TORINO – La parola magica per l’industria dell’auto è riallineare. Parola usata anche dal nuovo presidente dell’Acea, Ola Kallenius, che al Motor Show di Bruxelles, alla sua prima uscita ufficiale come numero uno dell’associazione europea dei costruttori, dice che "serve un quadro realistico per la decarbonizzazione del nostro settore, che sia più attento al mercato e non solo guidato dalle sanzioni". Il problema sono le multe sui nuovi limiti di CO2 fissate dalla Ue che rischiano di piovere sui produttori: oltre 16 miliardi solo per il 2025. Il Green Deal europeo "deve essere sottoposto a una verifica della realtà e a un riallineamento, per renderlo meno rigido e più flessibile e per trasformare la decarbonizzazione", ha aggiunto Kallenius, ad di Mercedes.
Riallineare è la stessa parola usata dal capo Europa di Stellantis, Jean-Philippe Imparato, nel giorno di apertura del Salone, per sottolineare la necessità di introdurre modifiche al percorso verso il 2035, anno in cui nella Ue non si potranno più vendere auto con motore tradizionale. Obiettivi che non vengono messi in discussione. Allo stesso modo Kallenius da Bruxelles rimarca che l'obiettivo di "decarbonizzazione" al 2035 è “strategico” per l'industria automobilistica che dà lavoro a 13 milioni di persone e rappresenta il 7% del Pil Ue. “Non è assolutamente da mettere in dubbio – spiega – pensiamo però che sia legittimo avere una discussione ad esempio su come sviluppare i fattori che lo aiutano: le infrastrutture di ricarica e un quadro di incentivi che sia diffuso in modo armonizzato in tutta l'Unione Europea". Incentivi che dovrebbero favorire il piano fiscale e non finanziario.
"I numeri" di immatricolazioni del 2024 sono positivi a livello europeo, ma indicano però una sostanziale stagnazione: "Saranno pubblicati martedì della prossima settimana, ma le stime mostrano che lo scorso anno ha visto un aumento delle immatricolazioni di autovetture nuove solo dello 0,8% rispetto al 2023. Il numero totale di nuove immatricolazioni di poco più di 10,6 milioni di unità, ancora inferiore del 18,4% rispetto al totale venduto nel 2019", ha spiegato la direttrice generale dell'Acea, precisando che i numeri "destano preoccupazione". Per le vendite di veicoli elettrici la previsione è di un calo del 5,9% rispetto al 2023 e la quota di mercato dovrebbe fermarsi al 13,6%.Secondo gli analisti del settore anche nel 2025 è prevista solo "una modesta crescita".
Arriva, invece, un segnale positivo da Stellantis che, a livello mondiale, ha effettuato 1.395.000 consegne nel quarto trimestre 2024, con un calo del 9% rispetto allo stesso periodo del 2023. Il dato è in miglioramento rispetto al -20% del terzo trimestre, "grazie alla conclusione - spiega l'azienda - delle azioni di riduzione delle scorte e al lancio di nuovi prodotti in Europa che hanno ridotto le lacune nell'offerta legate alla transizione generazionale della gamma". Il calo delle consegne di Stellantis è stato del 28% in Nord America e del 6% in Europa. C'è stata invece una crescita del 12% in Sud America.
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I produttori cinesi, alle prese con i dazi imposti dalla Ue, si riaffacciano in cerca di stabilimenti in vendita. E non è un caso che si rivolgano verso Paesi con cui hanno rapporti commerciali più intensi, vedi Germania. Volkswagen sta valutando utilizzi alternativi per i suoi stabilimenti di Dresda e Osnabruck. Un punto del piano di riorganizzazione firmato con i sindacati a dicembre. Secondo Reuters il gruppo di Wolsburg sarebbe aperto a vendere lo stabilimento di Osnabruck a un acquirente cinese. “Ci impegniamo a trovare un utilizzo continuativo per il sito. “L'obiettivo deve essere una soluzione praticabile che tenga conto degli interessi dell'azienda e dei dipendenti”, dice un portavoce, rifiutandosi di commentare specificamente le speculazioni su un'offerta.