Intesa Sanpaolo e Confindustria, accordo per 200 miliardi di crediti in quattro anni
di Andrea GrecoMILANO – Intesa Sanpaolo rinnova l’accordo con Confindustria e mette a disposizione 200 miliardi di euro in forma di crediti, da erogare nei quattro anni fino al 2028 al sistema produttivo nazionale.
Il patto tra la prima banca italiana e l’associazione degli industriali, siglato per la prima volta nel 2009, ha veicolato da allora 450 miliardi di finanziamenti a carico dell’istituto. E i 200 miliardi che si aggiungeranno nel prossimo quadriennio, secondo una stima quantitativa concordata tra le due istituzioni, serviranno a “dare nuovo slancio al sistema produttivo nazionale e cogliere le opportunità di strumenti come Transizione 5.0 e IA, integrando così le risorse già stanziate da Intesa Sanpaolo per la realizzazione degli obiettivi del Pnrr”, informa una nota.
L’accordo prevede una serie di azioni congiunte per favorire la crescita delle imprese italiane: sostenere i processi trasformativi legati ai piani Transizione 5.0 (digitale) e Repower Eu (energia); accelerare la transizione …
MILANO – Intesa Sanpaolo rinnova l’accordo con Confindustria e mette a disposizione 200 miliardi di euro in forma di crediti, da erogare nei quattro anni fino al 2028 al sistema produttivo nazionale.
Il patto tra la prima banca italiana e l’associazione degli industriali, siglato per la prima volta nel 2009, ha veicolato da allora 450 miliardi di finanziamenti a carico dell’istituto. E i 200 miliardi che si aggiungeranno nel prossimo quadriennio, secondo una stima quantitativa concordata tra le due istituzioni, serviranno a “dare nuovo slancio al sistema produttivo nazionale e cogliere le opportunità di strumenti come Transizione 5.0 e IA, integrando così le risorse già stanziate da Intesa Sanpaolo per la realizzazione degli obiettivi del Pnrr”, informa una nota.
L’accordo prevede una serie di azioni congiunte per favorire la crescita delle imprese italiane: sostenere i processi trasformativi legati ai piani Transizione 5.0 (digitale) e Repower Eu (energia); accelerare la transizione sostenibile e all’economia circolare; investire sulle filiere strategiche e ad alto potenziale di sviluppo come aerospazio, robotica, IA, scienze della vita; investire in ricerca e innovazione favorendo le startup e le Pmi ad alto contenuto tecnologico; rafforzare della struttura patrimoniale e finanziaria delle imprese, diversificando le fonti finanziarie e ribilanciando il debito; promuovere soluzioni per l’abitare sostenibile per i lavoratori in una logica di rigenerazione urbana; far crescere le imprese del Sud valorizzando la Zes unica del Mezzogiorno; istituire una cabina di regia nazionale e di gruppi territoriali tra banca e imprese.
Messina: “Il credito in Italia siamo noi”
L’accordo è stato illustrato dall’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, e dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che da anni collaborano sul fronte dei rapporti tra banca e impresa e che lo hanno preparato sondando gli imprenditori sul territorio in 25 incontri comuni. "Rinnoviamo oggi lunga collaborazione di carattere strategico con Confindustria - ha detto Messina - In 15 anni la nostra banca ha sostenuto il sistema produttivo italiano erogando 450 miliardi di euro e creando una relazione di fiducia basata sulla capacità delle imprese di adattarsi e guardare a nuove prospettive. In questo percorso il nostro gruppo è stato un soggetto chiave per individuare, in ogni congiuntura, le soluzioni ideali per la crescita delle imprese italiane, le quali si sono rafforzate tanto da affermarsi come leader a livello globale. Quello che presentiamo oggi è il Pnrr di Intesa Sanpaolo per le imprese, per accompagnare il tessuto imprenditoriale del Paese nel realizzare obiettivi di crescita e competitività, investendo sul futuro e sulle sfide che ci attendono, con un modello di relazione virtuoso e costruttivo".
Il banchiere romano ha anche parlato di fusioni tra istituti: facendo fischiare le orecchie al suo amico e dirimpettaio Andrea Orcel, che guida Unicredit e negli ultimi mesi ha avviato una scalata su Commerzbank e poi lanciato un’Ops su Banco Bpm. "Sento tanto parlare di consolidamento bancario, ma l'Italia è Intesa Sanpaolo. Non c'è altro operatore se vuoi fare la differenza, far accelerare. Più farai fusioni più sarai preso nei casini dell'integrazione, e quindi anche per il futuro il riferimento sarà Intesa Sanpaolo – ha detto Messina - Noi non siamo interessati in alcun modo, abbiamo già fatto le fusioni senza casini, benissimo e rapidamente. Se non sei abituato a farle puoi entrare in meccanismi che possono avere delle difficoltà".
Comunque, ha aggiunto Messina, “il consolidamento del settore bancario italiano credo che sia una fase indispensabile. Noi comunque rappresentiamo il pilastro dell'Italia qualunque cosa accada in termini di consolidamento”. Il timore, casomai, viene dagli Usa: “Credo che per tutto il settore finanziario l'amministrazione Trump potrà garantire una maggiore deregulation e questo rafforzerà ulteriormente il vantaggio competitivo degli operatori degli Stati Uniti".
Orsini: “Puntare sugli investimenti”
Il nuovo leader degli industriali ha rimarcato come le prossime settimane saranno fondamentali per capire la nuova governance europea, anche rispetto alle ambizioni industriali: “Serve un'Europa compatta, un'Europa che metta al centro di nuovo l'industria, perché per noi e' fondamentale che l'industria sia di nuovo al centro. Questo accordo rappresenta uno strumento essenziale a supporto della nostra visione di politica industriale di medio-lungo periodo. Con Intesa Sanpaolo abbiamo accompagnato l'evoluzione delle nostre aziende nel mutevole scenario degli anni passati. Oggi guardiamo a un orizzonte in cui le imprese saranno impegnate in molteplici transizioni per le quali dovranno mettere in campo sforzi enormi. La crisi della produttività in atto impone di puntare al rilancio degli investimenti, per cui è cruciale la semplificazione di Transizione 5.0 e l'attuazione puntuale del Pnrr".
E ancora: “Tramite questo accordo – ha evidenziato Orsini – vogliamo promuovere un metodo di lavoro partecipato e inclusivo, che coinvolga tutti gli attori economici. Il 2025 sarà cruciale per la nostra economia e dobbiamo lavorare insieme su alcuni capitoli chiave: il rafforzamento delle filiere strategiche; la riduzione del prezzo dell'energia e la diversificazione delle fonti energetiche; la revisione del Green deal con a cuore il principio della neutralità tecnologica per evitare che si traduca nella desertificazione dell'industria europea; l'attenzione al benessere e all'equità sociale, da perseguire anche attraverso il Piano per l'abitare sostenibile proposto da Confindustria e favorire l’attrazione dei talenti".
Scenario macro difficile per le imprese europee
Nel corso della presentazione il capo dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, si è confrontato sullo scenario macroeconomico con il direttore del Centro studi di Confindustria, Alessandro Fontana. Ne è uscito un quadro a luci e ombre, con le imprese italiane capaci di radicali cambiamenti che negli ultimi 15 anni le hanno portate ad accrescere le esportazioni e il valore aggiunto di beni e servizi prodotti, nonostante molte criticità ancora permangano. Specie sui difformi ed eccessivi costi dell’energia e sui più complessi standard regolatori e burocratici in auge nel Vecchio continente, che lo rendono più fragile e disunito rispetto ai colossi Usa e Cina.