’orario di lavoro, come accade ai medici che di ore destinate a questo scopo ne hanno quattro. Ci sono state delle piccole aperture che secondo noi però non compensano l’enorme disagio che vivono i lavoratori. Continueremo la nostra battaglia nel chiedere maggiori risorse».
E quello di Cgil
Quello delle maggiori risorse è invece il nodo dirimente per Fp Cgil e Uil Fpl, che chiedevano aumenti adeguati all’inflazione del triennio, che ha superato il 16%. Mentre gli aumenti previsti, che avrebbero permesso di ottenere un incremento medio mensile di circa 172 euro ai 581 mila lavoratori interessati, si fermano a una percentuale cumulativa per il triennio di circa il 6% per il triennio.
«Alla fine della discussione di queste due giornate il presidente Aran ha fatto una verifica sulla sussistenza di una maggioranza che non c'era. Per la Cgil le risorse non erano assolutamente sufficienti, non c'erano risposte né dal punto di vista stipendiale né sulle indennità e inoltre tentativo di innalzare l'orario di lavoro perché tutte le risorse su straordinari e ore aggiuntive. Questo in un comparto in cui i carichi di lavori sono già insopportabili», spiega Michele Vannini, segretario Fp-Cgil Politiche sanitarie e Terzo Settore. «Ci sono poi questioni normative come mense e buoni pasto, ma anche le mancate possibilità di carriera. Mettendo insieme tutto noi e Uil abbiamo espresso questa posizione durante tutta la trattativa e l'abbiamo mantenuta. Sulle nostre posizioni è arrivato anche Nursing Up». Adesso, spiega Vannini, «si apre una fase nuova che veda regioni e governo farsi carico di questa situazione per arrivare a firma in tempi rapidi, noi lo vogliamo firmare ma non potevano essere queste le risposte».
Uil: “Diritti e aumenti negati”
«Non abbiamo firmato la preintesa per il rinnovo del CCNL Sanità Pubblica 2022/2024 con piena consapevolezza e convinzione», dichiara Rita Longobardi, Segretaria Generale Uil-Fpl. «Le risorse stanziate sono del tutto insufficienti per recuperare il potere d'acquisto eroso negli anni. A fronte di un'inflazione che sfiora il 17% netto, l’aumento complessivo proposto si ferma a un irrisorio 6% lordo. L’incremento salariale promesso di 172 euro lordi mensili si tradurrà, di fatto, in soli 50 euro netti in busta paga: un risultato inadeguato rispetto alla mole di lavoro e alle responsabilità che gravano sulle lavoratrici e i lavoratori del comparto». «Le indennità, ferme da oltre 20 anni, sono indegne: 1,80 euro lordi all’ora per la pronta disponibilità, 2,55 euro lordi per il turno festivo e così via. – conclude Longobardi - I lavoratori sono costretti a ricorrere in modo eccessivo a straordinari e prestazioni aggiuntive per ottenere un salario dignitoso, spesso superando i limiti normativi e mettendo a rischio la loro salute e sicurezza. Non vi sono reali misure per valorizzare professionalmente ed economicamente il personale. Questo contratto rischia di aumentare i carichi di lavoro, favorire la fuga di personale, allungare le liste d’attesa e peggiorare i servizi per i cittadini».
Le accuse della Cisl
Cisl, Nursind e Fials si erano espressi invece per il rinnovo anche per avviare subito le trattative del nuovo contratto 2025-2027, ottenendo stavolta aumenti, già previsti dalla legge di Bilancio 2025, nell’ordine di quasi il 7% per il triennio, una media di circa 183 euro lordi mensili.
La fumata nera di oggi chiude per il momento qualunque ipotesi di rinnovo. Le trattative vengono congelate in attesa del rinnovo delle Rsu, ad aprile.
In una nota, la Cisl Fp accusa Cgil, Uil e Nursing Up di negare «ai lavoratori e ai professionisti della sanità le conquiste ottenute in mesi di negoziato e di pressing su governo e Parlamento. È una decisione grave che tocca direttamente le tasche di chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute dei cittadini». «Il contratto che stavamo per firmare avrebbe garantito aumenti stipendiali del 7%, pari a oltre 170 euro lordi al mese su 13 mensilità, insieme a ulteriori 90 euro annui pro capite per incrementare i fondi contrattuali. Tutte le indennità erano state rivalutate e aumentate grazie a specifici stanziamenti di legge, offrendo un concreto riconoscimento economico a chi lavora in prima linea. Inoltre, erano stati introdotti importanti strumenti per la sicurezza sul lavoro, come l’obbligo per le aziende di assumersi ogni onere di difesa legale in caso di aggressioni al personale», prosegue la Cisl. Con questa scelta, Cgil, Uil e Nursing Up, oltre a ritardare i negoziati 2025-2027, hanno tolto soldi dalle tasche delle lavoratrici, dei lavoratori e dei professionisti per puro tatticismo, in vista delle Rsu», conclude la nota.
La protesta di Nursind
Anche Nursind contesta chi non ha firmato, facendo sfumare il rinnovo. Il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, definisce la conclusione della trattativa «un’occasione persa, soprattutto in prospettiva. Non erano le risorse, infatti – troppo poche quelle da distribuire in questa tornata contrattuale – il punto di forza del Ccnl del comparto sanità 2022-2024, ma la possibilità di aprire subito la nuova negoziazione per il triennio 2025-2027 e, quindi, di fruire dei fondi già stanziati nella legge di Bilancio». «Per colpa del protagonismo di qualcuno – attacca il segretario – a farne le spese saranno molti lavoratori, a cominciare dal personale dei pronto soccorso che attendeva ancora l’adeguamento dell’indennità con le risorse stanziate dal giugno 2023».