Roma - L’Italia rischia di dire addio a 26 mila nuovi posti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia. Colpa dei ritardi nell’attuazione del Pnrr, che tra i suoi obiettivi più importanti ha proprio il potenziamento dei servizi educativi per la fascia 0-6 anni. E ora il governo pensa di rivedere il target con la revisione del Piano che sarà inviata a Bruxelles a febbraio.
Dalle intenzioni ai fatti. È uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio a certificare le difficoltà del cronoprogramma a un anno e mezzo dalla scadenza: la spesa procede a rilento. “Dei 3,4 miliardi delle risorse del Pnrr a tutto il 2024 avrebbero dovuto essere spesi 1,7 miliardi”, ma al 9 dicembre dell’anno scorso “ne risultano effettivamente utilizzati circa la metà (816,7 milioni)”, si legge in un passaggio del documento che fa il tagliando ai 3.199 progetti censiti sulla piattaforma ReGiS, il “cervellone” della Ragioneria generale dello Stato che monitora lo stato di avanzamento del Piano nazionale di ri…
Roma - L’Italia rischia di dire addio a 26 mila nuovi posti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia. Colpa dei ritardi nell’attuazione del Pnrr, che tra i suoi obiettivi più importanti ha proprio il potenziamento dei servizi educativi per la fascia 0-6 anni. E ora il governo pensa di rivedere il target con la revisione del Piano che sarà inviata a Bruxelles a febbraio.
Dalle intenzioni ai fatti. È uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio a certificare le difficoltà del cronoprogramma a un anno e mezzo dalla scadenza: la spesa procede a rilento. “Dei 3,4 miliardi delle risorse del Pnrr a tutto il 2024 avrebbero dovuto essere spesi 1,7 miliardi”, ma al 9 dicembre dell’anno scorso “ne risultano effettivamente utilizzati circa la metà (816,7 milioni)”, si legge in un passaggio del documento che fa il tagliando ai 3.199 progetti censiti sulla piattaforma ReGiS, il “cervellone” della Ragioneria generale dello Stato che monitora lo stato di avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Se si prende in considerazione l’intero importo dei fondi europei destinati agli asili e alle materne, la spesa si ferma addirittura al 25,2% del totale.
La lentezza nell’impiego delle risorse si ripercuote sui cantieri: quasi tutti gli interventi avviati nel 2020-2021 sono "in una fase esecutiva”, ma solo il 3% circa dei progetti è concluso. Al Centro e nel Nord c’è una leggera prevalenza dei progetti in esecuzione (rispettivamente 72,7% e 70,9%) rispetto al Mezzogiorno (69%).
E poi ci sono i posti a rischio. L’obiettivo indicato nel Piano (150.480 nuovi posti complessivi) non verrebbe raggiunto pienamente "in nessuno dei quattro scenari ipotizzati”. In quello più favorevole, lo scostamento sarebbe marginale: circa 500 posti in meno rispetto al target. Il gap si allarga però sensibilmente se si guarda al quadro più avverso: “Si stima la realizzazione di circa 124.302 posti”, scrivono i tecnici dell’Upb. A mancare, quindi, sarebbero circa 26.200 posti.
La valutazione che introduce le minori correzioni rispetto ai dati dichiarati attesta una possibile perdita di circa 17.400 posti.
Il quadro generale migliora se si guarda al Piano strutturale di bilancio che prevede ulteriori impegni per il potenziamento dei servizi educativi per i bambini fino a tre anni. "L’obiettivo di copertura del 33% su base nazionale e almeno del 15% su base regionale per gli asili nido si realizzerebbe, complice il calo demografico, anche senza la piena attuazione del Pnrr”, annota ancora l’Upb. La forchetta del tasso di copertura a livello nazionale va dal 36,1% al 37,6%.
Ma Campania e Sicilia restano fuori, sotto la soglia minima. Non solo. La piena realizzazione degli interventi del Pnrr ridurrebbe il divario Nord-Sud, ma “aumenterebbe le disuguaglianze nell’offerta di questi servizi pubblici all’interno delle Regioni stesse”, recita un altro passaggio dello studio.
Anche dopo la “cura” del Pnrr, quasi tutti i Comuni con meno di 500 abitanti rischiano di non avere un nuovo asilo nido. E l’81,4% dei territori che oggi non ha una struttura per i bambini fino ai 3 anni continuerebbe a non averne.
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